Questo è un blog dove parlo dei libri che leggo. E siccome in questi anni leggo soprattutto romanzi di scrittori non occidentali, sarà un blog su romanzi non occidentali. Sono partita un po’ di anni fa leggendo gli scrittori giapponesi, poi sono arrivata in India, Pakistan e dintorni, con qualche viaggio in Israele, Nord e Sud Africa, passando per la Cina. Leggere romanzi ambientati in paesi non occidentali è un po’ come viaggiare in quei paesi, così come quando ero più giovane e leggevo i classici del ‘700 e del ‘800 mi sembrava di viaggiare nel passato.

Il rumore dell’acqua

August 18th, 2009


Questo post è dedicato a mio padre, così come il romanzo è dedicato al padre dell’autore.

Ho comprato questo libro senza leggere la prima pagina come faccio sempre. Mi è piaciuto il titolo e il fatto che l’autore fosse un indiano residente in India e non, come spesso accade, negli Stati Uniti o a Londra. Ma quello che più mi ha convinto a comprarlo a scatola chiusa è stato leggere nella quarta di copertina che la storia era ambientata in una miniera.

Sono cresciuta con racconti sulle miniere, soprattutto di mio padre che da giovane medico aveva studiato le malattie polmonari dei minatori, facendo studi comparati tra i minatori in Sardegna e quelli in Belgio, che nella maggior parte dei casi sempre di minatori sardi si trattava… Ma anche di mia madre che lo accompagna in questi viaggi, mentre io e mio fratello venivamo felicemente affidati ai nonni in Sardegna dove potevamo vivere la nostra vita “brada” che tanto ci piaceva e che difficilmente riuscivamo poi a spiegare ai nostri amici a Roma. Mia madre mi raccontava delle mogli e delle case dei minatori dove veniva spesso invitata, mi raccontava dei centrini e delle tende e della perfezione delle loro case di emigrati in Belgio. E poi il fidanzato della nostra tata era minatore in Sardegna, ed eravamo sempre preoccupati che si ammalasse finché un giorno riuscì finalmente a tornare a fare il contadino.

Tutti i racconti avevano sempre un alone di tragedia, il tono di una minaccia incombente. Non sempre lo capivo ma lo avvertivo nelle parole e nell’impegno di mio padre.

“Chiunque entri in questa miniera può avvertire un sudario debilitante calargli sulla mente, risucchiare i pensieri positivi e soffocare le aspirazioni. Ogni giorno questi uomini sbiaditi indossano le loro tute sbiadite e si calano con riluttanza nelle profondità inflessibili di questa miniera, fuggendo dal vuoto disperante delle loro vite di sopra verso la durezza anestetica del carbone di sotto. Dentro trapano, martellano, scavano, grattano, sollevano e spingono. Alle rocce che non oppongono resistenza fanno cose che non possono fare alle persone che lasciano indietro in superficie. Si sfiniscono tanto che quando tornano al mondo di sopra portano meno pesi nella mente. Col tempo alcuni cominciano a cedere pezzetti di anima al sottosuolo. Questo non è un posto in cui esistere. Ed è un posto anche peggiore per morire.”

Pochi anni fa, viaggiando senza meta in Sardegna con D., siamo capitati nella zona delle miniere. Stava scendendo la sera e non sapevamo dove andare. All’improvviso ci siamo trovati davanti un albergo di lusso, di quelli a basso impatto ambientale, dove abbiamo mangiato ma dove per fortuna non avevano una camera libera. Abbiamo poi scoperto che è uno tra gli alberghi più cari del mondo! Una vecchia miniera riadattata davanti a una spiaggia bellissima con delle dune altissime. Ci hanno indicato una struttura poco più in là, con dei piccoli appartamenti costruiti su quello che era stato il villaggio dei minatori. E così ho passato la notte insonne, davanti alla porta sotto il cielo stellato, sentendo da ogni parte le antiche sofferenze dei minatori e delle loro famiglie… Non riuscivo a conciliare la vacanza con il passato di quel luogo. Probabilmente ho esagerato, come a volte mi capita, forse potevo essere contenta che le miniere non ci fossero più e che magari i figli dei minatori adesso fanno i camerieri o i cuochi negli stessi luoghi dove i loro padri e i loro nonni sono invecchiati prematuramente, ma non ci sono riuscita.

Il rumore dell’acqua non mi ha deluso. È la storia dell’allagamento di una miniera e dei suoi protagonisti. Non avrebbe senso raccontarvi la trama. Posso solo dirvi che è la storia del rapporto dei minatori ma anche degli impiegati e degli ingegneri minerari con la miniera, un rapporto di amore-odio. Come se ognuno, a modo suo, percepisse la miniera come la propria origine, qualcosa a cui si deve tornare per avere l’assoluzione per le proprie vite sbagliate. La miniera è la Bestia, come la chiama Raimoti, il personaggio più poetico, che l’ha aspettata per anni finché non l’ha incontrata nell’incidente dell’allagamento.

“Sono trasportati via dalla realtà del mondo là fuori – le sue visioni, i suoi odori e i suoi rumori. Null’altro arriva qui dove la terra giace stancamente esposta, squarciata dall’urto folle dell’uomo avido di ricchezze. Per secoli è stata saccheggiata, erosa e morsa, eppure giace ancora lì, indifferente, inerte. Per quanto? si chiede Raimoti. Quanto le ci vorrà a decidere che basta? Quanto, prima che schiacci i colpevoli con una sola, gigantesca torsione dei lombi? Quanto, prima che la Bestia che fa il nido dentro di lei affiori e divori quei ladri?, Non molto, echeggiano i sussurri dietro di lui, pungendogli la pelle del capo, provocandogli un sudore freddo. Si volta per scoprire solo la visione del tunnel che si ritrae e poi svolta, scomparendo alla vista. I pipistrelli della paura volano via pigolando e si insinuano nella rete intrecciata dei cunicoli abbandonati. Sentono la Bestia!”

Potente la scrittura di Sanjay Bahadur, farcita di riferimenti ai Veda e alle Upanishad, ma anche a William Blake, a Eliot e ai ghazal.


Il rumore dell’acqua di Sanjay Bahadur, 2009, pp.236, Cairo Editore (The sound of water, 2009), traduzione di Beatrice Masini.

Sanjay Bahadur è un alto funzionario del ministero indiano per il Carbone. Il rumore dell’acqua è il suo primo romanzo.

Entry Filed under: India, Sanjay Bahadur

4 Comments

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  • 1. Silvia  |  August 20th, 2009 at 1:27 pm

    Che bel post e che bel libro deve essere: lo leggero’ senz’altro al ritorno dalle vacanze!
    Per ora un saluto dal Sulawesi!

  • 2. cristina  |  August 21st, 2009 at 5:04 pm

    Wow! un commento dall’Africa! Goditi le tue vacanze, e poi magari raccontacele…

  • 3. maria  |  October 6th, 2009 at 8:28 am

    Ciao Cristina,
    questo post mi è piaciuto tantissimo…Grazie! Comprerò questo libro.
    Maria

  • 4. cristina  |  October 7th, 2009 at 9:10 am

    grazie maria. fammi sapere cosa ne pensi quando lo leggi.
    un abbraccio, cris


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