Questo è un blog dove parlo dei libri che leggo. E siccome in questi anni leggo soprattutto romanzi di scrittori non occidentali, sarà un blog su romanzi non occidentali. Sono partita un po’ di anni fa leggendo gli scrittori giapponesi, poi sono arrivata in India, Pakistan e dintorni, con qualche viaggio in Israele, Nord e Sud Africa, passando per la Cina. Leggere romanzi ambientati in paesi non occidentali è un po’ come viaggiare in quei paesi, così come quando ero più giovane e leggevo i classici del ‘700 e del ‘800 mi sembrava di viaggiare nel passato.

La lettrice di Shelley

“A una decina di metri da noi, dall’altro lato della strada, apparvero Ghidi Bochacho e il cane. Se l’avevo visto io, anche lui mi aveva identificato. E mentre avanzavamo l’uno verso l’altra ai due lati della strada, riducendo la distanza finché fu sufficiente per stabilire un contatto visivo, cominciai a organizzarmi psicologicamente per l’imminente attacco del cane. Il tempo che rimaneva all’esplosione riempiva l’aria di una luce bianca distillata. La trasparenza della luce svelava tutto quello che era nascosto, tutto quello che generalmente viene cancellato dalla mia visione selettiva. Il cane si mise ad abbaiare più forte. In pochi secondi salì in un crescendo costante  fino al culmine, un singulto che avrebbe intensificato fino a stancare la gola. Rallentai progressivamente, fino a trovarmi proprio di fronte al cane. Uno contro l’altro ai due lati della strada. L’aggressore davanti alla vittima. Mi fermai, rivolta verso il cane. Un passo, poi un altro. Gli ultimi preparativi. Misurai la distanza rimanente. Segnai la mia strada con lo sguardo, guidando me stessa. Chiusi gli occhi. Ancora un passo. Come in una bolla di vetro, lontane e ignote al tempo presente, sentii le voci della mamma e di Nehama. Combattei con loro, con la sicurezza calorosa che apparteneva loro come una promessa, le spinsi fuori dalla mia coscienza. Solo il suo abbaiare. Nient’altro contava. Io e lui. Continuai a camminare. Sentii il soffio caldo della sua vicinanza. Il calore della presenza ostile si diffondeva in tutto i mio corpo. Nel petto, nel bacino. Qualcosa si contrasse tra le mie gambe, come un piccolo animale. Una lumaca rigida e terrorizzata. Un passo. Un altro passo. L’ultimo. Aprii gli occhi. Ero accucciata davanti al cane come un beduino. Faceva ancora sentire i suoi poetici singulti, fissandomi con lo sguardo nero e splendente di curiosità. Mi sembrava di piangere. Le lacrime colavano in bocca e sul collo, mescolandosi al sudore. eravamo così vicini che potevo annusarlo. Un acre odore canino. Guardai il volto ampio e quadrato del cane. Era nero, e solo sul collo cominciava a comparire una macchia color miele che si prolungava fino al ventre. Drizzò un orecchio, inclinando la testa verso la spalla sinistra. Un cucciolo stupido e cresciuto. Respirava affannosamente. Stavo di fronte a lui. Non contava più nulla. Chiusi di nuovo gli occhi. Il mio respiro tranquillo si incontrò con i suo, caldo e disgustoso. Un respiro pieno di carne. La sensazione di disgusto era quasi piacevole. Rilassante. Sensoriale. Qualcosa di umido e ruvido mi colpì sul viso. Scivolò su di esso, bagnandolo con una sostanza appiccicosa e umidiccia. Aprii gli occhi. La lingua rosea-violacea scivolava avanti e indietro sulle mie guance, sui miei occhi.”

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Add comment | July 20th, 2010

Il ristorante dell’amore ritrovato

Cucinare era per me come pregare. La cucina stessa era la vera essenza della preghiera. Era la preghiera con cui auguravo amore eterno a mia madre e a Shuiki. Era la preghiera con cui esprimevo somma gratitudine a Hermès e al suo sacrificio. Era infine la preghiera rivolta al dio della cucina, che mi permetteva di cucinare sempre con ineguagliabile gioia. Non mi ero mai sentita così felice in vita mia. [...]

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2 comments | July 6th, 2010

Tutto il giorno è sera

“C’è una terra che si protende dal collo sottile dell’istmo di Kra delicata come la testolina di un uccello, e forma la metà di un paese chiamato Malaysia. E’ una terra senza primavera senza estate senza autunno senza inverno. Può capitare una giornata impercettibilmente più umida o più secca, ma sono perlopiù calde, umide, luminose, brulicanti di pigra vita tropicale, che porta a interminabili pause tè e folli corse attraverso la città premendo il clacson per arrivare a casa prima dell’acquazzone pomeridiano. Sono queste le piogge più consuete, sferzanti cordoni d’argento che allagano i campi da gioco e costringono gli impiegati degli uffici a raggiungere a guado le fermate degli autobus con le scarpe ridotte a secchi. Furiosi e melodrammatici, i rovesci pomeridiani provocano ingorghi spaventosi, per il fumo nero dei camion e lo stridore dei freni degli scuolabus,  e allo stesso tempo bellissimi: con le sinuose strisce di giallo acqueo disegnate ininterrottamente dai fari, con i riflessi dei lampioni azzurrini nell’improvvisa fioritura di pozzanghere, con la fluorescente malinconia dei chioschi deserti lungo le strade. Sembra che ogni giorno inizi con una fiammata e finisca con questi diluvi, così che il passato, il presente e il futuro scorrano insieme in un perenne fiume indistinto.”

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4 comments | June 17th, 2010

9° Festival Internazionale di Roma Basilica di Massenzio al Foro Romano 20 maggio – 22 giugno 2010

Da non perdere:

27 MAGGIO ORE 21.00 DENARO. Giro di vite: idee che muovono il mondo Tahmima Anam – Amartya Sen

Tahmima Anam, (I giorni dell’amore e della guerra, Garzanti, 2008): nata a Dacca nel 1975, è cresciuta a Parigi, a New York e a Bangkok, perché il padre lavorava per l’Unicef. Dal 2005 vive a Londra ma, come dice lei stessa, la sua ‘casa’ è sempre nel Bangladesh. Il suo romanzo è centrato sulla lotta per l’indipendenza del Bangladesh, vista dal punto di vista di una donna e dei suoi due figli. Bello.

Amartya Sen nato nel 1933 a Santiniketan (in Bengala), Premio Nobel per l’economia nel 1998. Studia altri fattori, non strettamente legati al denaro, nel misurare il benessere di un Paese.

1 comment | May 26th, 2010

Discussione a partire dall’intervista a Paritosh Uttam

Grazie a Silvia Merialdo di Indian Words che ha intervistato Paritosh Uttam dopo l’uscita del suo primo romanzo Dreams in Prussian Blue, nei commenti all’intervista si sta svolgendo un’interessante discussione che a partire dai matrimoni combinati in India sta toccando vari punti interessanti… Non perdetevela e intervenite!

1 comment | April 28th, 2010

Una tromba nello uadi

“Scesi verso la parte bassa della città come se un vento rabbioso mi spingesse da dietro. Con attenzione percorsi il vicolo scosceso e scivoloso che conduceva al frastuono e al traffico di via dell’Indipendenza. Dietro di me c’era lo uadi, che era per lo più arabo, e davanti a me la strada, che era per lo più ebraica.”

Mi è sembrato naturale seguire Huda per le vie di Haifa, in quell’incerto confine fisico e psicologico in cui vivono lei e la sua famiglia. Una famiglia arabo-cristiana originaria dell’Egitto. Con una maggioranza di donne: Huda, sua sorella Mary, la loro madre affettuosa e vigile, e la sempre presente vicina araba Jamilla, islamica osservante. Unico uomo il nonno Elias, nonno-padre, suocero-marito, irresistibile coi suoi occhi verdi e il sorriso ironico.

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Add comment | April 6th, 2010

Le ceneri di bombay

“Era la sua città, quella che guardava dal finestrino di un treno in corsa: la città che amava tanto, che aveva creduto potesse rimanere immutata ed eterna, quella dove avrebbe potuto continuare a condurre la vita facile e placida a cui era così abituato. La città che l’aveva sostenuto e aveva nutrito i suoi sogni, la città per cui aveva rifiutato il mondo intero. Quella città gli era morta sotto gli occhi, quel giorno. “


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3 comments | March 21st, 2010

Hotel Calcutta

“Hotel Calcutta è un romanzo imperdibile che fa rivivere la Calcutta luccicante, sofisticata e ipocrita degli anni Cinquanta, vista da dietro il bancone di un hotel (oppure in brevissimi viaggi-missioni, quasi sempre notturni) nelle sue pieghe più buie. E’ imperdibile anche e soprattutto per il fascino dei tanti personaggi, così vivi che sembrano saltare fuori dalle pagine, per poi rituffarcisi dentro con le loro occupazioni, paranoie e storie commoventi da seguire.“

Così scrive Silvia Merialdo nel suo interessante blog Indian Words. Proprio su Indian Words potete trovare il link per vedere il film (con sottotitoli in inglese) tratto dal libro nel 1968. Ve lo consiglio.

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1 comment | February 23rd, 2010

Per ascoltare la mia intervista su Fahrenheit

basta cliccare qui:intervista “Ci sarà ancora il mare?” .

Add comment | January 10th, 2010

Dove trovare il mio libro “Ci sarà ancora il mare?”

 

Se siete interessati a leggere “Ci sarà ancora il mare?”, potete scaricare la versione .pdf .

Oppure se siete a Roma potete trovare il libro alla libreria Flexi in via Clementina 9 e alla libreria Bibli in via dei Fienaroli 28.

Oppure potete richiederlo all’editore: Punctum.

Buona lettura!

Add comment | December 31st, 2009

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