Questo è un blog dove parlo dei libri che leggo. E siccome in questi anni leggo soprattutto romanzi di scrittori non occidentali, sarà un blog su romanzi non occidentali. Sono partita un po’ di anni fa leggendo gli scrittori giapponesi, poi sono arrivata in India, Pakistan e dintorni, con qualche viaggio in Israele, Nord e Sud Africa, passando per la Cina. Leggere romanzi ambientati in paesi non occidentali è un po’ come viaggiare in quei paesi, così come quando ero più giovane e leggevo i classici del ‘700 e del ‘800 mi sembrava di viaggiare nel passato.

La figlia dell’aggiustaossa

October 29th, 2007

Ho sempre provato una grande curiosità per le storie di chi è nato e cresciuto in un Paese diverso da quello dei genitori. E più la cultura del paese dei genitori è lontana da quella dove il figlio è nato e cresciuto, più la mia curiosità cresce. Credo che dipenda dal fatto che sono nata a Roma da genitori sardi, e nonostante non possa certo parlare di due Paesi diversi, certamente posso parlare di due culture diverse. Basta pensare alla lingua sarda, incomprensibile come una lingua straniera, o addirittura alle mappe genetiche dei sardi descritte da Cavalli Sforza nel suo libro Storia e geografia del geni umani (Adelphi 2000), che mostrano una lontananza quasi inquietante da tutti gli altri europei.

Per questo, quindi, le storie raccontate da Amy Tan mi piacciono molto. In La figlia dell’aggiustaossa, la differenza tra la cultura della madre cinese, LuLing, e quella della figlia americana, Ruth, diventa un doloroso contrasto, un’impossibilità a comunicare che con la maturità Ruth riuscirà finalmente ad appianare e anzi a trasformare in un punto di forza della sua vita. Anche se il cammino non è facile.

Il rifiuto di Ruth per la cultura cinese è il rifiuto della sua ambiguità e della sua scaramanzia, ma è soprattutto il rifiuto della cultura materna, della sua forza che rischia di allontanarla dalla sua vita “americana”, di renderla diversa dai suoi coetanei. Tutta la vita di LuLing si basa sulle risposte che sua madre, morta 50 anni prima, le manda tramite il vassoio con la sabbia e addirittura gioca in borsa i suoi consigli e, per di più, vince. Il romanzo è pieno di esempi come questi e alcuni sono davvero divertenti.

“Ruth sapeva per esperienza cosa sarebbe successo se avesse chiesto a sua madre di tradurre in inglese gli ideogrammi cinesi. Innanzitutto, LuLing l’avrebbe sgridata perché non aveva voluto studiare il cinese da piccola. E poi, per spiegare il significato di ciascun ideogramma, avrebbe imboccato un’infinità di strade laterali, entrando in tormentose digressioni sull’immensa gamma di significati delle parole cinesi: – Segreto non significa solo tu non può dire. Forse segreto duole te, forse segreto maledice te, forse se tu dice, tu ha male per sempre, forse tutto cambia se tu dice…- . Dopo di che si sarebbe persa raccontando di qualcuno che aveva raccontato il segreto, ma sempre senza dire niente del segreto in sé, e di come la persona in questione fosse poi morta in modo orribile, e del perché di tale tragedia, e di come sarebbe stato possibile evitarla se, mille anni prima, non fosse successo questo e quest’altro… ”

Questo contrasto l’ho vissuto anch’io da bambina. Il sardo l’ho imparato di nascosto, non lo parlavo, ma capivo benissimo i segreti che mia madre e mia nonna si scambiavano indisturbate davanti a me. E ho continuato a fingere di ignorarlo, finché da un po’ di anni le frasi mi escono fuori senza volere, anche quando sono in macchina da sola o sto camminando e pensando e quindi parlando a voce alta tra me e me. E questa lingua, antica ma nuova, mi aiuta a pensare rivelandomi le cose di sempre sotto un’altra luce.

Il rapporto tra Ruth e sua madre cambia radicalmente quando LuLing le consegna le sue memorie, “La storia di me, dal tempo di io piccola. Io scrive per me, ma forse tu legge, allora tu capisce come io cresce e arriva questo paese America”. E leggendo questo racconto, che occupa la maggior parte del romanzo e che è bellissimo, ambientato in una Cina arcaica che si fa fatica a riconoscere con quella di adesso ma anche con la Cina comunista di un tempo, Ruth può finalmente scoprire chi è stata sua madre e chi era sua nonna, e anche capire il paese dove sono nate. Leggendo la sua storia, Ruth si ricongiunge con il passato di sua madre, regalandole così il futuro.

Amy Tan, La figlia dell’aggiustaossa, Feltrinelli 2002, pp. 343 (The bonesetter’s daughter, 2001).
Amy Tan, nata a Oakland in California nel 1952 da genitori cinesi, vive a San Francisco.

Entry Filed under: Amy Tan, Cina

1 Comment

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  • 1. Andrea  |  February 14th, 2008 at 3:54 pm

    Mi è piaciuto moltissimo. Un confronto di civiltà e una storia di donne. Una storia di donne scritta da una donna ma in cui c’è posto anche per gli uomini… almeno gli uomini non sono sempre i soliti “maschi stronzi e ottusi”…

    A p. 338

    “Non capisci? Il signor Tang ama tua madre da sempre, fin da quando lei era bambina” disse Art. “LuLing per lui non è solo la fonte di un’amicizia temporanea. Lui ama tutto di lei , la ama per com’è ora, per com’era e per come sarà. La conosce meglio di quanto la maggior parte dei mariti non conosca la propria moglie.”

    forse tra le più belle descrizioni dell’amore maschile che una donna potesse immaginare.


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