Questo è un blog dove parlo dei libri che leggo. E siccome in questi anni leggo soprattutto romanzi di scrittori non occidentali, sarà un blog su romanzi non occidentali. Sono partita un po’ di anni fa leggendo gli scrittori giapponesi, poi sono arrivata in India, Pakistan e dintorni, con qualche viaggio in Israele, Nord e Sud Africa, passando per la Cina. Leggere romanzi ambientati in paesi non occidentali è un po’ come viaggiare in quei paesi, così come quando ero più giovane e leggevo i classici del ‘700 e del ‘800 mi sembrava di viaggiare nel passato.

La moglie

December 10th, 2013

Gauri era nata con la mappa del tempo nella mente. Si raffigurava anche altre astrazioni, numeri e lettere dell’alfabeto, in bengalese e in inglese. Numeri e lettere erano come gli anelli di una catena. I mesi si disponevano lungo una sorta di orbita nello spazio. [...] Gauri vedeva il tempo; adesso voleva tentare di capirlo. Riempiva taccuini di domande e osservazioni. Il tempo esisteva come entità autonoma nel mondo fisico o era solo uno strumento della nostra comprensione? Era percepito solo dagli esseri umani? Cosa faceva sì che certi momenti si dilatassero fino a sembrare ore e certi anni si riducessero a pochi giorni? Gli animali avvertivano il passaggio del tempo quando perdevano il compagno o uccidevano una preda? [...]  Sull’aereo il tempo non aveva importanza, ma era anche l’unica cosa che contasse: era nel tempo, e non nello spazio, che Gauri aveva avuto coscienza di viaggiare.

Il tempo, in questo bellissimo romanzo di Jhumpa Lahiri, è un po’ come la marea che inonda la pianura dietro la casa di Subhash e Udayan: torna sempre ai luoghi e alle persone che aveva lasciato. Un tempo che non si misura in anni ma in occasioni, perdute o colte. Come Udayan che l’ha persa in un attimo la sua occasione e sua moglie Gauri che ci ha impiegato anni. Mentre Subhash anche se con la sua calma profonda è sempre riuscito a coglierle le sue occasioni e a trasformarle in qualcosa di reale, nella vita vera. E così ha fatto Bela, la figlia, che da bambina ha cominciato a sviluppare un proprio metro temporale in cui il passato si appiattiva, crollando senza un particolare ordine, racchiuso in un unico termine: “ieri”, e che una volta cresciuta ha attraversato il suo dolore ed è riuscita a scegliere di diventare figlia e poi madre.

La moglie è una storia complessa, che si muove a più livelli nel tempo e nello spazio e dove come lettori una volta entrati facciamo fatica ad uscirne,  e vorremmo continuare a sentire le parole dei personaggi e i loro pensieri, i loro sentimenti. Non vi racconterò la storia e se volete un consiglio leggete la seconda di copertina solo dopo aver finito il romanzo. E’ troppo bello muoversi tra le sue pieghe senza sapere dove stiamo andando, seguendo le vite di Gauri e Udayan e Subhash e Bela attraverso lo sguardo di Jhumpa Lahiri, il suo sguardo da entomologo, che le permette di indugiare sugli aspetti più dolorosi del carattere dei suoi personaggi, senza mai superare il limite o andare troppo sopra le righe.

Jhumpa Lahiri, La Moglie, Guanda 2013, pp. 425 (The Lowland, 2013), traduzione di Maria Federica Oddera.

Jhumpa Lahiri è nata a Londra da genitori indiani ed è cresciuta negli Stati Uniti. Momentaneamente vive a Roma, città che ama e comprende profondamente. Il suo libro di esordio, L’interprete dei malanni (Marcos y Marcos 2003)  ha vinto nel 2000 il Premio Pulitzer. Dal suo secondo romanzo L’omonimo è stato tratto il film “Il destino del nome” diretto da Mira Nair. Un’altra sua raccolta di racconti che mi è piaciuta molto è Una nuova terra edita da Guanda nel 2008.

Entry Filed under: India, Jumpa Lahiri

20 Comments

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  • 1. Chandana  |  December 11th, 2013 at 12:11 am

    Questo post mi è d’ispirazione…penso che leggerò il libro :) Grazie

  • 2. cristina  |  December 11th, 2013 at 10:53 am

    Ciao Chandana, grazie per essere passata di qua!
    Il libro vale la pena di essere letto. Anche il suo sguardo sull’India è molto interessante, niente di forzatamente esotico, e la Lahiri racconta anche la rivolta dei Naxaliti un gruppo maoista, di cui si sente poco parlare.
    Spero che mi farai sapere cosa ne pensi quando l’avrai letto.
    Un caro saluto

  • 3. lorenza  |  December 11th, 2013 at 1:11 pm

    Cara Cristina, sono d’accordo con te, una volta entrati si fatica a uscire dall’intensità di questo romanzo.
    E più ci si lascia condurre nel difficile vivere dei personaggi, più si diventa piacevolmente preda della formula magica che solo i grandi libri sanno generare. Curiosità,tensione,empatia,giudizio, fastidio, pena, sollievo, tutto ci fa provare La Moglie, nessun passaggio passa invano.
    Quello che mi colpisce di più della scrittura di Jhumpa Lahiri è come riesce a cogliere e trasmettere movimenti emotivi che tutti noi proviamo nella vita ma che spesso non sappiamo nominare, mettere in ordine, condividere. Ha un occhio dotato di una sensibilità quasi ultraterrena pur posandosi su vicende dal carattere umano, umanissimo.

  • 4. cristina  |  December 11th, 2013 at 5:01 pm

    Sì Lorenza, hai sintetizzato benissimo il carattere della scrittura di Jhumpa Lahiri, la sua “sensibilità quasi ultraterrena” con cui ci racconta vicende umanissime.
    Grazie.

  • 5. Clara  |  December 13th, 2013 at 12:49 pm

    Cristina, ciao! Come ti dicevo l’ho finalmente comprato in inglese, The Lowland, e poi ti dirò cosa ne penso. “Unaccustomed Earth” mi ha conquistato: sensibilità e bellezza, una prosa asciutta e dritta al cuore, molto americana a mio avviso, per niente indiana. Un bacione!

  • 6. cristina  |  December 13th, 2013 at 1:05 pm

    ciao Clara! ti penserò mentre leggi The Lowland a Mumbay… aspetto un tuo parere. Una nuova terra è piaciuto moltissimo anche a me.
    hai letto qualcosa di interessante di scrittori che vivono in India?

    intanto ti abbraccio e spero di sentirti presto.

  • 7. laura mazzone  |  December 13th, 2013 at 1:09 pm

    Ciao Cistina, ho appena comprato il libro di Jhumpa Lahiri e, spero sia “universale”, come lo sono i veri classici, e come è stato il precedente romanzo “L’omonimo”, che mi ha commosso profondamente!
    Ti farò sapere e grazie per avermi fatto conoscere questa scrittrice speciale…

  • 8. cristina  |  December 13th, 2013 at 1:14 pm

    ciao Laura, tu sei una “lettrice speciale”! Aspetto quindi il tuo commento su La moglie, come per i tanti libri di cui ci troviamo spesso a parlare.
    a prestissimo…

  • 9. Clara  |  December 13th, 2013 at 4:00 pm

    Sì, sto leggendo tanti indiani in inglese. Ti segnalo i racconti di Nisha De Cunha, splendidi anche se tristi, ma così veri… e il primo romanzo di Manu Joseph, “Serious Men”. POi ti dirò di Jhumpa, e di altre cose in attesa di lettura. Ah, le poesie complete di Keki N. Daruwalla, da perdersi dentro. Ti passo qualcosa volentieri, quando torno. Baci

  • 10. bianca  |  December 21st, 2013 at 5:03 pm

    cara Cristina, dopo la presentazione e il tuo post mi è ulteriormente cresciuta la voglia di iniziarlo e lo farò presto! a presto…

  • 11. cristina  |  December 24th, 2013 at 9:34 pm

    cara bianca,
    allora aspetto una chiacchierata con te dopo la lettura!
    tanti baci e buon natale!

  • 12. Clara  |  December 29th, 2013 at 11:06 am

    Semplicemente, stupendo. Io l’ho letto in inglese, com’è la traduzione italiana?

  • 13. cristina  |  December 30th, 2013 at 11:33 pm

    la traduzione mi è sembrata buona, non è certamente un libro facile da tradurre. Ma il titolo inglese The Lowland è molto più bello di quello italiano La moglie.

  • 14. Silvia  |  January 1st, 2014 at 9:36 pm

    Mi appresto a leggerlo anche io!
    Un carissimo saluto

  • 15. cristina  |  January 2nd, 2014 at 8:36 pm

    ciao silvia, buon anno!

  • 16. Lisi  |  January 10th, 2014 at 7:36 pm

    Un libro insieme trascinante e composto.Un ritmo della scrittura perfetto,elegante e misurato. Ampiezza della visione vs gusto del dettaglio,distanza vs vicinananza, separazione vs riunificazione:su queste antinomie si costruisce la vicenda, giocata costantemente su una tensione narrativa che non viene mai meno, che ti tiene incollata alla pagina fino all’ultima riga!!! La precisione nel descrivere i particolari della vita di personaggi appartenenti a un mondo così lontano è quello che li rende così credibili, che te li fa amare con la partecipazione emotiva che solo i grandi scrittori sanno suscitare. Interessante l’ambientazione durante gli anni di piombo indiani così poco conosciuti da noi. Ma soprattutto Jumpa racconta la storia di una famiglia, il dolore di una maternità rifiutata, la partecipazione e l’impegno sempre un po’ ansiosi e incerti di una paternità adottiva, l’eterno mistero che abita il cuore delle persone; senza giudicare, con pietas e insieme con una sorta di partecipe distacco.
    Ciao ragazze, in genere non amo i blog ma stavolta volevo condividere con qualcuno l’emozione e il senso di felicità che la lettura di un romanzo così bello -letto in montagna sotto la neve!- mi ha suscitato. Arrivederci a tutte

  • 17. cristina  |  January 18th, 2014 at 12:14 pm

    grazie Lisi per il tuo profondo commento. hai colto perfettamente le “antinomie” del romanzo di Jhumpa Lahiri, che sono la sua caratteristica principale anche negli altri suoi lavori, ma che in quest’ultimo hanno raggiunto un punto molto alto. e proprio per quella storia di una famiglia che va al di là dell’essere indiani o americani: la maternità rifiutata, l’ansia e l’incertezza di una paternità adottiva, l’amore mescolato con la riconoscenza che fa nascere il senso di colpa.
    avrei voluto anch’io leggerlo sotto la neve!
    torna a trovarci…
    p.s.: che stai leggendo adesso? l’hai letto “La famiglia Karnoski” di I. J. Singer? L’ha letto Laura e l’ha trovato sublime… baci

  • 18. Lisi  |  January 28th, 2014 at 7:22 pm

    Grazie Cristina,

    sono contenta che abbiamo la stessa visione del bel romanzo di Jhumpa: il solito comune sentire fra di noi, non ne dubitavo, non male in fondo quest’idea di condividerlo anche sul tuo blog, a te così caro…
    Sono d’accordissimo con Laura “La famiglia Karnowski” è un romanzo meraviglioso e trascinante, (ti fa capire tantissimo di storia e cultura ebraica in un modo vivacissimo che si nutre di vita vissuta) te lo consiglio vivamente. Povero Israel, penalizzato dal fatto di essere il fratello del troppo famoso Isaac; in realtà è un grande scrittore!
    Ora sto leggendo in contemporanea la biografia di David Foster Wallace “Ogni storia d’amore è una storia di fantasmi” e le lettere che un giovanissimo Leopardi scriveva durante un soggiorno a Roma ai suoi parenti (genitori, fratelli zii) rimasti a Recanati: due letture che mi stanno appassionando molto, ma ne parleremo a voce, dato che esulano dai temi del tuo blog!
    A presto, saluti anche alle sconosciute amiche lettrici!

  • 19. laura mazzone  |  February 10th, 2014 at 6:21 pm

    Cara Cristina,
    eccomi qui a riflettere su La moglie.
    Molto su questo romanzo è stato già detto ed io non posso che confermare quanto i personaggi siano poliedrici, quanto numerose siano le sfumature dei sentimenti che li agitano e come le minuziose descizioni della vita quotidiana, della natura, della politica di quel periodo renda questa India un pò meno misteriosa e più vicina anche a noi occidentali. Ma quello che mi colpisce maggiormente, come anche nel precedente romanzo l’Omonimo, è che in una trama di relazioni più o meno intessuta di incomprensioni e sofferenza, ci sia sempre una piccola luce che brilla: i figli, alla fine, cercano di capire e gradualmente accettano le scelte e l’amore complicato (ed a volte difficile da sopportare) che i genitori hanno provato per loro durante la vita: è così che immagino che la “fiaccola” debba essere passata di generazione in generazione!

  • 20. jesse&hellip  |  November 12th, 2014 at 3:16 pm

    trusted@pillspot.com” rel=”nofollow”>.…

    thanks!!…


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