Questo è un blog dove parlo dei libri che leggo. E siccome in questi anni leggo soprattutto romanzi di scrittori non occidentali, sarà un blog su romanzi non occidentali. Sono partita un po’ di anni fa leggendo gli scrittori giapponesi, poi sono arrivata in India, Pakistan e dintorni, con qualche viaggio in Israele, Nord e Sud Africa, passando per la Cina. Leggere romanzi ambientati in paesi non occidentali è un po’ come viaggiare in quei paesi, così come quando ero più giovane e leggevo i classici del ‘700 e del ‘800 mi sembrava di viaggiare nel passato.

I loro occhi guardavano Dio

I desideri degli uomini viaggiano a bordo di navi lontane. Per alcuni arrivano in porto con la marea. Per altri navigano in eterno all’orizzonte, mai fuori vista, mai in porto, finché chi sta in vedetta non distoglie gli occhi rassegnato, i suoi sogni sbeffeggiati a morte dal Tempo. Tale è la vita degli uomini.

Le donne … Beh, le donne dimenticano tutto quello che non vogliono ricordare, e ricordano tutto quello che non vogliono dimenticare. Il sogno è la verità. E loro agiscono e si comportano di conseguenza.

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3 comments | December 30th, 2014

La moglie

Gauri era nata con la mappa del tempo nella mente. Si raffigurava anche altre astrazioni, numeri e lettere dell’alfabeto, in bengalese e in inglese. Numeri e lettere erano come gli anelli di una catena. I mesi si disponevano lungo una sorta di orbita nello spazio. [...] Gauri vedeva il tempo; adesso voleva tentare di capirlo. Riempiva taccuini di domande e osservazioni. Il tempo esisteva come entità autonoma nel mondo fisico o era solo uno strumento della nostra comprensione? Era percepito solo dagli esseri umani? Cosa faceva sì che certi momenti si dilatassero fino a sembrare ore e certi anni si riducessero a pochi giorni? Gli animali avvertivano il passaggio del tempo quando perdevano il compagno o uccidevano una preda? [...]  Sull’aereo il tempo non aveva importanza, ma era anche l’unica cosa che contasse: era nel tempo, e non nello spazio, che Gauri aveva avuto coscienza di viaggiare.

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20 comments | December 10th, 2013

In fuga

In albergo il tempo scorre velocemente. A volte invece è proprio il contrario, in albergo il tempo non passa mai. Il mancato scorrere del tempo crea sofferenza e allora capiamo che dobbiamo scappare, andar via dall’albergo in cui ci troviamo, da quel Luogo Nuovo ormai divenuto Vecchio. Pertanto abbandoniamo quel posto senza curarci di che ora sia. Aspettiamo alla stazione degli autobus o dei treni, alla fermata dei vaporetti o negli aeroporti: aspettiamo che arrivi il mattino a portarci via dal posto che abbiamo mangiato e consumato. Al momento di lasciare l’albergo, dentro mia madre scatta un Orologio Interno e dobbiamo uscire in fretta. Nei momenti come questi mia Madre dice: “L’orologio sta ticchettando”, e anche io provo la stessa sensazione come se fossimo un tutt’uno.

Mia Madre e io siamo sole. Parlando di noi due, mia Madre usa l’espressione “Unità di Luna”. Nella mia vita non c’è nessun altro eccetto mia Madre. Tutto ciò che faccio è leggere, scrivere e capire mia Madre, oltre a questo c’è solo il nuoto, un’attività in cui devo eccellere. Noi, Unità di Luna siamo sempre in fuga.

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1 comment | November 30th, 2013

La bellezza delle cose fragili

E poi il Ghana, poi l’odore del Ghana, una contraddizione, un vaso d’argilla incrinato: l’odore di siccità e umidità allo stesso tempo, l’umido della terra e l’aridità della polvere. L’aeroporto. Corpi che spingevano, tiravano, gridavano, mendicavano, toccavano, respiravano. Li aveva dimenticati, i corpi. La vicinanza dei corpi. In America i corpi erano distanti. Il calore che emanavano. Si fece largo tra la folla che sgomitava, tra i corpi caldi.

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4 comments | November 17th, 2013

L’omonimo

“«Devo dirti una cosa» gli dice suo padre quando finisce la canzone. «Riguarda il tuo nome».

Gogol fissa suo padre, sbalordito. «Il mio nome?»

Suo padre spegne la radio. «Gogol. C’è una ragione sai».

«Sì. Baba. Gogol è il tuo scrittore preferito. Lo so».

«No» risponde suo padre. Entra nel vialetto d’ingresso e spegne il motore, poi le luci. «Un’altra ragione».

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3 comments | February 2nd, 2013

Maledetto Dostoevskij

“Appena Rassul alza la scure per abbatterla sulla testa della vecchia, gli viene in mente la storia di Delitto e castigo. Rimane folgorato. Le braccia sussultano; le gambe tremano. E la scure gli scappa di mano. Sfonda il cranio della donna, e vi si conficca. Senza un grido la vecchia si accascia sul tappeto rosso e nero. Il suo velo dai motivi a fiori di melo fluttua nell’aria prima di cadere sul corpo grasso e flaccido. E’ scossa dagli spasmi. Ancora un respiro; forse due. Gli occhi sbarrati fissano Rassul, in piedi al centro della stanza con il fiato sospeso, più livido di un cadavere. Trema, il patou gli cade dalle spalle sporgenti. Lo sguardo terrorizzato contempla il mare di sangue, quel sangue che cola dal cranio della vecchia, si confonde con il rosso del tappeto coprendone i disegni neri, e scorre lento verso la mano grassoccia della donna che stringe una mazzetta di banconote. il denaro sarà macchiato di sangue.

Muoviti Rassul, muoviti!”

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2 comments | December 23rd, 2012

Non c’è dolcezza

“La nebbia dei ricordi non si dirada mai del tutto” anche per chi tra quella nebbia si confonde, nell’inconsapevole ricerca di quello che gli è stato nascosto fin dall’infanzia, “la sua infanzia rubata”.

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6 comments | November 4th, 2012

Voci

Questo piccolo post su questo piccolo ma prezioso romanzo egiziano è dedicato alle amiche “asiatiche” di Ferrara! L’ho comprato ieri con voi in quella deliziosa libreria nel chiostro ed è pensando a voi che l’ho letto ieri sera in treno tornando a Roma. Vi abbraccio.

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5 comments | October 7th, 2012

Venivamo tutte per mare

Sulla nave eravamo quasi tutte vergini. Avevamo i capelli lunghi e neri e i piedi piatti e larghi, e non eravamo molto alte. Alcune di noi erano cresciute a pappa di riso e avevano le gambe un po’ storte, e alcune di noi avevano appena quattordici anni ed erano ancora bambine. Alcune di noi venivano dalla città e portavano abiti cittadini all’ultima moda, ma molte di più venivano dalla campagna, e sulla nave portavano gli stessi vecchi kimono che avevano portato per anni – indumenti sbiaditi smessi dalle nostre sorelle, rammendati e tinti più volte. Alcune di noi venivano dalle montagne e non avevano mai visto il mare, tranne che in fotografia, e alcune di noi erano figlie di pescatori che conoscevano il mare da sempre. Forse il mare ci aveva portato via un fratello, un padre o un fidanzato, o forse un triste mattino una persona cara si era buttata in acqua e si era allontanata a nuoto, e adesso anche per noi era arrivato il momento di voltare pagina.

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10 comments | September 9th, 2012

L’amante palestinese

“Verso la fine degli anni Venti il Libano era sotto mandato francese, la Palestina sotto mandato britannico, le frontiere erano state appena tracciate. Si trattava praticamente di un unico paese. In quegli anni gli ebrei che vedevano avvicinarsi le coste della Palestina avevano l’impressione di approdare alla loro vita reale. Gli arabi li consideravano tipi strani e pericolosi sbarcati nel loro paesaggio. Era colpa degli inglesi. Anche un bambino avrebbe capito che il sogno di creare un paese al posto di un altro era pura follia. Eppure, anno dopo anno, i segni si sono inspiegabilmente invertiti, lo stato ebreo è diventato realtà e loro, popolo palestinese, fantasmi. Si sono scambiati i posti, un corpo via l’altro.”

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5 comments | July 2nd, 2012

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