Questo è un blog dove parlo dei libri che leggo. E siccome in questi anni leggo soprattutto romanzi di scrittori non occidentali, sarà un blog su romanzi non occidentali. Sono partita un po’ di anni fa leggendo gli scrittori giapponesi, poi sono arrivata in India, Pakistan e dintorni, con qualche viaggio in Israele, Nord e Sud Africa, passando per la Cina. Leggere romanzi ambientati in paesi non occidentali è un po’ come viaggiare in quei paesi, così come quando ero più giovane e leggevo i classici del ‘700 e del ‘800 mi sembrava di viaggiare nel passato.

Neve sottile

January 26th, 2009


Saranno più di 10 anni che non leggo un romanzo giapponese, con qualche rara eccezione. C’è stato un lungo periodo, al ritorno da un viaggio di lavoro di quasi 3 mesi in Giappone, nel 1986, in cui ho letto solo scrittori giapponesi. Tanizaki, Arishima, Kawabata, Natsume, Mishima, Akutagawa, solo per citarne alcuni. A un certo punto ho cominciato a soffocare, mi sembrava di leggere un unico infinito romanzo, e così ho smesso.

 

Ma leggendo Neve sottile di Jun’ichiro Tanizaki mi sono all’improvviso ricordata perché quei romanzi mi piacessero tanto. Prima di tutto mi piace il ritmo, lento, pieno di pause e di descrizioni ravvicinate. Romanzi in bianco e nero anche quando descrivono la fioritura dei ciliegi o i disegni di un kimono.

 

“La caccia alle lucciole non ha nulla della gioia radiosa che accompagna le gite ai ciliegi in fiore. Forse la sua vaga e oscura bellezza appartiene ancora al tempo dell’infanzia, al mondo delle fiabe e dei sogni. Una sensazione da esprimere non con le parole e con i colori, ma soltanto con la musica del koto. E anche adesso, mentre ella giaceva a occhi chiusi, lungo il fiume, nel gran grembo della notte, le lucciole continuavano a sciamare luminose, innumerevoli, silenti. All’improvviso, Sachiko provò una specie di palpito, sentì qualcosa agitarsi nel suo intimo, come se si fosse unita al loro trepido volo, nel continuo accendersi e spegnersi dei riflessi sull’acqua tracciando anch’ella un’incerta scia di luce.” 

Questo pezzo mi ha fatto ricordare una volta che in campagna tornando a casa a piedi, era una notte scura senza luna e ci sembrava di essere inghiottiti dal buio, all’improvviso ci si aprì davanti un sentiero di luce. Erano le lucciole che ci accompagnarono fino a casa. Provammo la sensazione che ci avessero scelto, e che ci stesse succedendo qualcosa di magico.

Leggendo i romanzi giapponesi mi sembra di guardarmi allo specchio, uno specchio per i sentimenti più profondi, quelli nascosti, di cui non saprei parlare. Una conoscenza profonda dei sentimenti, sempre con la consapevolezza che gli esseri umani esistono solo in rapporto alla natura.

Neve sottile racconta il legame solo appartemente sottile che unisce quattro sorelle, molto diverse tra loro, ognuna con una propria vita anche se tutte molto collegate tra loro. Come nota Teinosuke, il cognato marito di Sachiko, in un ritratto magnificamente sensuale che ricorda una tipica stampa giapponese.

 

“Ma una sera, mentre cercava Sachiko nella stanzetta giapponese attigua al bagno, Teinosuke trovò Yukiko che, seduta sulla veranda con le ginocchia ripiegate sotto il mento, si faceva tagliare le unghie dei piedi dalla sorella minore. Con prontezza, Yukiko nascose i piedi nudi e assunse una posizione più composta. Mentre richiudeva la porta, Teinosuke vide Koi-san curvarsi per raccogliere le forbicette lucenti. Fu questione di un attimo, eppure la tranquilla dolcezza di quella scena familiare lo commosse: per quanti motivi di disaccordo potessero nascere tra le sorelle, si poteva essere certi che non sarebbe mai sopravvenuto un conflitto insanabile.”

 

Colpisce che il romanzo sia stato scritto nel 1942 eppure i personaggi non parlino mai tra loro della guerra in Europa e dell’imminente coinvolgimento del Giappone. Se ne sente appena qualche eco.

 

Bellissimo!

 

Jun’ichiro Tanizaki, Neve sottile, Guanda, 2006, pp. 521 (Sasame Yuki, 1944-48).

Jun’ichiro Tanizaki (Tokio 1886 – Atami 1965) è uno dei grandi maestri della letteratura giapponese del Novecento.

Entry Filed under: Giappone, Jun'ichiro Tanizaki

3 Comments

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  • 1. Silvia  |  January 31st, 2009 at 12:36 am

    Un tempo leggevo anch’io molti scrittori giapponesi (pur non essendo mai stata in Giappone). Anche per me era come un po’ spogliarmi di tutto, sfrondare, per arrivare al nocciolo di quello che restava, i sentimenti.
    Non so neanche io perche’ ma invece la tendenza adesso e’ quella di caricarmi il piu’ possibile, aggiungendo, aggiungendo…
    Forse non mi farebbe male leggere Neve sottile, e tornare un po’ al candido bianco e nero della natura.
    Grazie della recensione!

  • 2. Patrizia  |  June 25th, 2009 at 3:49 pm

    Ciao,
    anche io, pur non essendo stata in Giappone, mi sono appassionata alla sua letteratura, un po’ per caso, un po’ per sfida…ho letto prima “La formula del professore” di Ogawa Yoko, mi sono sentita coinvolta, è vero quello che dici, il ritmo è lento, racconta lo scorrere della giornata e il tuo tempo scorre insieme alle parole, lento, ma mai noiso.
    Poi sono passata, e ne sono rimasta estremamente affascinata, a “Kafka sulla spiaggia” di Haruki Murakami; ho candidato questo scrittore a diventare uno dei miei preferiti…leggere i suoi romanzi è come chiudere gli occhi e sognare, ma non come si usa dire quando leggi un romanzo classico d’amore…è un sogno che vivi pur sapendo che è un’altro a sognarlo; lo so, come spiegazione non è proprio il massimo, ma è quello che senti leggendo. I personaggi sono affascinanti, e ti senti attratta da loro all’inverosimile, ma allo stesso tempo vorresti allontanare quella tristezza di cui sono pregni.
    Ti trovi ad essere avida di quelle parole che escono e prendo vita dalle pagine del romanzo, e mano a mano che ti avvicini alla fine vorresti che si allontanasse perchè se da un lato vorresti scoprire quello che c’è dietro l’angolo, dall’altro vorresti restare attaccata alla voce narrante, come l’ultima foglia d’autunno che non vuole staccarsi dal ramo.

  • 3. cristina  |  June 26th, 2009 at 7:07 pm

    ciao patrizia, mi fa piacere sentire quante tracce hanno lasciato dentro di te i romanzi giapponesi che hai letto! Provo anch’io quella sensazione doppia di voler restare attaccata “come l’ultima foglia d’autunno che non vuole staccarsi dal ramo” e nello stesso tempo scappare via dalla tristezza dei personaggi… Ma forse è proprio questo il bello.

    Piace molto anche a me Haruki Murakami, ho letto moltissimi suoi libri e li ho amati tutti. Ti consiglio di leggere Sotto il segno della pecora, del 1982.

    Grazie per la tua visita e spero di rincontrarti presto.
    cris


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