Questo è un blog dove parlo dei libri che leggo. E siccome in questi anni leggo soprattutto romanzi di scrittori non occidentali, sarà un blog su romanzi non occidentali. Sono partita un po’ di anni fa leggendo gli scrittori giapponesi, poi sono arrivata in India, Pakistan e dintorni, con qualche viaggio in Israele, Nord e Sud Africa, passando per la Cina. Leggere romanzi ambientati in paesi non occidentali è un po’ come viaggiare in quei paesi, così come quando ero più giovane e leggevo i classici del ‘700 e del ‘800 mi sembrava di viaggiare nel passato.

Hotel Calcutta

February 23rd, 2010

“Hotel Calcutta è un romanzo imperdibile che fa rivivere la Calcutta luccicante, sofisticata e ipocrita degli anni Cinquanta, vista da dietro il bancone di un hotel (oppure in brevissimi viaggi-missioni, quasi sempre notturni) nelle sue pieghe più buie. E’ imperdibile anche e soprattutto per il fascino dei tanti personaggi, così vivi che sembrano saltare fuori dalle pagine, per poi rituffarcisi dentro con le loro occupazioni, paranoie e storie commoventi da seguire.“

Così scrive Silvia Merialdo nel suo interessante blog Indian Words. Proprio su Indian Words potete trovare il link per vedere il film (con sottotitoli in inglese) tratto dal libro nel 1968. Ve lo consiglio.

L’ho finito ieri sera il romanzo e stasera mi dispiacerà andare a letto senza gli ospiti dell’hotel Calcutta, e soprattutto senza Shankar e Bose-da. Come scrive Silvia infatti “le storie più affascinati sono quelle di chi nell’albergo ci lavora o, meglio, ci vive: il direttore Marco Polo, un orfano dal passato particolare, Rosie, la segretaria dalla pelle scura scappata e poi tornata, Natahari, il bramino che è finito a occuparsi delle federe dei cuscini e di come abbinarle al colore delle tende, Gomez, il musicista con la passione per Händel e Beethoven, e il sempre presente Bose-da, receptionist e mentore del nostro narratore.”

Da una parte l’Hotel Calcutta è un grande palcoscenico di storie incredibili e struggenti, che abbiamo potuto vedere attraverso gli occhi di Shankar affacciati al bancone della reception accanto a lui, o di notte seduti sulla terrazza a ascoltare le note struggenti del violino di Gomez. Dall’altra l’Hotel Calcutta è un luogo magico e potente dove avviene l’iniziazione del giovane Shankar, che alla fine potrà andarsene nel mondo e affrontare la sua vita: “le innumerevoli stelle del cielo mi diedero speranza, mi diedero forza. Generoso e infinito, il tempo mi si parava davanti. Mi volsi per l’ultima volta a guardare la mia cara locanda: le instancabili luci dello Shahjahan continuavano a brillare. E io ripresi a camminare”.

Se volete saperne di più andate a leggere il post di Silvia Merialdo…

Sankar, Hotel Calcutta, Neri Pozza 2009, pp. 443. (Chowringhee, 1962, scritto in bengali). Traduzione dall’inglese di Norman Gobetti.

Sankar (Mani Shankar Mukherji) è uno dei più grandi scrittori di lingua bengali.


Entry Filed under: India, Sankar

1 Comment

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  • 1. Silvia  |  February 23rd, 2010 at 12:24 pm

    Bel libro, molto stimolante, pieno di vita, che scorre nella lettura.
    Questa vitalità dei personaggi mi sta seguendo anche nella mia attuale lettura: Ravan & Eddie, dove i due diavoletti protagonisti sembrano pure lì saltar fuori dalle pagine.

    Grazie infinite per il rimando al mio blog, sei troppo gentile!


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