L’attentatrice
July 14th, 2008
(ANSA) – BAGHDAD, 7 LUG – Almeno nove persone, tra cui diverse donne e bambini, sono morte e 12 altre sono rimaste ferite a Baquba da un’attentatrice suicida. La donna si e’ fatta saltare in aria in un mercato popolare, secondo una fonte di polizia della provincia di Diyala, di cui Baquba e’ il capoluogo che ha precisato solo che l’attentato e’ stato messo a segno nel quartiere di al Mafraq. Negli ultimi sei mesi sono almeno 16 le donne kamikaze che si sono fatte esplodere nella provincia di Diyala.
Questa comunicazione dell’ANSA mi ha convinto a riprendere in mano L’Attentarice e a decidermi a scriverne in questo mio blog. È da mesi che voglio farlo, ma ogni volta mi fermo perché mi fa male anche solo rileggerne le parti che ho segnato. L’attentatrice infatti è un romanzo che fa male, che non offre via di scampo; il dolore di Amin, diventa il nostro, un dolore sordo che non ci abbandona neanche quando abbiamo finito di leggerlo.
Amin Jaafari è un noto chirurgo di Tel Aviv, un arabo israeliano, che si trova in ospedale nel bel mezzo di un attentato a un ristorante della zona, e dopo lunghe ore passate a soccorrere i feriti scopre che la terrorista kamikaze è sua moglie Sihem. Niente paura non vi sto togliendo il piacere della suspense, questo succede nelle prime pagine del libro, il resto è un’altra storia. È la storia della disperazione di Amin di fronte a qualcosa di ignoto e incomprensibile, della ricerca della verità, del tentativo di capire le ragioni di sua moglie, una donna moderna, ricca, indipendente che male combacia con l’icona di martire.
“Jenin era la grande città della mia infanzia. […] Ormai è solo una città sinistrata, un’immensa rovina; non ha nulla da dire e ha l’aria insondabile come il sorriso dei martiri, i cui ritratti sono affissi a ogni angolo di strada. Sfigurata dalle innumerevoli incursioni dell’esercito israeliano, di volta in volta messa alla berlina e resuscitata per durare il piacere, giace nelle sue maledizioni, senza fiato e a corto d’incantesimi…”
Più che la descrizione della città di Jenin questa mi sembra la descrizione della Palestina, “terra prediletta da Dio, trasformata in un inestricabile immondezzaio dove i valori fondanti dell’Umanità marciscono a cielo aperto, l’incenso puzza come le promesse che ci rimangiamo e il fantasma dei profeti si copre il volto a ogni preghiera che si frange nel ticchettio delle culatte e nelle grida d’intimidazione.”
Perdonatemi le lunghe citazioni, ma la tentazione è proprio quella di tacere e rimandarvi alle pagine del libro… pagine intense, bellissime.
Non riesco a sopportare che una donna sia una kamikaze, che possa uccidere gente innocente. Ho provato a mettermi nei panni di Sihem, a sentire che non c’è più nessun innocente, che non c’è altra alternativa a questo atto tremendo se non aspettare la propria fine e quella degli amici, dei fratelli, dei figli, lentamente giorno dopo giorno; ho provato a immaginare di essere una madre palestinese che vede l’infanzia negata ai propri figli bambini. Ma nonostante tutto, non sono riuscita ad accettare l’idea di una donna kamikaze. Io dalle donne mi aspetto una soluzione, una possibilità di futuro anche quando sembra non essercene più. Non so voi.
Yasmina Khadra, L’attentatrice, Piccola Biblioteca Oscar Mondadodori 2007, pp. 232 (L’attentat, Éditions Julliard, Paris, 2005).
Yasmina Khadra è lo pseudonimo di Mohammed Moulessehoul, fino al 1999 ufficiale dell’esercito algerino. Attualmente vive in Francia.
Entry Filed under: Algeria, Yasmina Khadra

4 Comments
Add your own1. Silvia Merialdo | July 24th, 2008 at 11:11 am
Non ho letto questo libro e non ne so moltissimo della Palestina.
Ma anche a me l’idea dei kamikaze fa rabbrividire, in realtà uomini o donne che siano.
Anche io mi dico che forse siamo noi che non riusciamo a metterci dal loro punto di vista. Forse a un certo punto diventa l’unica soluzione possibile, anche perché è sostenuta da una forte ideologia. D’altra parte, di martiri, eroi ed eroine è piena anche la nostra storia. Solo che ora per noi queste cose sono “passate di moda”.
Ma penso che quello che ci dia fastidio, in realtà, sia l’uccisione di altri innocenti. Un suicidio lo giustifichiamo, un omicidio no.
Grazie per le citazioni, sono bellissime, danno veramente il senso del libro, oltre a far capire che è scritto in modo denso e doloroso.
2. cristina | July 30th, 2008 at 7:10 pm
Sì hai ragione, la cosa che colpisce di più in un attentato kamikaze è l’omicidio di persone innocenti.
A me continua a colpirmi di più se il kamikaze è una donna, perché donne e uomini sono diversi (per fortuna!) e penso che per le donne sia molto più difficile fare una strage. E quindi quando la fanno vorrei capire cosa le spinge…
Ci sono molte statistiche che mostrano che la stragrande maggioranza di omicidi è opera degli uomini, non delle donne.
Un abbraccio
3. Juliette | August 28th, 2008 at 1:10 pm
Concordo pienamente su tutto. Ho appena finito di leggere il libro che è pieno denso di pezzi come quello sopra riportato e che comunicano il non senso della situazione israeliano-palestinese, non con gli occhi dei politici, ma con gli occhi dell’uomo, dell’Umanità.
Aggiungo solo un pensiero: ho finito di leggere il libro in francese, perchè sono di origine francese e quest’estate mi è caduto l’occhio su questo libro (ricordando che tempo fa avevo assistito a una conferenza di J.K. qui a Torino), oggi ho cercato su internet la traduzione in italiano per comprarlo e ho scoperto che il titolo “l’attentatrice” non è fedele al testo francese che è invece “l’attentato”. Ci sarà una ragione … spero non prettamente commerciale, però a me piace più il titolo originale: il libro, secondo me, parla dell’attentato come fatto che da il via al raccontato, ma parla dell’Attentato alla vita, all’identità dell’uomo, alla ragione, … mentre il titolo in italiano, personalmente mi fa pensare a un romanzo quasi “thriller”, tutto incentrato sulla figura femminile, che invece, è solo di rimando la protagonista.
Ciao
4. cristina | August 28th, 2008 at 5:06 pm
Grazie Juliette del tuo commento.
E soprattutto grazie per la precisazione sul titolo (che avevo visto sul libro italiano, ma a cui non avevo fatto caso). Temo purtroppo che la traduzione italiana in l’Attentatrice sia proprio dovuta a una ragione commerciale, colpisce di più. E’ assurdo come possano decidere di cambiare così un titolo, e chissà cosa ne pensa l’autore…
A presto,
cristina
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