Questo è un blog dove parlo dei libri che leggo. E siccome in questi anni leggo soprattutto romanzi di scrittori non occidentali, sarà un blog su romanzi non occidentali. Sono partita un po’ di anni fa leggendo gli scrittori giapponesi, poi sono arrivata in India, Pakistan e dintorni, con qualche viaggio in Israele, Nord e Sud Africa, passando per la Cina. Leggere romanzi ambientati in paesi non occidentali è un po’ come viaggiare in quei paesi, così come quando ero più giovane e leggevo i classici del ‘700 e del ‘800 mi sembrava di viaggiare nel passato.

In fuga

November 30th, 2013

In albergo il tempo scorre velocemente. A volte invece è proprio il contrario, in albergo il tempo non passa mai. Il mancato scorrere del tempo crea sofferenza e allora capiamo che dobbiamo scappare, andar via dall’albergo in cui ci troviamo, da quel Luogo Nuovo ormai divenuto Vecchio. Pertanto abbandoniamo quel posto senza curarci di che ora sia. Aspettiamo alla stazione degli autobus o dei treni, alla fermata dei vaporetti o negli aeroporti: aspettiamo che arrivi il mattino a portarci via dal posto che abbiamo mangiato e consumato. Al momento di lasciare l’albergo, dentro mia madre scatta un Orologio Interno e dobbiamo uscire in fretta. Nei momenti come questi mia Madre dice: “L’orologio sta ticchettando”, e anche io provo la stessa sensazione come se fossimo un tutt’uno.

Mia Madre e io siamo sole. Parlando di noi due, mia Madre usa l’espressione “Unità di Luna”. Nella mia vita non c’è nessun altro eccetto mia Madre. Tutto ciò che faccio è leggere, scrivere e capire mia Madre, oltre a questo c’è solo il nuoto, un’attività in cui devo eccellere. Noi, Unità di Luna siamo sempre in fuga.

In fuga è la cronaca della vita di madre e figlia in giro per il mondo. Una fuga continua non si sa da chi, probabilmente dalle ossessioni della madre, e poi dalla polizia che la cerca per i delitti che colleziona durante i suoi spostamenti, spargendoli qua e là come tracce sul suo cammino.

Un bellissimo libro che ci imprigiona in uno spazio angusto come solo l’amore ossessivo di una madre per la figlia può essere. E’ qualcosa che le madri conoscono, e che cercano di tenere a bada sempre, facendoci i conti durante la crescita delle loro figlie. Un amore specchio che riflette tutte le vite possibili, ma che, se qualcosa non funziona, invece di moltiplicarle le sottrae. E quell’amore diventa “un pozzo, una scatola, dove nessuno può sentire le loro grida”, uno spazio soffocante come le camere d’albergo dove si rifugiano riempiendole di “oggetti dappertutto: lampade, coperte, ciottoli, rami di alberi”, o come gli aeroporti dove aspettano l’ennesimo aereo per scappare. “Come se non fossero di questo mondo, come se provassero un dolore fisico in continuazione, come se le loro vite fossero in pericolo”.

E d’improvviso seguendo la loro fuga anche il mondo intero ci sembra piccolo, angusto, non importa se siamo a Londra, o in un paese sulla costa della Turchia, o a Goa. Dovunque vadano, madre e figlia, sono in pericolo, e quel pericolo rende il mondo piatto, dovunque, azzerando le differenze.

La madre non parla mai direttamente, ascoltiamo le sue parole dalla bocca della figlia prima bambina poi adolescente. E’ lei l’io narrante del romanzo, intercalato da qualche rara testimonianza di chi con loro è entrato in contatto, e che le guarda come le guardiamo noi lettori, con curiosità, paura, e qualche volta affetto. E’ lei che ci colpisce profondamente, “sembrava uscita da una favola, venuta a farci onore, a fare onore alla vita vera. E poi era bella, bellissima. Come muoveva il collo… Quel suo inclinare la testa da un lato. Era talmente strana, non assomigliava a nessun’altra.”

E le seguiamo nei loro spostamenti in un mondo che si fa sempre più chiuso, che le accerchia. E osserviamo la figlia che da bambina si fa adolescente e intravvediamo come diventerà donna, ma è solo un attimo. Infatti quello che vediamo ci fa troppa paura e lo lasciamo scivolare via.

Non ho potuto non pensare a Perihan Magden che scriveva il romanzo e contemporaneamente allevava sua figlia…

Perihan Magden, In fuga, Elliot, 2009, pp. 237. Bella traduzione dal turco di Elettra Ercolino e Pinar Gokpar.

Perihan Magden è nata a Istanbul nel 1960. Giornalista, poetessa e narratrice, i suoi romanzi sono stati tradotti in numerose lingue. Vive a Istanbul con la figlia adolescente.

Entry Filed under: Perihan Magden, Turchia

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