Questo è un blog dove parlo dei libri che leggo. E siccome in questi anni leggo soprattutto romanzi di scrittori non occidentali, sarà un blog su romanzi non occidentali. Sono partita un po’ di anni fa leggendo gli scrittori giapponesi, poi sono arrivata in India, Pakistan e dintorni, con qualche viaggio in Israele, Nord e Sud Africa, passando per la Cina. Leggere romanzi ambientati in paesi non occidentali è un po’ come viaggiare in quei paesi, così come quando ero più giovane e leggevo i classici del ‘700 e del ‘800 mi sembrava di viaggiare nel passato.

La moglie indiana

January 5th, 2009

Se mi fossi fermata alla veste editoriale probabilmente non l’avrei comprato questo libro. Sembra il solito romanzo esotico sull’India come ne escono sempre di più. La solita storia dei matrimoni combinati, e così via. Invece La moglie indiana di Anne Cherian pur girando intorno al matrimonio combinato di Neel e Leila, è la storia del disagio e la fatica di conciliare due modi di vita, quello occidentale con quello indiano, così profondamente diversi tra loro.

I personaggi sia quelli indiani sia quelli americani mi sono sembrati autentici. Ci sono tutti, i colleghi americani gentili e superficiali, gli indiani entusiasti dell’America che si vergognano di essere indiani, e infine gli indiani che si barcamenano, cercando di prendere il meglio che gli capita delle due culture.

“In India ci affanniamo per compiacere gli altri dimenticandoci di quello che rende felici noi. Qui in America invece sono tutti anche troppo concentrati su se stessi. Penso che un mix dei due sarebbe perfetto.”

Neel fa l’anestesista in un ospedale di San Francisco, ha una casa con vista sul Golden Gate Bridge. È ossessionato dall’idea di sposare una donna bianca, e per il momento ha una relazione clandestina con la segretaria del reparto. Lei vorrebbe sposarlo perché è un dottore, lui sta con lei solo perché è bianca, ma vorrebbe una donna con cui condividere qualcosa di più oltre il sesso segreto. Leila vive in India, ha avuto diverse richieste di matrimonio ma nessuna è andata a buon fine. Ha trentacinque anni e tutti cominciano a temere che sia troppo vecchia per riuscire a fare un buon matrimonio. È laureata in letteratura inglese, è bella, forse un po’ troppo alta per lo standard indiano. Finché un giorno arriva Neel come possibile sposo. Lui non ha nessuna voglia di un matrimonio combinato, va all’incontro a casa sua con la sua famiglia solo per far contento suo nonno, vecchio e malato. E suo malgrado l’incontro va bene e Neel e Leila si ritrovano fidanzati e poi sposati nel giro di un mese. E così Leila sbarca in America e si ritrova sposata con un marito che la ignora e che continua a passare serate e weekend con l’amante. Finché… La fine è ovvia. Ma non scontata.

“E quando lo abbandonò il desiderio di avere una moglie bianca, lo abbandonò anche la rabbia. Non aveva capito quanto fosse arrabbiato. Arrabbiato con Caroline perché non era la donna bianca giusta. Non aveva nessun motivo per essere arrabbiato con Caroline. Era molto più fortunato di Caroline. Fin da ragazzina aveva avuto il permesso di uscire con i ragazzi, la libertà di stare fuori casa a partire dai diciotto anni, ed eccola lì ancora da sola. Tutte quelle scelte, e non era stata in grado di fare quella giusta. Invece lui, che quasi dall’altra parte del mondo aveva dovuto tacere alla sua famiglia cosa faceva sia di notte sia di giorno, adesso, proprio grazie a quella famiglia, aveva una moglie e presto avrebbe avuto anche un figlio.”

E proprio questa illimitata libertà di scelta diventa una impossibilità di scelta e siamo sempre più soli perché non dobbiamo rendere mai conto di niente a nessuno. Io avevo ventanni nel 1977 e mi sentivo e volevo essere libera. Ma nel momento delle scelte più critiche, nei momenti di crisi o di pericolo, ho sempre sentito dei vincoli forti, nei confronti della mia famiglia ma anche della società. Vincoli che credo che mia figlia, che ha ventanni nel 2009 non senta, e la sua vita è più difficile di quanto sia stata la mia. Ogni volta ho la sensazione di incagliarmi sempre più in questo dilemma. Forse devo smettere di leggere romanzi non occidentali. Mi riportano a un mondo precedente che funziona per alcune cose ma per molte altre no, ma d’altra parte mi fa soffrire questa corsa tremenda verso un mondo tutto uguale. Stando a contatto col mondo dei ragazzi, vedo delle mostruosità terribili. Non lo dico perché non sono più giovane, non lo dico per dire che stavamo meglio “ai miei tempi”. Non ho mai avuto nostalgia di quei tempi. Lo dico perché credo che dovremmo ripensare la nostra società ma personalmente non so da dove cominciare …

Anne Cherian, La moglie indiana, Newton Compton Editori, 2008, pp. 382 (A Good Indian Wife, 2008).

Anne Cherian è nata e cresciuta a Jamshedpur, in India. Ha studiato a Bombay e Bangalore, e all’università della California, Berkeley. Vive a Los Angeles, ma si reca periodicamente in India. La moglie indiana è il suo primo romanzo.

Entry Filed under: Anne Cherian, India

8 Comments

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  • 1. Silvia  |  January 10th, 2009 at 9:12 pm

    Grazie Cristina di questa recensione.
    Non l’ho letto, ma e’ nella mia famosa lista di lettura!
    Le inquietudini di fronte a questa (per lo meno apparente) infinita liberta’ di scelta spingono anche a me a volte a rimpiangere mondi lontani (nel tempo e nello spazio) in cui neanche ho mai vissuto. Ma so bene che per molti motivi in quei mondi in realta’ soffrirei forse ancora di piu’.
    Secondo me pero’ e’ utile andarci dentro piu’ che si puo’ (sia alle nostre inquietudini, sia a quei mondi lontani). Per tentare di capirci qualcosa, oppure anche per non capirci niente. Ma per non vivere in un mondo anestetizzato e in realta’ irreale. Per vivere.
    Quindi non smettere di leggere libri non occidentali (ma tanto non ci credo che smetti)!

  • 2. cristina  |  January 11th, 2009 at 11:59 am

    cara silvia,

    anche io so bene che in quei mondi soffrirei. e infatti non sogno un ritorno al passato. ma voglio poter dire che il mondo in cui viviamo adesso e in cui stiamo trascinando tutti i mondi possibili, non mi piace. Ma voglio anche che questa mia frase non venga interpretata come un desiderio di tornare al passato. Voglio solo poter riflettere su questo nostro mondo presente senza censure.

    un caro abbraccio, cris

    P.S.: sì hai ragione, non smetterò di leggere libri non occidentali!

  • 3. Chiara  |  August 23rd, 2009 at 10:27 am

    Condivido la tua analisi sul libro.
    L’ho appena letto,mi correggo,divorato.
    All’inizio anch’io non ero.. entusiasta.
    Poi mi sono ricreduta. La storia è buona,l’idea di far trapelare la cultura indiana in questi termini pure. Non ho gradito molto lo stile,ho letto libri più scorrevoli,e avevo spesso la sensazione di notare che.. per questa autrice,era la sua prima esperienza.
    La conclusione per es. ..poteva essere resa meglio,non ci sono personaggi.. forti,a parte Leila,che cmq ok,era IL personaggio,e poi è spesso ripetitiva,concettualmente parlando. A parte questo.. anche io ho apprezzato molto il racconto,e anche quegli squarci di.. India,che trapelavano.

    .. passo a rileggerti :)

  • 4. cristina  |  August 24th, 2009 at 5:01 pm

    sono d’accordo con te, e sono quindi molto curiosa di leggere il suo prossimo romanzo.

    grazie della visita, chiara. spero riincontrarti presto.

    cris

  • 5. car  |  October 20th, 2009 at 6:32 pm

    Ho letto con molto interesse il romanzo. Condivido un po’ quello che Cristina scrive nella recensione, ma credo che, per come la sua intelligenza merita, il discorso sia da approfondire un po’. Ci provo.
    Al centro del romanzo c’è solo il gigantesco e (in un certo senso) mostruoso ego di Neel. Mi chiedo: 01. fra l’arrampicatrice Caroline ed “cacciatore di status” Neel, chi è più umano?
    02. A quale categoria (anche orientale) dell’amore ascriveresti il cosiddetto “amore” di Neel? Illuminante, sotto questo profilo, il brano che, molto opportunamente riporti: “E quando lo abbandonò il desiderio di avere una moglie bianca…”
    03. Il romanzo è molto bello (molto di più se l’editor della Chérian avesse soppresso un’ottantina di pagine), ma credo che l’autrice sia ancora molto “indiana” come etica e cultura per poter offrire “modelli” universali. Un troppo compiacente “giustificazionismo” per i comportamenti del suo “eroe”, me la rende particolarmente distante.
    Saluti ed hai tutta la mia comprensione per il tuo lavoro; ma, per questo discorso, aspetto la tua recensione de “L’età indecente”.

  • 6. cristina  |  October 22nd, 2009 at 12:34 pm

    Ti riferisci al libro di Marida Lombardo Pijola? L’ho comprato ma non l’ho ancora letto.
    Mi interessa moltissimo l’argomento… ma non lo recensirò in maniera diretta nel blog, molto probabilmente lo citerò appena trovo l’occasione. Ti scriverò qualcosa comunque in risposta a questo tuo commento.

    cosa intendi dicendo che “l’autrice sia ancora molto “indiana” come etica e cultura per poter offrire “modelli” universali”?

    Pensa a quanti modelli universali abbiamo offerto noi occidentali…

    mi piacciono gli “sguardi da fuori”, li trovo molto utili e stimolanti. ho letto molti commenti di donne non occidentali critiche rispetto alla condizione delle donne nei loro paesi ma anche del ruolo delle donne in occidente, e penso che proprio lavorando con loro potremmo riuscire a trovare una soluzione “universale” al problema.

    a presto e grazie molto della visita, cris

  • 7. angela  |  January 29th, 2010 at 4:11 pm

    io mi preoccuperei del fatto che nel 2010 ci sono ancora i matrimoni combinati. e non è questione di cultura..è questione di barbarie.

  • 8. cristina  |  February 2nd, 2010 at 12:12 pm

    ciao angela, non mi scandalizza tanto il matrimonio combinato, ma certo se per matrimonio combinato intendiamo matrimonio “imposto” allora sì che non mi piace!

    Io però vorrei che cominciassimo a parlare anche delle “nostre” barbarie, che siamo così bravi a mascherare da progresso e liberazione. Basta pensare ai ragazzi “costretti” a sballi facili e pericolosi, alle ragazzine seminude “costrette” a seguire modelli femminili atroci e umilianti.
    Il problema è che se ci lamentiamo di questo, immediatamente veniamo accusati di voler tornare al passato, come se non ci fossero alternative: o il medioevo dei paesi islamici più integralisti o lo sbando occidentale contemporaneo. Mi piacerebbe che potessimo inventarci qualcos’altro!

    cristina


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