Il meccanico delle rose
July 7th, 2009
Nell’intervista sul sito della Einaudi Hamid Ziarati parlando della struttura del suo romanzo dice: “Avevo chiare in mente tutte le vicende del protagonista del romanzo e degli altri personaggi secondari che lo avrebbero affiancato lungo la sua saga. Ho capito che volevo raccontare la storia di un uomo qualunque, un protagonista invisibile, un eroe solo per chi l’ha sfiorato e l’ha creduto tale, senza però aver mai potuto addentrarsi nei suoi più intimi segreti, nella sua mente, nei suoi pensieri; così come succede per la vita di chiunque. E se non potevano farlo i personaggi secondari che l’avevano conosciuto così da vicino, non avrei potuto farlo neanch’io. Quindi ecco che la struttura ha preso forma da sé: doveva essere contemporaneamente un padre e una madre, un cugino e un amico, un marito e una moglie, un amante e un fedele, e perché no? anche un vigliacco. Un protagonista, come lo sono tutti gli altri personaggi, solo di passaggio.”
Mi è piaciuta molto la struttura del romanzo che a prima vista sembra più una raccolta di racconti, dove il protagonista, il meccanico delle rose del bel titolo, appare pian piano durante la lettura attraverso la descrizione della relazione che ha con gli altri personaggi. Come dire che esistiamo solo in quanto ci relazioniamo con gli altri.All’inizio non sappiamo che è Reza il protagonista ma alla fine del libro ne siamo certi. La storia di Reza, che a differenza degli altri personaggi non ha un capitolo col suo nome, comincia nel primo capitolo, quello di suo zio (che in realtà è suo padre) Akbar che tornando a casa dopo il primo incontro clandestino con Akram (sorella di sua moglie) è sicuro che lei “porti in grembo il suo seme”. Lo ritroviamo nel secondo capitolo, quello dedicato a suo cugino Khodadad, e siamo convinti che sia solo un personaggio gregario, funzionale alla forte personalità del cugino, che invece uscirà definitivamente di scena. E’ solo alla fine del terzo capitolo, quello dedicato a sua moglie Donya, una figura tragica molto profonda, indimenticabile, che lo ritroviamo. Quando appena sposati lui la porta a casa con tenerezza, e poi quando prende in braccio per la prima volta la loro bambina, che poi non è proprio biologicamente sua perché probabilmente quando l’ha spostata Donya era già incinta del figlio dei padroni dove lavorava.
Ma quello di Reza per sua figlia Mahtab è un amore incondizionato.“[...] Reza esplodeva in una risata dopo l’altra e guardava Mahtab come se stesse guardando la sua anima uscita dal corpo in mezzo al deserto; aveva gli occhi lucidi, due cucchiai traboccanti di lacrime; quando sua figlia aveva finito l’esibizione lui l’aveva presa tra le braccia e ricoperta di baci, e poi l’aveva solleticata come al solito fino a farla piangere dal tanto ridere.” E’ in quell’occasione che Reza giura a sua moglie che mai e poi mai avrebbe fatto fare un matrimonio combinato a sua figlia, “neanche se il pretendente fosse stato il figlio dello shah in persona.”
Questo amore paterno Reza deve averlo ereditato da suo padre-zio, Akbar. Anche Akbar ha un amore incondizionato per sua figlia: “[...] anche se il desiderio di un figlio maschio era già forte, la sua preferita tra tutte le figlie fu proprio la seconda: era bella come la luna piena, aveva la sua identica fossetta sul mento, incavata e carnosa, e i suoi occhi erano belli e profondi come un pozzo nel deserto.” Mi piacciono questi uomini che non hanno paura di far vedere quanto sono innamorati delle loro figlie.
Evito di rincorrere Reza nei vari capitoli che restano, preferisco lasciarvi orientare in questa bellissima rete di personaggi, ognuno ugualmente necessario alla storia, anche se solo di passaggio.
Hamid Ziarati, Il meccanico delle rose, Einaudi 2009, 276.
Hamid Ziarati è nato a Teheran nel 1966 e vive a Torino dove si è leureato in ingegneria. Sempre per Einaudi ha pubblicato Salam, maman. Scrive in italiano.
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