Questo è un blog dove parlo dei libri che leggo. E siccome in questi anni leggo soprattutto romanzi di scrittori non occidentali, sarà un blog su romanzi non occidentali. Sono partita un po’ di anni fa leggendo gli scrittori giapponesi, poi sono arrivata in India, Pakistan e dintorni, con qualche viaggio in Israele, Nord e Sud Africa, passando per la Cina. Leggere romanzi ambientati in paesi non occidentali è un po’ come viaggiare in quei paesi, così come quando ero più giovane e leggevo i classici del ‘700 e del ‘800 mi sembrava di viaggiare nel passato.

Rosso come una sposa

June 25th, 2008

“Arriva in una mattina di settembre, in un’arsa stagione dove le piogge tardano a venire. È vestita tutta di rosso. Come il sangue. Come un sacrificio umano dato in dono agli dèi per propiziare la pioggia. Come una sposa. All’ingresso principale la fanno scendere da cavallo. Le donne della famiglia non riescono a prenderla, le loro mani rimangono vuote. Sospesa in aria Saba sospira, il suo viso sembra uno specchio rotto. Come l’unica fotografia di questa interminabile giornata. Il velo nasconde i suoi occhi umidi.”  

Così comincia Rosso come una sposa, romanzo d’esordio di Anilda Ibrahimi, scrittrice albanese che scrive in italiano. Mi incuriosiscono gli scrittori stranieri che scrivono in italiano, mi piacerebbe capirne meglio le motivazioni, perché scrivere in un’altra lingua che non sia la propria mi sembra strano quanto una madre filippina o nord africana o francese che parli al proprio bambino in italiano (o in qualsiasi lingua del paese in cui abita). Quella donna perde qualcosa di fondamentale, e anche il suo bambino: come si fa a raccontare la propria infanzia che si è vissuta in una lingua, in un’altra lingua completamente diversa? Non spariscono così anche i ricordi? Un’amica psicolinguista americana mi raccontava che aveva fatto una ricerca sulla lingua che le donne che abitano in un paese diverso da quello dove sono nate vogliono parlare mentre partoriscono, ed era quasi per tutte la lingua madre!

E così mi domando se uno scrittore che scriva in una lingua diversa dalla sua non perda qualcosa anche lui. Posso capire, anche se mi dispiace, gli scrittori indiani che scrivono in inglese perché in India ci sono tantissime lingue ed è più probabile che un libro scritto in inglese abbia più lettori indiani di un libro scritto in Marathi, per non parlare poi dei lettori di lingua inglese sparsi nel pianeta… Ma scrivere in italiano non offre certo grandi vantaggi, considerando anche quanto poco i nostri libri vengono tradotti in altre lingue.

Vi consiglio di leggere il post di Silvia Merialdo sull’Indian Writing in English nel suo blog. Se conoscete altri scrittori non italiani che scrivono in italiano per favore segnalatemeli.    

Al di là della lingua in cui è scritto, il libro di Anilda Ibrahini mi è piaciuto. Mi ha aiutata a conoscere meglio l’Albania, un paese che si conosce poco e male. Fino a quando c’era il comunismo, infatti, dell’Albania se ne sapeva poco e niente perché era un paese troppo vicino e troppo simile al nostro per essere affascinante come la Cina o Cuba. Poi una volta caduto il regime le uniche cose che si sono cominciate a vedere in TV sono stati gli scafisti che cercavano di sbarcare sulle nostre coste o i ballerini classici costretti a ballare coreografie da quattro soldi su Italia Uno.

L’Albania si rivela piano piano tra le pagine del libro, attraverso il velo rosso che nasconde gli occhi umidi di Saba. E quello che ci appare è un paese ricco di culture, religioni e costumi, in modo molto più vario del nostro. Spesso i personaggi non sanno neanche loro a quale religione appartengono, come quando muore il fratello del nonno e in paese non c’è un imam e c’è troppa neve per sperare che possa arrivarne in tempo uno dal paese vicino; e allora sarà il prete a leggere le sure al funerale!  

Rosso come una sposa è un romanzo tutto al femminile, che nella prima parte racconta la vita di Saba e nella seconda quella di Dora, sua nipote. Nelle loro due vite si riflette la storia dell’Albania, dalla seconda guerra mondiale al regime comunista di Enver Hoxa fino alla sua disgregazione negli anni 90. Mi piacciono tutte queste donne, così autentiche nella loro forza e nella loro debolezza, capaci di governare i vivi e aggiornare i morti sul tempo e sull’attualità. Mi sembrano così simili alle figure di donne con cui sono cresciuta in Sardegna, sia a quelle che ho conosciuto direttamente, sia a quelle che mi sono state raccontate infinite volte e spesso ingigantite dal ricordo di chi raccontava. E in effetti appartengono alla stessa cultura matriarcale… 

Anilda Ibrahimi, Rosso come una sposa, Einaudi 2008, pp. 263.

Anilda Ibrahimi è nata a Valona. Finiti gli studi lascia l’Albania e si trasferisce in Svizzera e poi in Italia dove risiede tutt’ora.

Entry Filed under: Albania, Anilda Ibrahimi

17 Comments

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  • 1. Silvia Merialdo  |  June 26th, 2008 at 10:51 am

    Innanzi tutto grazie per avermi citato… sono commossa :-)
    A proposito di scrittori che non scelgono la loro lingua madre, anche secondo me significa un po’ un tradire i propri ricordi. Ma posso capire la scelta di quest’autrice: se l’italiano non è molto “international”, lo è sicuramente di più dell’albanese… E poi, vivendo in Italia, forse il suo scopo era proprio quello di parlare della propria patria agli italiani.
    Comunque, dopo la tua descrizione, questo libro mi ha incuriosito molto. E mi piace il titolo: rosso come una sposa, perché chi ha detto che la sposa deve essere bianca? Solo “da noi” è così, ma in molte altre culture il colore delle spose è il rosso…
    E poi perché dell’Albania in effetti si sa poco e niente, e quel poco che si sa è purtroppo inquinato dal pregiudizio.
    L’ho aggiunto nella mia (ormai chilometrica) lista dei prossimi libri da leggere…

  • 2. Anilda Ibrahimi  |  June 26th, 2008 at 2:17 pm

    Cara Cristina,
    grazie per la tua recensione, sono contenta che il mio libro ti è piaciuto. Ti scrivo( perdonami ti sto dando del tu, ma mi viene più facile) a proposito del discorso della lingua: sentendo i motivi, direttamente dall’auttrice, credo che è più facile capire di più sia tu che e i lettori del tuo blog. Non c’è un calcolo in mezzo, è più semplice da quello che tutti pensano. Vivo “fuori”dal 1993, e credimi, è tanto per chiunque.Per il momento parlo penso e scrivo in italiano. So che un giorno me ne andrò e forse userò un’altra lingua, ma adesso è così. Se scrivessi in albanese, non avrei un pubblico per il semplice fatto che il paese e la lingua hanno continuato il loro percorso senza di me; una sintonia sottile si è rotta ed il dialogo è ormai tra me l’Albania quale essa è stata, e che continua a vivere dentro di me evolvendosi e ricostruendosi in un’ottica via via diversa.
    L’italiano inoltre mi dà quella freschezza, quella leggerezza – almeno per come la intendeva Italo Calvino – che l’albanese non può darmi, in parte per la sua stessa natura, in parte per quel meccanismo di sostanziale separazione di cui ti ho appena parlato.
    Invece, a proposito della cultura matriarcale, so che si chiedono in tanti come mai questo fenomeno si descrive così potente in un paese conosciuto per il suo maschilismo…
    Tra matriarcato e maschilismo c’è un nesso profondo, si tratta di fenomeni che si alimentano a vicenda: la massima espressione del matriarcato infatti si raggiunge quando un uomo è a garanzia di tutta la costellazione familiare, che finisce però per essere capeggiata in realtà da sua madre. Potremmo dire: tutto il potere alle suocere, perché il padre è loro figlio. Questo è un fenomeno che conoscono molto bene le società islamiche; ed infatti non a caso dalle nostre parti ci sono stati ben cinquecento anni di dominazione ottomana. Cosa dice a Meliha sua suocera? Che gli uomini in realtà sono degli ospiti in casa propria. Notate l’espressione: l’uomo possiede la casa, ma ni essa in realtà è qualcun altro che gestisce le cose. In quest’ottica si genera una sorta di gerontocrazia al femminile, in cui il massimo del potere si consegue nella tarda età purchè s’intende, si sia messo al mondo un figlio maschio e che questo si sposi. Allora ecco spiegare la fretta e le strategie familiari nella combinazione di matrimoni. Si tratta di una scienza che in confronto il manuale Cencelli è uno scherzo.
    Ti ringrazio ancora, per concludere voglio dire a Silvia che ciò che m’interessa veramente, profondamente, disperatamente – è la narrazione; raccontare storie di un certo tipo usando l’epica – non sono interessata in alcun modo di far vedere agli italiani un’Albania sconosciuta (anche se sono consapevole che viene fuori dal libro).Il prossimo libro (che sto ancora scrivendo) si sposta nei Balcani,usando sempre come guida le linee epiche che alla fine sono sempre le stesse di ogni epos: la sorte, il sesso, la violenza contro i deboli, l’infinità del cielo, la vendetta e la terra ferma che perennemente accoglie i morti senza distinzione.
    Un caro abbraccio
    Anilda Ibrahimi

  • 3. admin  |  June 26th, 2008 at 4:04 pm

    Cara Anilda,
    grazie per il tuo chiarimento, riesco a capire benissimo le tue motivazioni per scrivere in italiano, e tra l’altro mi piace molto come scrivi.

    Grazie anche per la precisazione sul matriarcato. Il matriarcato che conosco io, quello sardo, mi sembra un po’ diverso, forse proprio perché non origina dalla cultura ottomana, ma probabilmente da una cultura più arcaica, e mi sembra che si basi su una certa separazione di sfere, quella dove dominano gli uomini e quella dove dominano le donne.

    Un’altra cosa ancora mi è piaciuta del tuo commento, ed è quando parli della tua poetica, quel tuo “raccontare storie di un certo tipo usando l’epica”. Ed è per questo che mi piace leggere romanzi di tanti paesi diversi, per il piacere di ritrovare sempre le stesse linee epiche di cui parli anche tu.

    Aspettando il tuo romanzo nei Balcani, ti abbraccio affettuosamente,

    Cristina

  • 4. admin  |  June 26th, 2008 at 4:06 pm

    Cara Silvia,

    aspetto che lo leggi per sentire un tuo commento.

    un abbraccio affettuoso,
    Cristina

  • 5. Silvia Merialdo  |  June 27th, 2008 at 3:02 pm

    Che bello avere le parole dell’autrice!
    Ora capisco le motivazioni dello scrivere in italiano: se pensi in italiano, immagino che allora sia naturale anche scrivere in italiano.

    In questi giorni sto discutendo molto di questo fatto della lingua appunto con un ragazzo indiano, il quale pensa che sia innaturale far parlare un personaggio in una lingua “estera”, quando l’autore è in realtà della stessa madrelingua del personaggio.
    Cioè, lui ti chiederebbe se non ti è sembrato strano far parlare Saba, che parla albanese (la tua stessa lingua madre), in italiano.
    Ma penso che la lingua più “naturale” in realtà sia quella che ha in mente l’autore e basta.

    Aggiungo solo il mio punto di vista, punto di vista di una lettrice, su intenzioni di un autore e narrazione. L’avvicinarsi a libri “non occidentali”, come scrive Cristina, è in gran parte dovuto alla voglia di conoscere aspetti sconosciuti di altri paesi. La narrazione è sempre l’aspetto fondamentale e imprescindibile di ogni libro, ma se attraverso l’epica si riesce anche a far conoscere realtà lontane e sconosciute, il lettore sente che ha veramente guadagnato qualcosa.

    Bene, a questo punto non mi rimane altro che andare a leggere Rosso come una sposa…
    Un abbraccio a tutte e due.
    Silvia

  • 6. Silvia Merialdo  |  July 14th, 2008 at 3:35 pm

    Cara Cristina, eccomi, sono di nuovo io!
    Ti volevo segnalare un’altra scrittrice immigrata che scrive in italiano: è Laila Wadia, di origini indiane, che vive da 20 anni in Italia.
    Ha scritto in italiano “Amiche per la pelle”:
    http://www.edizionieo.it/catalogo_visualizza.php?Id=633

  • 7. admin  |  July 14th, 2008 at 4:25 pm

    Cara Silvia,
    grazie della segnalazione, me lo compro subito!
    e grazie anche per le recensioni interessanti che hai fatto nel tuo blog Indian Words. Sto lavorando un sacco e non ho tempo di fare altro (o quasi) ma appena posso ti lascio un commento.

    un abbraccio, cris

  • 8. camilla  |  January 15th, 2009 at 11:36 pm

    trovo che questo romanzo generazionale ti riconcilia con la morte, ti da una chiave per accettare la perdita delle persone care. Ha qualcosa di magico e positivo.

  • 9. Daniela  |  February 1st, 2010 at 6:32 pm

    ciao Anilda,volevo congratularmi con te perchè mi piace moltissimo come scrivi..sai pure io sono albanese e anche io come te è dal 1997 che vivo in italia e devo dire la verità che leggere un libro dove narri la storia della mia patria,mi ha resa molto molto contenta..mi ha incuriosito una cosa:come mai essendo una scrittrice albanese hai scritto in italiano?Quando le mie amiche mi hanno proposto il tuo libro da leggere la prima cosa che mi è venuta in mente è stata quella che probabilmente per la prima volta avrei letto un libro in albanese:)…invece appena ho saputo che era scritto in italiano ho fatto i salti di gioia..hahahahaha..a parte gli scherzi,è stato un libro fantastico e pensare che pure a mia mamma gli è piaciuto…nila.

  • 10. piera carroli  |  May 31st, 2010 at 2:29 pm

    l’ho appena letto, è bellissimo

  • 11. cristina  |  June 2nd, 2010 at 9:09 pm

    Ciao Piera,

    se ti è piaciuto Rosso come una sposa, ti consiglio di leggere anche il secondo libro della Ibrahimi, L’amore e gli stracci del tempo.
    Per quanto mi riguarda sto aspettando il prossimo.

    Spero di sentirti presto,
    Cristina

  • 12. Liviana Parenti  |  July 13th, 2010 at 2:44 pm

    Cara Anilda e tutte le altre signore che hanno commentato.
    E’ da qualche tempo che sto cercando di avvicinarmi alla cultura albanese iniziando dalle danze albanesi: bellissime e difficilissime. Sono l’introduzione ad unb mondo velato che a me, quale occidentale, non è permesso di svelare nella sua interezza. Solo qualche accenno che i libri di Anilda, soprattutto Rosso come una sposa, mi hanno permesso di intravvedere un pochino più chiaramente. Ho ritrovato il carattere delle donne che ho danzato, l’orgoglio della propria appartenenza e delle proprie tradizioni, un mai celato snobismo verso le etnie diverse…Noi italiani, almeno dalle mie parti, questo snobismo lo abbiamo celato diversamente si sarebbe chiamato razzismo…
    L’amore e gli stracci del tempo mi è piaciuto meno… Forse perchè raccontgava di tante violenze subite, messe sotto silenzio, mai dimenticate ma…la vita va avanti e prima o poi bisogna cambiare… Le favole purtroppo muoiono sempre all’inizio di un nuovo giorno.
    Grazie Anilda per le bellissime cose che hai scritto… Aspetto il tuo prossimo libro..che spero tanto arrivi presto. Ciaol.
    Liviana

  • 13. cristina  |  July 16th, 2010 at 12:34 pm

    Ciao Liviana,
    mi ha molto incuriosito il tuo accento alle danze etniche Purtroppo a Roma ci sono sempre meno spettacoli di danza etnica, bene che va è danza contaminata, anche interessante ma non esattamente etnica. Mi piacerebbe anche vedere danza albenese che non conosco proprio. Puoi segnalarmi dei link? O meglio ancora degli spettacoli tuoi? Grazie.

    Rosso come una sposa è piaciuto molto anche a me, ma L’amore e gli stracci del tempo mi è piaciuto ancora di più.

    A presto,

    Cristina

  • 14. Lela  |  June 12th, 2011 at 5:51 pm

    Cara Anilda,
    Sono una ragazza albanese di 19 anni. vivo in Italia con la mia famiglia da 5 anni.
    Tra un pò di giorni ho la maturità e come argomento della mia tesina ho pensato di portare la nostra Albania.. Ho letto il tuo libro “Rosso come una sposa”, mi è piaciuto moltissimo e per questo l’ho introdotto nella mia tesina..Volevo solo sapere da lei le motivazioni che le hanno spinta a scrivere questo libro..

    In attesa di una sua risposta..
    Lela

  • 15. cristina  |  June 13th, 2011 at 11:52 am

    Ciao Lela,

    sono contenta che “Rosso come una sposa” ti sia piaciuto. Hai letto anche “L’amore e gli stracci del tempo”?

    Io sono Cristina e tengo questo blog “Globalstories” dove scrivo qualche commento su libri che mi sono piaciuti, quindi non sono Anilda, ma da qualche parte dovrei avere la sua email, la cerco e te la giro.

    In bocca al lupo per i tuoi esami,

    cris

  • 16. Silvia  |  August 29th, 2012 at 10:39 am

    A distanza di 4 anni (!) finalmente ho letto anche io il libro, che mi è piaciuto molto anche perché l’ho letto in Albania (e per me è sempre il massimo leggere un libro nei luoghi dove è ambientato).
    Mi è piaciuto molto come le donne protagoniste del libro siano personaggi vivi e che in qualche modo incarnano le loro generazioni.
    un abbraccio!

  • 17. cristina  |  August 29th, 2012 at 7:28 pm

    Ciao Silvia, sono contenta che l’abbia letto e che ti sia piaciuto. Si’ hanno colpito molto anche me le donne del romanzo.

    Sono molto curiosa del tuo viaggio in Albania. Aspetto racconti “a voce”…

    Ti abbraccio


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