Questo è un blog dove parlo dei libri che leggo. E siccome in questi anni leggo soprattutto romanzi di scrittori non occidentali, sarà un blog su romanzi non occidentali. Sono partita un po’ di anni fa leggendo gli scrittori giapponesi, poi sono arrivata in India, Pakistan e dintorni, con qualche viaggio in Israele, Nord e Sud Africa, passando per la Cina. Leggere romanzi ambientati in paesi non occidentali è un po’ come viaggiare in quei paesi, così come quando ero più giovane e leggevo i classici del ‘700 e del ‘800 mi sembrava di viaggiare nel passato.

La svergognata. Diario di una donna palestinese

May 26th, 2009


“Prendere una decisione non è tanto facile. All’inizio c’è uno slancio appassionato verso quello che abbiamo in testa, poi il rifiuto. Paura, confusione, mancanza di fiducia. Le donne che riescono nella vita sono sempre illogiche e riescono ad andare al di là della realtà [...]. Io, invece, non smetto di sognare. La terra rossa, le pietre bianche. La brezza, un cielo blu e la terra del mio paese. E presi a cullare la terra del mio paese.”

Dall’esilio in uno dei paesi del golfo dove lavora il marito, ubriacone e codardo a cui la sua famiglia l’ha data in sposa per forza, a causa della sua svergognatezza, “nel vuoto della casa, nel vuoto dell’universo, nel vuoto della vita”, Afaf si rifugia nel sogno. Il sogno del suo paese di origine, del passato, del vecchio e unico amore. Ma quando riuscirà a tornare a casa, il passato il suo paese e il vecchio amore si riveleranno essere soltanto un’illusione. Come dice Piera Radaelli nella sua bella nota critica “il ritorno non è che l’inizio di un nuovo, lungo cammino.”

Il romanzo di Sahar Khalifah è un libro universale. Non solo una denuncia sulla condizione femminile nel mondo arabo, piuttosto un sentire e un ragionare sulla condizione femminile in genere. Mettendo a nudo quegli impedimenti “intrinseci” che noi donne ci creiamo, quei legami che soffocano ma di cui non possiamo fare a meno, quei fili da stendere che te li ritrovi stretti intorno al collo. La prigionia del fare fare fare, sempre per qualcun altro. Dovunque, almeno finora. Non so cosa succederà alle ragazze di oggi quando saranno donne.

Ci dice Afaf: ”In gioventù avevo molto deriso quei valori e quel modo di pensare. Ma quando mi immersi nella realtà, entrando nel mondo della moglie realista, mi resi conto che non avrei potuto scegliere la mia realtà fuori dal quadro di questi valori. E che, volente o nolente, questo quadro mi limitava. E che non avrei trovato posto in questa realtà, se non facendo miei i suoi schemi, se non comportandomi secondo i suoi canoni.”

Noi donne emancipate occidentali facciamo di più, una fatica doppia, con la nostra emancipazione a gravare sopra il vecchio strato di doveri e accudimenti. E siccome vogliamo anche fare quello che ci pare, per farlo dobbiamo prima sistemare bene tutto, tutto quello che ci si aspetta da noi. E poi possiamo anche andare.

E allora il problema è capire, distinguere il necessario dall’imposto. La nostra grande differenza. Io per il momento vado avanti per tentativi (e errori, molti errori!). Non so voi…

“Vedo il mondo dalla cruna di un ago. Altri lo vedono dalla punta di un ago. Io la vedo da ambedue le parti.”

Sahar Khalifah, La svergognata. Diario di una donna palestinese. Giunti 1989 (Mudhakkirat imrak ghair waqi’iyah, 1986). Traduzione dall’arabo di Piera Radaelli.

Sahar Khalifah, nata a Nablus (Cisgiordania) nel 1941, è considerata una delle migliori scrittrici arabe. La svergognata è la sua prima opera pubblicata in Italia.

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