Questo è un blog dove parlo dei libri che leggo. E siccome in questi anni leggo soprattutto romanzi di scrittori non occidentali, sarà un blog su romanzi non occidentali. Sono partita un po’ di anni fa leggendo gli scrittori giapponesi, poi sono arrivata in India, Pakistan e dintorni, con qualche viaggio in Israele, Nord e Sud Africa, passando per la Cina. Leggere romanzi ambientati in paesi non occidentali è un po’ come viaggiare in quei paesi, così come quando ero più giovane e leggevo i classici del ‘700 e del ‘800 mi sembrava di viaggiare nel passato.

Le ceneri di bombay

March 21st, 2010

“Era la sua città, quella che guardava dal finestrino di un treno in corsa: la città che amava tanto, che aveva creduto potesse rimanere immutata ed eterna, quella dove avrebbe potuto continuare a condurre la vita facile e placida a cui era così abituato. La città che l’aveva sostenuto e aveva nutrito i suoi sogni, la città per cui aveva rifiutato il mondo intero. Quella città gli era morta sotto gli occhi, quel giorno. “



La città è Bombay, e chi parla è Jingo, figlio di una famiglia parsi che si aspetta da lui una brillante carriera di commercialista, preceduta dalla laurea in una prestigiosa università americana. Ma niente di tutto questo riesce a attrarre Jingo. Che invece vorrebbe fare il romanziere e raccontare la sua città e la sua gente. Di cosa avrebbe potuto parlare se si fosse adattato “alle città occidentali, asettiche e ordinate”? Per questo lavora come freelance per un’agenzia di sondaggi, che gli permette “di esplorare gli anfratti e i vicoli della città, di sentire la carezza furtiva delle sue strade senza volto mentre suona alla polta degli sconosciuti; immergersi nel loro calore, imbeversi della loro gioia e dei loro dolori anonimi, far finta di non aver sentito i loro rutti grossolani, di non aver notato imbarazzi, reticenze e bugie – un’intimità del tutto speciale – e al tempo stesso raccogliere scene e immagini che avrebbe inserito nel romanzo che un giorno avrebbe scritto.”

E sono proprio loro due, Bombay e Jingo i protagonisti di questo viaggio, un viaggio crudele da cui entrambi, la città e l’uomo, ne usciranno se non proprio cambiati, cresciuti. C’è un momento di questo viaggio, dove tutto appare perduto: per Jingo, l’amore della sua ragazza, l’affetto dei genitori, la possibilità di scrivere il suo romanzo, e per la città, la propria identità.

Di fronte alla disperazione che Jingo incontra nella città, disperazione che è qualcosa di diverso dalla povertà, di molto peggio, anche la sua fantasia di diventare scrittore crolla. “Era possibile descrivere la povertà immaginandosela, anche se non se n’era mai fatta l’esperienza diretta. Ma immaginarsi un mondo del tutto senza speranza era terrificante.  [...] Chi può scavare nella mente di una persona che ha perso ogni speranza? Nella mente di quel demone oscuro e nefasto che non trova dentro di sé la gratitudine per le briciole avanzate dal piatto? Per questo ci fanno paura i poveri, pensò Jingo: perché stanno da qualche parte dentro di noi, a fare le boccacce al nostro compiaciuto ottimismo.”

E la città è percorsa da nuove violenze che le cambieranno definitivamente, oltre al nome ufficiale, anche il carattere, in una mescolanza di vecchie beghe etniche e nuovi modi di far soldi.

In qualche modo Jingo rappresenta quelli di noi che vorrebbero cambiare qualcosa ma non sanno come, che non sopportano quello che vedono ma che, se da una parte non possono far finta di niente, dall’altra non riescono a trovare nuove soluzioni, e l’unica cosa che gli rimane è quel minimo di coerenza che perseguono giorno dopo giorno.

Un personaggio intrinsecamente attuale come è attuale lo spirito della città di cui ci racconta.

Cyrus Mistry, Le ceneri di Bombay, Metropoli d’Asia 2009, pp. 414 (The Radiance of Ashes, 2005), traduzione di Giovanni Garbellini, glossario a cura di Sara Bianchi.

Cyrus Mistry ha iniziato la sua carriera letteraria come drammaturgo (per cui a ricevuto numerosi premi), sceneggiatore, giornalista freelance, autore di racconti. Questo è il suo primo romanzo.

Entry Filed under: Cyrus Mistry, India

3 Comments

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  • 1. Andrea  |  March 29th, 2010 at 12:33 pm

    Tra i miei amici, quasi tutti lo trovano il libro migliore tra quelli che MdA ha pubblicato fin qui. Mi fa piacere, perchè è il tipo di narrativa che prediligo: forte, che ti tiene legato alla trama pagina dopo pagina, ma capace di racccontare una realtà che non conoscevo.

  • 2. cristina  |  March 29th, 2010 at 1:14 pm

    Hai ragione Andrea, è proprio per questo che mi è piaciuto.
    Mi sembra molto rappresentativo della vostra scelta editoriale. Complimenti e buon lavoro!,

    cristina

  • 3. Silvia Merialdo  |  April 14th, 2010 at 3:35 pm

    Finalmente l’ho letto anche io!
    Quello che più mi ha (favorevolmente) colpito di questo libro è che mi aspettavo un libro d’azione e invece è molto introspettivo. Ed è quasi crudele nel seguire non solo le vicende di Bombay, ma gli stessi pensieri di Jingo, che appare così vulnerabile di fronte agli eventi o alle sue stesse emozioni.

    Bel libro, ma fra quelli finora letti di MdA, ho però preferito Ravan &Eddie. Ma sono gusti puramente personali! :)


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