Questo è un blog dove parlo dei libri che leggo. E siccome in questi anni leggo soprattutto romanzi di scrittori non occidentali, sarà un blog su romanzi non occidentali. Sono partita un po’ di anni fa leggendo gli scrittori giapponesi, poi sono arrivata in India, Pakistan e dintorni, con qualche viaggio in Israele, Nord e Sud Africa, passando per la Cina. Leggere romanzi ambientati in paesi non occidentali è un po’ come viaggiare in quei paesi, così come quando ero più giovane e leggevo i classici del ‘700 e del ‘800 mi sembrava di viaggiare nel passato.

Solo un altro anno

March 18th, 2011

Riaprendolo per scrivere questo post e rileggendo le parti che avevo sottolineate, Solo un altro anno, mi restituisce ancora più forte la sensazione che avevo avuto mentre lo leggevo: che sia un romanzo più che una raccolta di racconti. Il romanzo dei tentativi di rifarsi una vita o aggiustare quella che si è lasciata alle spalle, e accorgersi sempre inesorabilmente che il passato è svanito così in fretta, e con lui anche la capacità e il bisogno di amare quelli che abbiamo sempre amato, quell’inerzia emotiva che ci ha fatti arrivare fin qui.

 

I protagonisti di Solo un altro anno sono per lo più donne che hanno lasciato il loro paese, l’Ucraina, per trasferirsi negli Stati Uniti alla ricerca di un po’ di benessere da mandare a quelli che sono rimasti a casa, ma anche soltanto del piacere del momento, a costo di fare lavori che non avrebbero mai fatto nella loro vita precedente. Bambinaie, colf e badanti immerse in pannolini e pannoloni e odori immondi che sono diventati familiari.

Per me è stato molto emozionante leggerlo, dato che da quasi due anni ho a che fare con le innumerevoli badanti di mia madre, per metà peruviane per metà ucraine. Mi ha aiutato ad accettare le loro risposte sfuggevoli alle mie richieste di informazioni sulla loro famiglia, sui figli sui mariti, sulla vita che facevano nel loro paese. Quella loro riluttanza che mi sembrava così in contraddizione con l’entusiasmo che sempre mostrano verso un solo piccolo passo avanti di mia madre, e con l’emozione per ogni nostra ricorrenza, un compleanno un anniversario.  

Questo libro mi ha aiutato a capire. A sentire la forza della vita di tutti i giorni, del momento in cui siamo, l’unica cosa che ci fa sentire vivi.

Leggetelo, è un’importante chiave di lettura del mondo in cui viviamo.

Sana Krasikov, Solo un altro anno, 2010, pp. 243 (One More Year, 2008), traduzione di Anna Rusconi e Andrea Sirotti.

 Sana Krasikov è nata in Ucraina e vive a New York.

Entry Filed under: Sana Krasikov, Ucraina

2 Comments

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  • 1. Silvia  |  March 18th, 2011 at 10:13 pm

    Grazie per questa recensione!
    Penso sia molto importante renderci conto della vita e delle emozioni di chi vive accanto a noi e che troppo spesso consideriamo come se vivesse in un altro mondo, parallelo al nostro.
    Ho una grande ammirazione per le badanti, per la loro pazienza, per la loro riservatezza e per le loro storie.

  • 2. cristina  |  March 20th, 2011 at 12:06 am

    sì cara silvia, anch’io ho grande ammirazione per loro. e molta riconoscenza! vedessi quanto si diverte mia madre e quanta affettività circola tra loro!
    a presto, cris


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