Questo è un blog dove parlo dei libri che leggo. E siccome in questi anni leggo soprattutto romanzi di scrittori non occidentali, sarà un blog su romanzi non occidentali. Sono partita un po’ di anni fa leggendo gli scrittori giapponesi, poi sono arrivata in India, Pakistan e dintorni, con qualche viaggio in Israele, Nord e Sud Africa, passando per la Cina. Leggere romanzi ambientati in paesi non occidentali è un po’ come viaggiare in quei paesi, così come quando ero più giovane e leggevo i classici del ‘700 e del ‘800 mi sembrava di viaggiare nel passato.

Mehwish parla al sole

February 22nd, 2012

“Avevo otto anni quandi presi l’abitudine di tenere gli occhi bassi in modo che Mehwish, la mia sorellina cieca, non inciampasse o volasse dentro un tombino o scivolasse su qualche porcheria. Era diventata cieca lo stesso giorno in cui io avevo trovato il cranio. Ovviamente non sapevo che era un cranio. Pensavo che fosse un pezzo di roccia con una brutta forma. Quando scoprii di cosa si trattava, ero diventata gli occhi di mia sorella.”

Ed è proprio da quando Amal scopre un osso di balena durante una passeggiata sulle colline del Punjab pakistano insieme al suo nana – suo nonno -, il paleontologo Zahoor, e nello stesso momento Mehwish, sua sorella, che è andata in gita con i suoi genitori, viene lasciata troppo al sole dalla sua bambinaia e perde la vista, che prende le mosse la storia. Che è raccontata dai tre punti di vista di Amal, Mehwish e Noman.

Anche Noman non è nato integralista islamico – prima era un brillante studente di matematica -, ma lo è diventato per dovere famigliare o meglio per non deludere suo padre, zelante vicesegretario del Partito della Creazione, che lo aveva mandato a “spiare” un seminario tenuto proprio da Zahoor per dimostrare – grazie all’osso di balena scoperto da Amal – che la balena moderna deriva da un mammifero terrestre vissuto nel Medio Eocene. Tesi non accettabile dagli integralisti per i quali l’evoluzione non esiste. E Noman, che proprio quel giorno aveva trovato una copia delle Opere scelte di Charles Darwin, sarà costretto a inventare un nemico per suo padre: Zahoor.

“Mio padre si alza, si toglie le scarpe e varca la soglia della Badshani Masjid. Io ho già pregato. Adesso devo fare i compiti: i problemi di matematica.

Ricordo che la mia insegnante ci ha detto: ’Lo sapevate che gli al-goritmi si chiamano così dal nome dell’uomo che li ha inventati, Al Khawarizmi? O che la civiltà dipende dal sifr, che voi anglofoni chiamate cifra e che dovreste chiamare zero magico?’

[...] Le tre cupole perlacee della moschea cominciano a fluttuare verso di me. Tre sifr giganti con i più piccoli sifr delle mie addizioni che ci volteggiano dentro come mosche in uno stomaco. I sifr giganti scoppiano lasciando uscire i sifr più piccoli. Minuscoli zero danzano tra le pagine del mio quaderno, si tuffano nella bottiglia di bibita verde attraverso la cannuccia e alla fine scoppiano tutti. I numeri sono inventati. Non esistono. D’ora innanzi prego per il ritorno del fiore del sifr. Per lo Zero Irreale.”

La vita di Noman è divisa tra il dovere paterno e la possibilità di una vita diversa, rappresentata da Zahoor e le sue due nipoti, nella casa fortificata di Zahoor sulle colline di Islamabad, dove loro quattro riuniti diventano “un’apertura. Una magica fioritura”.

Ma purtroppo qualcosa di terribile è stato messo in moto (proprio da Noman) e va avanti per conto proprio: Zahoor viene arrestato.

“Afosa notte di giugno il condiziona attore è acceso. Ogni anno mi piace l’odore i nuovi tappeti d’erba e il suono dell’acqua che gocciola dalla grondaia. Mi piace il ventila attore che sommerge tutto, le notizie che Aba guarda sul presidente. Sono contenta che il ventila attore soffi via ogni rumore insieme all’afa. Sono a letto con la monetina che mi ha lasciato Nana un anno fa. Da allora non l’ho più visto. È sotto la protezione della polizia che Amal dice che è un osso moro. Altri ossi mori sono le celle di sicurezza e la grazia dell’in prigione mento per magari cento anni. Meno male che Nana non l’ha ancora avuta questa grazia.”

La voce di Mehwish è irresistibile, la sua creatività e visionarità (dovuta anche alla sua cecità) sono contagiose e non vorremmo mai smettere di ascoltarla.

E poi tutto precipita, sembra perduto. Ogni cosa è fuori posto… Di chi è la colpa? ci viene da chiedere. Ma poi capiamo che non è quello il punto. Anzi, il contrario. Noman non è il responsabile di tutto il male. È anche lui una vittima, e possiamo volergli bene, come gli vogliono bene Amal e Mehwish e anche Zahoor.

E così la storia finisce e cominciamo a credere che sia possibile qualcosa di diverso: “Entro in casa spazzolo i capelli ingarbugliati mi pettino l’aria dalla faccia, la forma è diversa.”

Come dice Silvia Merialdo nella sua bella recensione, Mehwish parla al sole “è un romanzo molto intelligente, profondo, originale, ben scritto, e del tutto lontano da stereotipi e luoghi comuni”.

Un libro da non perdere (e non vedo l’ora di leggere Trasgressione!)

Uzla Aslam Khan, Mehwish parla al sole, Neri Pozza 2010 pp. 383 (The Geometry of God, 2009), traduzione dall’inglese di Norman Gobetti (bravissimo!).

Uzla Aslam Khan è cresciuta a Karachi in Pakistan. Ha insegnato letteratura ingese negli Stati Uniti, in Marocco, in Pakistan. Attualmente vive a Lahore dove lavora per una organizzazione non governativa. Sempre per Neri Pozza (2003) è stato pubblicato il suo romanzo Trasgressione (leggete la recensione di Silvia Merialdo su Indian Words).

Entry Filed under: Pakistan

4 Comments

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  • 1. Silvia  |  February 28th, 2012 at 8:04 pm

    Mi fa molto piacere che ti sia piaciuto!
    E grazie per questa abbondanza di rimandi al mio blog!

    “Di chi è la colpa? ci viene da chiedere. Ma poi capiamo che non è quello il punto.”
    Infatti il punto del libro è (anche) capire che le colpe a volte non sono così facilmente imputabili, a volte siamo noi stessi, anche quando siamo innocenti…

  • 2. cristina  |  February 28th, 2012 at 8:59 pm

    Sì Silvia, ed è questo uno degli aspetti che più mi incantano in un romanzo. Mi piace cambiare idea, o per lo meno vacillare, intravvedere altre possibilità, nuovi dubbi. Non mi piace pensare a un mondo di buoni e cattivi…
    Ho appena cominciato Ombre bruciate. Poi ti dirò…

    A presto, cris

  • 3. Raffaella Raponi  |  March 12th, 2012 at 1:49 pm

    Cristina, un caro saluto…mi hai incuriosita moltissimo con questa nota, il tema è veramente affascinante…in tutti_e noi forse, in me sicuramente, riscontro una più o meno piccola parte di intransigenza che certe volte si esprime nel non sopportare l’intransigenza degli altri…sembra un controsenso ma non lo è…continui rimandi di specchi…riuscire a restare morbide ed elastiche senza perdere chiarezza determinazione e resistenza….con affetto…una luminosa primavera

  • 4. cristina  |  March 12th, 2012 at 5:15 pm

    Grazie per questo bel commento cara Raffaella.
    Se ti capita leggi questa scrittrice pakistana, e cercati anche un’altra scrittrice sempre pakistana Kamila Shamsie, sono veramente da non perdere.
    Con affetto Cris


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