Questo è un blog dove parlo dei libri che leggo. E siccome in questi anni leggo soprattutto romanzi di scrittori non occidentali, sarà un blog su romanzi non occidentali. Sono partita un po’ di anni fa leggendo gli scrittori giapponesi, poi sono arrivata in India, Pakistan e dintorni, con qualche viaggio in Israele, Nord e Sud Africa, passando per la Cina. Leggere romanzi ambientati in paesi non occidentali è un po’ come viaggiare in quei paesi, così come quando ero più giovane e leggevo i classici del ‘700 e del ‘800 mi sembrava di viaggiare nel passato.

Voci

October 7th, 2012

Questo piccolo post su questo piccolo ma prezioso romanzo egiziano è dedicato alle amiche “asiatiche” di Ferrara! L’ho comprato ieri con voi in quella deliziosa libreria nel chiostro ed è pensando a voi che l’ho letto ieri sera in treno tornando a Roma. Vi abbraccio.

Questo breve romanzo racconta una storia realmente accaduta nel 1948 in un villaggio del Delta del Nilo. Si chiama Voci, proprio perché le voci narranti  sono molte e diverse, e più che leggere un libro sembra di sentire raccontare una storia dai suoi protagonisti e soprattutto dalle loro diverse impressioni e sensibilità.

Hamid, l’apparente protagonista, ma in realtà il pretesto per la storia, è infatti anche quello che racconta di meno. Comunque è grazie a lui che il racconto può prendere il via, proprio perché lui, il fratello maggiore che se ne è andato dal villaggio molti anni prima quando era solo un ragazzo, decide si tornare non si sa se per ostentare la propria ricchezza (nel frattempo ha fatto fortuna a Parigi dove ha sposato la bella Simone e ha aperto un famoso albergo) o per nostalgia di un passato ormai lontano. Sta di fatto che torna preceduto da una serie di indicazioni molto precise per i familiari e per gli abitanti del suo villaggio in cui chiede, o meglio esige tramite il denaro inviato insieme alle richieste, che il villaggio e la casa di famiglia vengano “bonificati” e modernizzati per accogliere lui e sua moglie.

Le voci si accavallano, si rincorrono e compongono man mano l’intreccio del romanzo. Ascoltiamone alcune.

Mahmud ubs al-Mansi: D’un tratto nella maniera più imprevedibile, il mondo ha vacillato davanti ai nostri occhi, turbando le nostre menti. Improvvisamente siamo stati colpiti da un destino inesorabile: da un colpo terribile e fatale proveniente dall’ignoto, da un mondo sconosciuto e misterioso, che non possiamo né indovinare né comprendere.

Ahmad al Buhairi: La sola presenza di Hamid e Simone, in casa e in paese fu per noi motivo di noiose seccature. La presenza di Hamid mi aveva gettato in un grande sconforto. A mente lucida mi dicevo che lui era mio fratello e ne ero orgoglioso in pubblico. E, tuttavia, non riuscivo in nessun modo a considerarlo un fratello. Non riuscivo a trovare, per quanto mi sforzassi, un ricordo comune, niente che ci legasse.

Hamid al -Buhairi: La gioia del ritorno in patria si dileguò bruscamente, così come si dileguano i sogni all’alba, al momento del risveglio. Guardavo di nascosto mia moglie per cercare di leggere sul suo viso e nei suoi occhi che effetto le facevano il mio paese e la sua gente. Strada facendo mi ero accorto di sentire la mancanza dei boschi, dei campi coltivati all’europea e delle loro infinite tonalità di verde. Eppure, malgrado tutto, sentivo gonfiarsi dentro di me , come un’onda impetuosa e travolgente, accanto alla rabbia e alla ripugnanza, l’affetto e un senso di pace.

Le voci si susseguono e ci spingono a credere che a parte le iniziali incomprensioni tutto si stia mettendo per il meglio. Simone certamente è inquietante nei suoi vestiti leggeri, coi suoi occhi azzurri e la macchina fotografica a tracolla, in giro per bar a bere e a fare domande agli uomini (perché lei vuole scrivere un reportage sul suo viaggio…), ma è gentile con la cognata e con la suocera alla quale regala le foto dei suoi figli, quindi dei suoi “nipotini francesi”. E anche Hamid appare piuttosto equilibrato tra l’occidente della sua nuova vita e l’oriente della nostalgia, anche se ormai non può fare a meno di guardare quel vecchio mondo come uno straniero, quasi con lo stesso sguardo di sua moglie.

Ma all’improvviso le voci prendono un’altra piega, si insinuano taglienti tra le terrazze interrompendo la tregua che si era creata tra le due culture, tra i due mondi, covando la gelosia e l’invidia, camuffate da vecchi valori, tradizioni, superstizioni.

Le voci ormai hanno preso il sopravvento, niente riuscirà più a fermarle…

Zeinab: -E’ morta, è morta – gridai io. Mi esplose dal petto un urlo lacerante. Mia suocera mi ricoprì di bestemmie, non voleva credere che fosse morta. Solo quando le sollevò il braccio inerte dovette arrendersi all’evidenza; allora prese a graffiarsi le gote e schiaffeggiarsi senza posa il viso, dondolandosi avanti e indietro al ritmo dei suoi colpi. La testa di Simone era ancora appoggiata sulle sue gambe.

La tragedia è compiuta. Le voci possono ritirarsi.

Sulayman Fayyad, Voci, Sellerio Editore 1994, pp. 129 (Asuat, 1972), bella traduzione dall’arabo di Maria Avino e Isabella Camera d’Afflitto, con nota di Isabella Camera d’Afflitto.

Sulayman Fayyad scrittore egiziano del 1929. Tra i principali rappresentanti della “Generazione degli anni Sessanta” è originario del villaggio di Barahamtush, nella regione di al-Mansura. Considerato un maestro della narrazione breve, le sue storie si svolgono di preferenza nel mondo delle perifeire e dei villaggi rurali.

Entry Filed under: Egitto, Sulayman Fayyad

5 Comments

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  • 1. Clara  |  October 8th, 2012 at 11:54 am

    Grazie per questa dedica, e per questo suggerimento, come sempre, prezioso. Un abbraccio di nuvole e vento

  • 2. Silvia  |  October 10th, 2012 at 9:37 am

    Mi dispiace non essere stata fra voi!
    Grazie per il post su questo libro, molto bello, e il libro sembra davvero molto interessante.
    Di autori egiziani ho letto solo Nagib Mahfuz (e da un po’ c’è Youssef Ziedan in attesa).
    Ora aggiungon anche questo!
    Un abbraccio

  • 3. cristina  |  October 10th, 2012 at 11:18 pm

    Ciao Silvia, ci sei mancata davvero sabato a a Ferrara. E’ stata una bella giornata, rilassata e intensa, con un sole caldo e una città accogliente.

    Sarebbe bello organizzare un altro incontro prima che Clara parta per Bombay… magari a Bologna o a Firenze.

    Sto leggendo l’ultimo della Ibrahimi e Shining India di Alka Saraogi che ho comprato a Ferrara.

    un caro abbraccio, cris

  • 4. Katt  |  October 17th, 2012 at 12:34 am

    Sempre un passo avanti! Non avendo tempo di leggere ultimamente mi nutro delle tue sempre interessanti letture… e la pila di libri da leggere aumenta! Grazie anche a te per aver fatto tanti chilometri per venire a Ferrara. Spero a prestissimo. Bacio

  • 5. cristina  |  October 17th, 2012 at 11:33 am

    Ciao Katia, la giornata a Ferrara è stata veramente un piacere e ogni tanto ci ritorno con la mente quando voglio evadere dal ritmo incalzante a cui non sempre riesco a sottrarmi.
    Speriamo proprio di vederci presto.
    cari baci, cris


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