Il palazzo degli specchi
October 10th, 2007
Ho appena finito di leggere Il palazzo degli specchi di Amitav Ghosh e non riesco a staccarmici. Mi dispiace sempre molto finire un romanzo, forse è per questo che amo i romanzi lunghi. In libreria il mio criterio per scegliere un romanzo è che non sia scritto da uno scrittore occidentale e che sia lungo, il più lungo possibile! E Il palazzo degli specchi solo a guardarlo è molto attraente: 631 pagine!
Il palazzo degli specchi è un bellissimo romanzo epico, ambientato tra la Birmania, l’India e la Malesia. Se volete orientarvi meglio nella zona guardate la mappa.
La storia comincia con l’arrivo dell’esercito inglese in Birmania nel 1885 e il conseguente esilio della famiglia reale in India, e finisce nella Malesia bombardata dai Giapponesi durante la seconda guerra mondiale. Amitav Ghosh non fa sconti a nessuno, non ai regnanti birmani presentati nella loro crudeltà, simile a quella della corte di Amleto o dei Borgia (la regina Supayalat) ma anche nella loro poesia (il re Thebaw), né soprattutto agli inglesi. È molto interessante (e anche piuttosto dolorosa) la parte che racconta la presa di coscienza degli ufficiali indiani dell’esercito inglese, che con fatica si rendono conto di essere delle pedine nelle mani degli inglesi e di massacrare popoli a loro vicini solo per ampliare l’impero inglese, e alla fine disertano formando un altro esercito.
Non temete, non è un romanzo aridamente storico con date e battaglie, assolutamente no! È un romanzo con personaggi bellissimi, che vi sembrerà di conoscere da sempre e a cui vi affezionerete immediatamente, anche per le loro debolezze. Come Rajkumar il capofamiglia indiano emigrato in Birmania dove diventerà ricco con il commercio del legname e che assomiglia molto ai nostri vecchi capofamiglia del sud; sua moglie Dolly che era stata la bambinaia delle principesse birmane e con loro era stata esiliata in India. Dolly ha una sensibilità particolare, perché ha vissuto a corte fin da bambina e quindi isolata dal mondo, e isolata rimarrà anche dopo il matrimonio con Rajkumar e dopo aver avuto con lui due figli, finché da vecchia si ritirerà in un monastero buddista. Come Dinu il loro figlio minore, che assomiglia per sensibilità a Dolly, e che è fotografo e tramite la sua passione per la fotografia ho avuto l’impressione di vedere anch’io il mondo attraverso il suo obiettivo. E come Uma, moglie indiana dell’ispettore del governo inglese, anche lui indiano, che diventerà amica carissima di Dolly. Di lei seguiamo tutta la maturazione politica, la vita attiva prima a Londra e New York e poi in India, con il gruppo di Gandhi. Ma anche gli altri personaggi, anche quelli minori che vediamo solo per poco, sono bellissimi.
Da non perdere il capitolo 48, l’ultimo, dove c’è il bacio più commovente della letteratura! Ma ora che ve l’ho detto… non cominciate da lì!
Amitav Ghosh, Il palazzo degli specchi, Neri Pozza 2007, pp. 631 (The Glass Palace, 2000).
Amitav Ghosh è nato a Calcutta nel 1956, ha studiato a Oxford e da qualche anno vive a New York.
Entry Filed under: Amitav Ghosh, India

3 Comments
Add your own1. elisa | April 29th, 2008 at 8:45 pm
Anche io ho appena finito di leggere questo libro e nemmeno io riesco a staccarmi. Mi sono talmente affezionata a Dinu e Alison, a Dolly e Rajkumar che faccio fatica a pensare di non poterli più ritrovare in altri libri! Mi ha totalmente travolto e ho deciso, subito dopo aver raggiunto l’ultima pagina (con il bacio più tenero..), di ricominciarlo dalla prima pagina, dall’infanzia di Dolly e Rajkumar.
Amitav Ghosh è uno splendido scrittore!
2. admin | April 30th, 2008 at 1:13 pm
Sì Elisa, Amitav Ghosh è uno splendido scrittore. Hai letto qualche altro suo libro?
saluti e grazie del tuo commento.
cris globalstories
3. Silvia Merialdo | June 24th, 2008 at 10:01 am
Anche a me Il palazzo degli specchi è piaciuto molto.
Per me è significato vedere un secolo di Storia con gli occhi di chi il colonialismo l’ha subito, in modi diversi, mentre ero abituata solo alla versione europea, quella dei colonizzatori.
E poi è vero, i personaggi sono stupendi, ognuno a suo modo: chi lotta fino alla fine, chi accetta i compromessi, chi si ritira in se stesso per sopravvivere o anche solo per vivere, nonostante tutto e oltre tutto.
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