Questo è un blog dove parlo dei libri che leggo. E siccome in questi anni leggo soprattutto romanzi di scrittori non occidentali, sarà un blog su romanzi non occidentali. Sono partita un po’ di anni fa leggendo gli scrittori giapponesi, poi sono arrivata in India, Pakistan e dintorni, con qualche viaggio in Israele, Nord e Sud Africa, passando per la Cina. Leggere romanzi ambientati in paesi non occidentali è un po’ come viaggiare in quei paesi, così come quando ero più giovane e leggevo i classici del ‘700 e del ‘800 mi sembrava di viaggiare nel passato.

Il mio matrimonio combinato

August 12th, 2010

Il mio matrimonio combinato è la storia di una ragazza (della provincia americana) alla ricerca disperata del senso della vita. Jasmine è una ragazza come tante sue coetanee con un numero quasi infinito di possibilità. Una volta finito il college va a studiare biologia all’università di Chicago, ma nonostante superi brillantemente tutti gli esami non si laurea. Non sa neanche lei il perché, ma probabilmente non si sente a suo agio nel mondo che si sta costruendo e che tra poco diventerà il suo mondo di adulta.


Il romanzo comincia da qui, col suo ritorno a casa dei genitori dopo il fallimento universitario. Jasmine ha qualcosa però che la differenzia di molto dalle sue coetanee americane: un padre iraniano. E così la sua ricerca disperata del senso della vita sarà continuamente intrecciata al tentativo piuttosto vano di conoscere suo padre, di capire il mondo da dove viene e come è stata la sua vita in un paese così diverso da quello in cui è nato e di cui non parla mai.

“Mio padre canta sotto la doccia. Canzoni iraniane che echeggiano per tutta la casa. Pensa che nessuno possa sentirlo, che la sua voce sia confinata ai limiti della doccia. Sono canzoni così gioiose, così frastornanti. Sono evocative, antiche, come se stesse cantando piccole storie della sua storia. Reami persiani, guerre, grandi amori. E’ così giubilante, come se fosse fiero di essere parte di quella civiltà millenaria, e le canzoni sono pesanti ma al contempo leggere, troppo mutevoli per essere contenute da una conchiglia di mare o dal corno di un ariete. Mio padre canta come se fosse il discendente di un antico lignaggio, nella sua voce risuonano le note e le melodie di suo padre e di suo nonno. Un coro di uomini dallo stesso nome.”

Sembrano gli unici momenti in cui suo padre è in collegamento con la sua terra  e con la sua famiglia di origine con cui invece parla di rado, poche frasi convenzionali al telefono, e che non va mai a trovare.

Questo padre (radiologo affermato) mi ha ricordato il padre di una amica (scienziato affermato) che ho frequentato i primi anni dell’università. Sua madre era inglese e suo padre indiano. La madre abitava in Belgio e il padre negli Stati Uniti e si riunivano per le feste. Una volta passai le vacanze di Natale da loro a Brusselles. Ricordo ancora quanto mi avesse impressionato la totale separazione tra loro e la famiglia di origine del padre, l’idea che la mia amica non potesse parlare con i nonni paterni che non conoscevano l’inglese, e soprattutto come il padre sembrasse aver cancellato completamente la sua indianità, ad eccezione del cibo indiano che adorava. Per me che ero cresciuta fisicamente lontano dalla famiglia di origine dei miei genitori ma sentimentalmente così vicina, era una cosa incredibile e tristissima.

Colpisce nel romanzo la totale assenza dell’America. Praticamente un paese che non esiste. Se non fosse per la biblioteca della piccola cittadina di provincia e dello zoo dove Jasmine andrà a lavorare, si avrebbe difficoltà a pensare che la storia si svolga negli Stati Uniti. Come se Jasmine intuisse di viveve in un paese arido, dove non si può non sentirsi soli. Non a caso suo fratello, nonostante la laurea in medicina come il padre, gira il mondo scalando montagne e navigando torrenti. E alla fine l’unica felicità per Jasmine sarà quella di lavorare a contatto con gli animali dello zoo. Il resto della storia lo lascio a voi…

Elisabeth Eslami, Il mio matrimonio combinato, Newton Compton editori, 2010, pp. 329 (Bone Worship), traduzione dall’inglese di Madeira Giacci.

Elisabeth Eslami, di padre iraniano e madre americana è nata in South Carolina nel 1978. Il mio matrimonio combinato è il suo primo romanzo.

Entry Filed under: Elisabeth Eslami, Iran


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