Questo è un blog dove parlo dei libri che leggo. E siccome in questi anni leggo soprattutto romanzi di scrittori non occidentali, sarà un blog su romanzi non occidentali. Sono partita un po’ di anni fa leggendo gli scrittori giapponesi, poi sono arrivata in India, Pakistan e dintorni, con qualche viaggio in Israele, Nord e Sud Africa, passando per la Cina. Leggere romanzi ambientati in paesi non occidentali è un po’ come viaggiare in quei paesi, così come quando ero più giovane e leggevo i classici del ‘700 e del ‘800 mi sembrava di viaggiare nel passato.

La terrazza proibita

November 27th, 2007

Ero indecisa se partecipare alla manifestazione contro la violenza sulle donne di sabato scorso, perché sempre più le manifestazioni mi sembrano una perdita di tempo, ma dopo essere stata a pranzo alla Casa internazionale delle donne e aver visto quell’enorme parete del giardino coperta dai nomi delle donne uccise nel 2006 e nel 2007, la maggior parte dal marito o dall’ex marito o dall’amante, ho deciso di partecipare. E così ho risposto positivamente all’invito di tante amiche e sono andata. Potete vedere il video di DonnaTV.

Ma, a parte la felicità di sfilare con altre donne e di incontrare vecchie amiche, tornando a casa ero molto triste e malinconica, e avevo la sensazione di un’occasione perduta. Credo proprio che noi donne stiamo collezionando occasioni perdute, occasioni per capire quello che sta succedendo nel mondo e soprattutto occasioni per contribuire a migliorarlo, o dovrei dire salvarlo? Sono convinta infatti che in quanto donne potremmo fornire dei modelli alternativi al mondo in cui viviamo, dove invece il modello maschile imperversa indisturbato, man mano erodendo tutte le diversità e la specificità delle differenze (siano esse di genere o di cultura) e inglobandole nel suo modello occidentale.

Per coccolarmi e ricominciare a pensare con calma ho passato la domenica a rileggere La terrazza proibita di Fatema Mernissi. E così me ne sono stata tutto il giorno dentro l’harem di Jasmina, la nonna materna di Fatema, un harem di campagna, senza mura né portoni, dove le donne potevano andare in giro per la campagna, a cavallo o a nuotare nel fiume, perché, come dice Jasmina, “La natura è la migliore amica della donna. Quando hai dei problemi, tutto quello che devi fare è nuotare nell’acqua stenderti su un prato o guardare le stelle. È così che una donna cura le sue paure.”

La Mernissi racconta della sua infanzia tra l’harem della famiglia paterna a Fez, un harem circondato da alte mura e l’harem aperto della famiglia materna. Sempre di harem si tratta, perché come dice ancora Jasmina, “per fare un harem le mura non sono indispensabili. Una volta che si sa cosa è proibito, l’harem è qualcosa che ci si porta dentro. Ce l’hai nella testa, scolpito sotto la fronte e sotto la pelle.”

In questo libro la Mernissi non teorizza niente, è solo il racconto della sua infanzia nell’harem di famiglia. Le storie della vita nei due harem sono bellissime e certo ci danno l’idea di un luogo molto diverso da quello a cui l’iconografia occidentale (primi fra tutti i quadri dei pittori orientalisti che pure mi piacciono molto) ci ha abituati, un luogo di lascivia con donne sdraiate in attesa di essere scelte dal sultano… mentre l’harem di Fatema, sia quello chiuso che quello aperto, è un luogo di grande fermento emotivo e intellettuale, dove le donne pensano e discutono e si divertono.

Contro l’idea occidentale di harem la Mernissi ha scritto un altro libro molto bello, L’harem e l’Occidente (Giunti 2000), che quando lo leggiamo per noi occidentali è come guardarci allo specchio, e per noi donne occidentali, fiere della nostra emancipazione, può diventare uno specchio deformante. Infatti Fatema critica la nostra idea della bellezza completamente separata dall’intelligenza (basta vedere le donne in TV!) dicendoci che nell’Islam questa divisione non esiste, “l’intelligenza stessa è bellezza. I musulmani hanno una concezione della donna completamente diversa: in qualsiasi miniatura le donne riprodotte sono vestite. La scena ideale è quella dell’uomo e della donna mentre cacciano assieme, oppure che parlano dolcemente al chiaro di luna. Il samar (cioè il parlare tra uomo e donna) è un piacere sensuale intrigante e vero.”

Questo concetto del samar mi aveva colpito tantissimo, perché nella nostra cultura sembra non esserci spazio per questo dialogare tra uomo e donna, le uniche scene che ci vengono proposte di continuo sono il sesso aerobico o la lamentela da casalinga frustrata…

Ogni tanto cerco di parlare di questo con altre donne, ma in genere (non tutte per fortuna) hanno una reazione automatica, immediatamente fanno una faccia inorridita e dicono che quello è il medioevo, che le donne non sono libere, e che loro non possono neanche sentirne parlare se no si sentono male, -ma noi?-, mi chiedo in silenzio, -e le nostre giovani figlie?-, e allora smetto di parlare. Come se il nostro mondo fosse l’unica alternativa possibile al velo e alla segregazione delle donne. Io non lo so qual’è l’alternativa, ma mi piacerebbe poterne parlare con calma, senza frasi fatte, liberamente con altre donne e anche con gli uomini. Ma oggi voglio rispondere attraverso la Mernissi quando parla della “tirannia della taglia 42″ dicendo che equivale alla tirannia dell’harem, “perché anche la moderna ed istruita donna occidentale esiste innanzi tutto “per” e attraverso lo sguardo degli altri, cioè in quanto oggetto: accogliente, attraente, disponibile”. Se alle donne islamiche attraverso il velo e la limitazione al movimento “è stato rubato lo spazio, alle donne Occidentali è stato rubato il tempo.”

Questa idea del tempo rubato è illuminante…

Certo siamo messe male e non solo noi mai tutti! Perché quando sono messe male le donne il mondo va a rotoli…

Per pensare ancora a queste cose leggetevi il blog di Lia, e soprattutto il post di sabato scorso. E leggetevi anche il post su Fatema Mernissi su ExpatClic. E per finire andate a vedere il nuovo blog di Silvia Delogu, Dialogues.

Fatema Mernissi, La terrazza proibita (Giunti 1996, pp. 276).

Fatema Mernissi è nata a Fez in Marocco, dove è docente di sociologia all’università di Rabat Mohammed, studiosa del Corano e scrittrice.

Entry Filed under: Fatema Mernissi, Marocco

3 Comments

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  • 1. Anna Pica  |  December 1st, 2007 at 7:15 pm

    E’ bellissima l’idea del samar, del dialogo donna/uomo. Ma per me è rimasta utopia. Forse non bisognerebbe desistere, bisognerebbe dire alle nostre figlie e nipoti che deve restare un traguardo da perseguire, senza arrendersi e tanto meno considerarlo compromissorio come hanno predicato le femministe della “differenza”.

  • 2. domenico parisi  |  December 23rd, 2007 at 6:05 pm

    Anche io penso che le donne dovrebbero cercare di più di quello che fanno di capire in quale mondo viviamo, il mondo creato dall’Occidente e che l’Occidente sta esportando in tutta la Terra, e cercare di migliorarlo. Dovrebbero farlo proprio le donne dato che gli uomini non hanno dimostrato e non stanno dimostrando molto di saperlo fare, ed è ora che ci provino loro. E poi perchè l’Occidente, forse più di altre culture, è stato fatto dagli uomini, e se vogliamo uscire dall’Occidente forse ci vogliono le donne. E prima che l’Occidente abbia reso le donne uguali agli uomini. Naturalmente come uomo e come essere umano mi piace l’idea del samar, perchè è una buona idea in sè e perchè in ogni caso gli uomini non debbono stare con le mani in mano.

  • 3. laura mazzone  |  January 15th, 2008 at 12:16 pm

    Trovo solo ora il tempo per leggere questa recensione che suscita una risonanza profonda dentro di me.
    Penso anche io che il modello occidentale non sia l’unico percorribile, anzi, e che ne esistano altri possibili, senza per questo doversi forzare a scegliere, in maniera manichea, tra oriente ed occidente.
    Da qualche anno, probabilmente invecchiando, penso che il bene più prezioso sia il tempo,quasi che lo spazio possa essere in qualche modo restituito/risarcito. Perchè, quindi, ostinarsi ad identificarsi “furiosamente” in un solo modello culturale, quello di appartenza, senza tentare la strada di una koinè ricca e fertile, a cominciare dal samar? Le miscele di caffè non sono più profumate e gustose di una sola pregiata selezione di chicchi?


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