Questo è un blog dove parlo dei libri che leggo. E siccome in questi anni leggo soprattutto romanzi di scrittori non occidentali, sarà un blog su romanzi non occidentali. Sono partita un po’ di anni fa leggendo gli scrittori giapponesi, poi sono arrivata in India, Pakistan e dintorni, con qualche viaggio in Israele, Nord e Sud Africa, passando per la Cina. Leggere romanzi ambientati in paesi non occidentali è un po’ come viaggiare in quei paesi, così come quando ero più giovane e leggevo i classici del ‘700 e del ‘800 mi sembrava di viaggiare nel passato.

L’amante palestinese

July 2nd, 2012

“Verso la fine degli anni Venti il Libano era sotto mandato francese, la Palestina sotto mandato britannico, le frontiere erano state appena tracciate. Si trattava praticamente di un unico paese. In quegli anni gli ebrei che vedevano avvicinarsi le coste della Palestina avevano l’impressione di approdare alla loro vita reale. Gli arabi li consideravano tipi strani e pericolosi sbarcati nel loro paesaggio. Era colpa degli inglesi. Anche un bambino avrebbe capito che il sogno di creare un paese al posto di un altro era pura follia. Eppure, anno dopo anno, i segni si sono inspiegabilmente invertiti, lo stato ebreo è diventato realtà e loro, popolo palestinese, fantasmi. Si sono scambiati i posti, un corpo via l’altro.”


E proprio in quegli strani anni Venti dove quella che sembrava un’impossibile utopia ha cominciato a prendere forma e modificare totalmente la regione e in particolare la Palestina, è ambientato L’amante palestinese. Un romanzo che racconta “una storia quasi impossibile, costretta a svolgersi interamente in quel ‘quasi’, il piccolo spazio in cui ciò che non dovrebbe accadere accade, la stretta striscia di terra in cui sboccia il fiore proibito, la pulsione istintiva, la vita stessa”.

E’  la storia d’amore quasi impossibile tra Golda Meir e Albert Pharaon, banchiere palestinese appartenente a una delle famiglie più in vista del paese. Albert è nauseato dal mondo dal quale proviene, il mondo squisitamente educato, ambiguo e cosmopolita di Beirut, che abbandona per rifugiarsi nella sua casa di Haifa. Golda ha lasciato prima la Russia, poi gli Stati Uniti e infine il kibbutz per cominciare la sua lunga militanza sionista. Il loro amore è bellissimo e potente anche se non ha futuro. Nessuna terra potrà mai accoglierlo, farlo germogliare, curarlo. L’unico spazio dove può esistere è la casa di Golda a Tel Aviv, quando i suoi figli sono dalla zia, da mezzanotte all’alba.

“Si alza senza far rumore e va alla finestra. Il sole è di fronte a lui, poggiato all’orizzonte. I raggi radenti si materializzano facendo splendere la polvere tra le case. Le strade sono deserte. E’ una città straniera. Albert cerca con lo sguardo un dettaglio che potrebbe collocarla all’interno di una geografia. Non ci sono né montagne né rilievi, e il mare è alle spalle. Da quella finestra si rende conto che nel suo paese è atterrato il pianeta Marte, e che lui è a bordo. Si sorprende ad augurarsi buon viaggio.

Votandosi è colpito dall’inquietudine negli occhi di Golda. In ginocchio in mezzo al letto, stringe al petto il lenzuolo come se le mancasse il respiro, come se il suo amore che a malapena riconosce stesse per cadere o volare via dalla finestra. Albert le sorride apertamente, con fiducia. Golda si ricorda di lui dal sorriso, dal dondolio del corpo, dal modo di avanzare verso di lei aprendo le braccia. Albert osserva tutte le sue metamorfosi, l’inquietudine che si tramuta in sollievo, il volto che si turba e si illumina, con una punta di tristezza che permane.”

E invece proprio quel sole è una minaccia che si leva su di loro, con il peso delle circostanze, dell’ambiente, della Storia. Vent’anni cruciali nella vita dei due protagonosti e nelle vicende del paese, che Golda e Albert affronteranno in maniera sempre diversa e alla fine inconciliabile.


Sélim Nassib, L’amante palestinese, e/o 2005, pp. 183 (Un amant en Palestine 2004), traduzione dal francese di Gaia Panfili.

Sélim Nassib è nato e cresciuto a Beirut. E’ stato inviato nei territori occupati per conto del quotidiano francese Libération. Il pubblicato Ti ho amato per la tua voce, un bel romanzo sulla vita della cantante egiziana Umm Kalthum e i racconti Una sera qualsiasi a Beirut.

Entry Filed under: Palestina, Sélim Nassib

5 Comments

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  • 1. Clara  |  July 3rd, 2012 at 4:25 pm

    Mi mancavano i tuoi post. Ciao Cri, un abbraccio

  • 2. cristina  |  July 4th, 2012 at 11:06 am

    Ciao cara, mancava anche a me il blog, ma è stato un periodo convulso. ho letto sempre tanti libri, ma non ho avuto il tempo di scrivere i miei post.
    Spero di rifarmi questa estate.
    Un abbraccio,
    cris

  • 3. Silvia  |  July 4th, 2012 at 9:54 pm

    Molto interessante, subito aggiunto alla lista, grazie Cris!
    Anche a me mancavi… scrivi sempre dei post bellissimi su libri stupendi.

  • 4. cristina  |  July 5th, 2012 at 11:48 am

    Grazie cara Silvia.
    Quando organizziamo un altro incontro indiano?
    Sarebbe bello anche a settembre…
    Un abbraccio,
    cris

  • 5. Silvia  |  July 5th, 2012 at 3:18 pm

    Sì, organizziamo per settembre!


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