Questo è un blog dove parlo dei libri che leggo. E siccome in questi anni leggo soprattutto romanzi di scrittori non occidentali, sarà un blog su romanzi non occidentali. Sono partita un po’ di anni fa leggendo gli scrittori giapponesi, poi sono arrivata in India, Pakistan e dintorni, con qualche viaggio in Israele, Nord e Sud Africa, passando per la Cina. Leggere romanzi ambientati in paesi non occidentali è un po’ come viaggiare in quei paesi, così come quando ero più giovane e leggevo i classici del ‘700 e del ‘800 mi sembrava di viaggiare nel passato.

Prenditi cura di lei

August 25th, 2011

Questo post è dedicato a mia madre. Grazie lei ho capito, con molta fatica e dolore, che non c’è un unico modo di vivere.

Mentre stava per prendere la metropolitana alla stazione di Seul seguendo il marito tra la folla, Park So-nyo, la mamma di questo romanzo, si è persa. Il libro racconta la storia di questa perdita. Per lei la perdita dell’orientamento, e probabilmente della vita, dei figli, della quotidianità in cui è vissuta da sempre. Per i figli la perdita della madre e dei punti fermi che lei rappresentava per loro.

Non hai mai smesso di chiamarla mamma anche ora che è scomparsa. Quando esclami: “Mamma!” vuoi credere che mamma è sana e salva. Che mamma è forte. Che mamma non è turbata da nulla. Che mamma è la persona che vuoi chiamare ogni volta che qualcosa ti angoscia in questa città.

Prenditi cura di lei è la ricerca della madre da parte dei figli lungo le strade della città e tra le pieghe del loro passato. Una ricerca che li porterà a scoprire aspetti sconosciuti della propria madre e anche di loro stessi.

“Dopo che mamma è scomparsa ho capito che c’è una risposta per ogni cosa. Tutto ciò che mi chiedeva avrei potuto farlo. Non importa. Non so perché, ma ora la capisco.”  [...]

Questo libro l’ho letto proprio ora che mia madre non è più la stessa e leggendolo mi sono riconciliata con quella nuova persona che è diventata. Anche lei come Park So-nyo a un certo punto ha cominciato ad avere mancamenti, vuoti di memoria, confusioni, che sono stati poi diagnosticati come ischemie cerebrali. Dopo un periodo di sospensione in ospedale mia madre è tornata a casa ma non è più quella di prima e per me è stato difficile accettarla. Mi sono ritrovata con una specie di madre bambina, che capisce ma non è autonoma e soprattutto che non si occupa di me. Non è facile accettarlo, so che è così e mi prendo cura di lei volentieri, ma leggendo questo romanzo mi sono accorta che in tutti questi lunghi mesi non ho smesso di cercare la mia madre di prima. Mi sono sentita orfana pur andando a trovarla tutti i giorni e stando con lei molto più di prima, ma sempre con l’ansia per lei che aveva perso se stessa e immaginandomi la sua sofferenza. Poi questa estate ho cominciato a vederla in un altro modo. Ho visto quanto sia serena, nonostante questa sua nuova e strana vita, quasi come se non se accorgesse. E così ho cominciato ad accettarla. Ad accettare di non poter contare su di lei nel modo in cui lei mi aveva abituato, di vivere senza la sua intelligenza, senza il suo sapere. E ho cominciato a godermi i suoi sorrisi, le sue telefonate in cui mi dice che mi vuole tanto bene, i suoi sorrisi appena arrivo a casa sua.

Prenditi cura di lei mi ha aiutato in questa nuova esperienza.

E’ un romanzo con una scrittura veloce e profonda, acuto e autentico. Da leggere assolutamente, anche per l’interessante contrasto tra la Corea dove è vissuta la madre e quella in cui vivono i figli.

Kyung-sook Shin, Prenditi cura di lei, Neri Pozza 2011 (Omma rul Put’akhae, Please Look After Mam, 2008), traduzione dall’inglese di Vincenzo Mingiardi.

Kyung-sook Shin è nata nel 1963  in una remota regione montuosa della Corea del Sud.

P.S.: tanto per restare in tema quest’estate ho letto anche La madre che mi manca di Joyce C. Oates (Mondadori), e ho riletto L’estranea di Elisabetta Rasy (Rizzoli), un bellissimo romanzo sul rapporto tra madre e figlia durante la malattia della madre.

Entry Filed under: Corea, Kyung-sook Shin

8 Comments

Add your own

  • 1. Clara  |  August 26th, 2011 at 1:11 pm

    Cara Cristina, sai che voglio leggerlo questo libro? Ne avevo letto una bella recensione tempo fa. Il tuo post mi ha fatto venire i brividi, e ti ringrazio per aver condiviso una storia personale così dolorosa, e intensa. Spesso sono proprio le parole di carta, i libri, a curarci. Io ti abbraccio forte, e mando un bel pensiero anche alla tua mamma
    Clara di Tabaccherie

  • 2. cristina  |  August 26th, 2011 at 2:59 pm

    Cara Clara,

    grazie per le tue parole! Sai proprio ieri mi sono chiesta se non avessi scritto un post troppo intimo. E in effetti è molto intimo, però mi è uscito così… E come dici tu le parole curano.

    E tu come va? Dal tuo blog non ho capito se sei andata via da Anversa…

    Ah dimenticavo, ho letto L’uragano ha il tuo nome di Jaime Bayly. Non lo conoscevo e ho letto un tuo post che mi ha fatto venire voglia di prenderlo e mi è piaciuto molto. Grazie.

    Ti abbraccio forte anch’io (anche da parte di mamma)
    Cristina

  • 3. Clara  |  August 27th, 2011 at 11:43 am

    Cristina, sai che ci pensavo l’altro giorno a quel romanzo di Bayly? Sì, è un bel libro. Noi siamo momentaneamente in Romagna, abbiamo lasciato la casa di Anversa, adesso viviamo in collina ma da settembre torniamo a Ravenna. Navighiamo a vista, insomma. Un abbraccio.
    PS. ti ammiro molto!

  • 4. cristina  |  August 28th, 2011 at 6:48 pm

    Ciao Clara, in Romagna conosco solo le colline vicino a Faenza perché ho degli amici che hanno una casa (molto bella e selvaggia e molto isolata) vicino a Zattaglia. E’ una natura un po’ diversa da quella che conosco più intimamente: la Sardegna, soprattutto la Barbagia che è la mia terra, molto aspra e struggente, e l’Umbria dove mi rifugio nei fine settimana e che è più dolce e molto poetica.
    Grazie dell’ammirazione che è reciproca! Hai scritto qualcosa di nuovo? Lupo mi era piaciuto molto…
    Un caro abbraccio.

  • 5. Clara  |  August 29th, 2011 at 5:00 pm

    Io di colline conosco bene quelle fra Santa Sofia e Bagno di Romagna: anche per me è una natura nuova rispetto alla mia terra di origine, la Puglia, dove tutto è eccesso anche nei colori, ma questo verde romagnolo mi dona molta pace :-)
    Mio marito è di Ravenna, ma è figlio di siculi, insomma un bel mescolone.
    Sì, ho scritto un romanzo nuovo, che dovrebbe uscire nel 2012, nella prima metà. Ne parlerò quando sarà il momento, anche sul mio blog. E ti terrò informata :-)
    Un bacione

  • 6. Silvia  |  September 4th, 2011 at 10:04 pm

    Ciao Cristina, grazie di questo post cosi’ intimo e bello, sono d’accordo anche io che i libri sono spesso una terapia (che puo’ anche essere dolorosa e crudele, a volte)…
    Mi interessa molto questo libro, anche perche’ ho visto tremila film koreani ma mi sono accorta di non aver mai letto neanche un libro, questo decisamente mi ispira!

  • 7. karachan  |  September 11th, 2011 at 6:43 pm

    Ciao Cristina, anch’io ho sentito parlare di questo libro e vorrei leggerlo. Giusto in giugno sono stata in Corea del Sud e sono molto interessata alla cultura coreana in genere. Ma il tuo post mi ha colpito particolarmente perchè quello che è successo a tua mamma è molto simile all’esperienza che ho vissuto con mia nonna. Oltre a soffrire per lei però, ero allo stesso tempo preoccupata per mia mamma, perchè vedevo quanto la tormentasse vedere mia nonna persa in un altro mondo…

  • 8. cristina  |  September 13th, 2011 at 4:53 pm

    Grazie del tuo commento! Anche a me piacerebbe molto andare in Corea, ma per il momento mi basta leggere altri romanzi. Questo l’ho trovato molto bello. E naturalmente mi ha colpito anche perché la madre del libro mi ha fatto pensare alla mia di madre…
    Anche mia figlia, come tu con tua mamma, mi sta molto vicina e mi aiuta molto e soprattutto aiuta la nonna che la adora… E non sai quanto mi rende felice vederle insieme.

    Un caro abbraccio anche alla tua mamma


Leave a Comment

Required

Required, hidden

Some HTML allowed:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Trackback this post  |  Subscribe to the comments via RSS Feed