Questo è un blog dove parlo dei libri che leggo. E siccome in questi anni leggo soprattutto romanzi di scrittori non occidentali, sarà un blog su romanzi non occidentali. Sono partita un po’ di anni fa leggendo gli scrittori giapponesi, poi sono arrivata in India, Pakistan e dintorni, con qualche viaggio in Israele, Nord e Sud Africa, passando per la Cina. Leggere romanzi ambientati in paesi non occidentali è un po’ come viaggiare in quei paesi, così come quando ero più giovane e leggevo i classici del ‘700 e del ‘800 mi sembrava di viaggiare nel passato.

Storie d’amore indiane

January 21st, 2008

Assamese, bengali, marathi, kannada, gujarati, kashmiro, konkani, malayalam, orissi, tamil, urdu, hindi, telogu, punjabi.

Indira Goswami, Subodh Ghosh, Manjula Padmanabhan, Gauri Deshpande, U. R. Anantha Murthy, Varsha Das, Ratanlal Shant, Damodar Mauzo, Kamala Das, Gopinath Mohanty, S. Tamil Selvan, Ismat Chunghtai, Nirmal Verma, P. Padmaraju, Amrita Pritam.

Questo elenco di nomi a noi poco comuni, comprende tutte le lingue indiane in cui sono scritti i racconti di questa raccolta a cura di Sudhir Kakar, e i nomi degli autori. La novità di Storie d’amore indiane è proprio quella di comprendere racconti scritti in lingue indiane e non direttamente in inglese come spesso accade nella letteratura indiana.

Sono quindici piccole storie d’amore, ambientate in ogni parte dell’India, che ci parlano dell’amore nell’India contemporanea con tutte le contraddizioni che potete immaginare.

Non potendo parlarvi di tutti e quindici i racconti ne ho scelto uno, Una casa infiammabile, di Subodh Ghosh, scritto in bengali. La storia è ambientata nella sala di attesa di una piccola stazione ferroviaria dove due passeggeri aspettano l’arrivo dei loro treni. La donna, Madhuri, indossa un soprabito di cachemire, piccoli orecchini e ha i capelli raccolti in uno chignon di stile occidentale. L’uomo, Satadal, porta gli occhiali ed è vestito nel tradizionale stile bengalese, con uno scialle avvolto intorno al corpo. Potrebbero sembrare due sconosciuti, ma quasi subito capiamo che non lo sono, e che invece sono stati sposati per sette anni, hanno divorziato di comune accordo perché non si amavano più, e si sono rispettivamente sposati di nuovo e felicemente. All’inizio sono talmente imbarazzati trovandosi così vicini, che ci sentiamo imbarazzati anche noi, quell’imbarazzo che non si potrebbe mai provare con uno sconosciuto, ma che appunto si prova con qualcuno che ci conosce bene, ma che appartiene al passato. Poi pian piano, a causa di quell’improvviso ritrovarsi così vicini l’uno all’altra, a quell’irragionevole ora della notte, in quella sala di attesa, l’intimità passata prende il sopravvento e si ritrovano vicini e in armonia come una qualunque coppia che aspetti il treno in una sala di attesa. Come se una parte di loro esistesse solo all’interno del loro vecchio amore. E infatti Madhuri è subito protettiva con lui come è sempre stata durante il loro matrimonio e si preoccupa che lui non mangi cibo scadente, che non si trascuri. Mentre nel suo nuovo rapporto d’amore, con l’attuale marito, vediamo che i ruoli sono invertiti, ed è lui che si prende cura di lei. Madhuri comincia a versargli il tè con l’abituale determinazione e delicatezza, e Satadal può finalmente ridere come al solito e prenderle la mano tra le sue, e se ne stanno seduti fianco a fianco, come se dovessero rimanere così per il resto della vita, come se non si dovessero mai più separare. Ma il racconto non finisce così, perché non è così che deve finire, e il finale è bellissimo.

È una storia che potrebbe capitare a chiunque abbia un amore passato e concluso. Come se l’intimità che si è provata con un’altra persona non possa mai svanire del tutto. È qualcosa che esiste e che se trova condizioni favorevoli riemerge, magari in modo del tutto innocuo come nel racconto di Subodh Ghosh.

Sudhir Kakar (a cura di), Storie d’amore indiane, Neri Pozza 2007, pp. 255 (Indian Love Stories, 1999).
Sudhir Kakar vive a Delhi. È autore di diversi saggi e romanzi, tra cui Mira e il Mahatma, che parla dell’intensa amicizia tra una giovane donna inglese e Gandhi.

 

Entry Filed under: India, Sudhir Kakar


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