Questo è un blog dove parlo dei libri che leggo. E siccome in questi anni leggo soprattutto romanzi di scrittori non occidentali, sarà un blog su romanzi non occidentali. Sono partita un po’ di anni fa leggendo gli scrittori giapponesi, poi sono arrivata in India, Pakistan e dintorni, con qualche viaggio in Israele, Nord e Sud Africa, passando per la Cina. Leggere romanzi ambientati in paesi non occidentali è un po’ come viaggiare in quei paesi, così come quando ero più giovane e leggevo i classici del ‘700 e del ‘800 mi sembrava di viaggiare nel passato.

Tutto il giorno è sera

June 17th, 2010

“C’è una terra che si protende dal collo sottile dell’istmo di Kra delicata come la testolina di un uccello, e forma la metà di un paese chiamato Malaysia. E’ una terra senza primavera senza estate senza autunno senza inverno. Può capitare una giornata impercettibilmente più umida o più secca, ma sono perlopiù calde, umide, luminose, brulicanti di pigra vita tropicale, che porta a interminabili pause tè e folli corse attraverso la città premendo il clacson per arrivare a casa prima dell’acquazzone pomeridiano. Sono queste le piogge più consuete, sferzanti cordoni d’argento che allagano i campi da gioco e costringono gli impiegati degli uffici a raggiungere a guado le fermate degli autobus con le scarpe ridotte a secchi. Furiosi e melodrammatici, i rovesci pomeridiani provocano ingorghi spaventosi, per il fumo nero dei camion e lo stridore dei freni degli scuolabus,  e allo stesso tempo bellissimi: con le sinuose strisce di giallo acqueo disegnate ininterrottamente dai fari, con i riflessi dei lampioni azzurrini nell’improvvisa fioritura di pozzanghere, con la fluorescente malinconia dei chioschi deserti lungo le strade. Sembra che ogni giorno inizi con una fiammata e finisca con questi diluvi, così che il passato, il presente e il futuro scorrano insieme in un perenne fiume indistinto.”

Tutto il giorno è sera: non ci poteva essere titolo migliore per questo romanzo con poca luce tutto chiuso com’è, per trecento novantadue pagine su trecento novantanove, tra le pareti della Grande Casa di Kingfisher Lane. E’ qui che si svolge la storia, che si dipana il groviglio dei rapporti tra i sette componenti della famiglia Rajasekharan, ricca famiglia di origine indiana, con tanti scheletri negli armadi (come si addice alle grandi famiglie che abitano le Grandi Case) con fantasmi annessi. Appa e Amma i genitori e i tre figli Uma SureshAasha, la nonna paterna Paati e lo zio paterno Zio-Sala-da-ballo.

E la scrittura, bellissima, gira intorno a se stessa rivelando indizi, e sentiamo l’oppressione di non poter immaginare nulla perché tutto è già successo, e giriamo anche noi, la testa vuota per il caldo umido, le gambe che si trascinano lente, verso la resa dei conti, lo svelamento definitivo, tra presente passato e futuro.

E non c’è un personaggio principale, ma sono tutti protagonisti indispensabili, uno peggio e al tempo stesso meglio dell’altro.

Molto utili i racconti sui rapporti tra le tre diverse etnie: malese cinese e indiana.

Assolutamente da leggere.

Preeta Samarasan, Tutto il giorno è sera, Einaudi 2010, pp. 399, (Evening is the Whole Day, 2008). Traduzione di Anna Nadotti e Federica Oddera.

Preeta Samarasan è nata e cresciuta in Malesia. Ha studiato negli Stati Uniti dove ha preso un dottorato in Musicologia. Vive in Francia. Tutto il giorno è sera è il suo primo romanzo.

Entry Filed under: Autori, Malaysia, Paesi, Preeta Samarasan

4 Comments

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  • 1. Silvia  |  June 21st, 2010 at 4:33 pm

    Molto, molto interessante!
    Lo leggerò senz’altro, grazie delle tue impressioni.
    (e io adoro i rovesci tropicali!)

  • 2. cristina  |  June 21st, 2010 at 5:18 pm

    Grazie Silvia.
    Sì è bellissima la descrizione dei rovesci tropicali! Che peraltro io non ho mai vissuto, che l’unico oriente che conosco è il Giappone.

    A presto

  • 3. Clara  |  July 2nd, 2010 at 10:23 am

    Per una drogata di monsoni come me, questo è sicuramente un libro da leggere, se non altro per questa stupenda descrizione.

  • 4. cristina  |  July 2nd, 2010 at 5:21 pm

    Ciao Clara,
    sì, anche se non ho mai vissuto un monsone la descrizione mi ha incantato!

    a preto, cris


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