Questo è un blog dove parlo dei libri che leggo. E siccome in questi anni leggo soprattutto romanzi di scrittori non occidentali, sarà un blog su romanzi non occidentali. Sono partita un po’ di anni fa leggendo gli scrittori giapponesi, poi sono arrivata in India, Pakistan e dintorni, con qualche viaggio in Israele, Nord e Sud Africa, passando per la Cina. Leggere romanzi ambientati in paesi non occidentali è un po’ come viaggiare in quei paesi, così come quando ero più giovane e leggevo i classici del ‘700 e del ‘800 mi sembrava di viaggiare nel passato.

I loro occhi guardavano Dio

December 30th, 2014

I desideri degli uomini viaggiano a bordo di navi lontane. Per alcuni arrivano in porto con la marea. Per altri navigano in eterno all’orizzonte, mai fuori vista, mai in porto, finché chi sta in vedetta non distoglie gli occhi rassegnato, i suoi sogni sbeffeggiati a morte dal Tempo. Tale è la vita degli uomini.

Le donne … Beh, le donne dimenticano tutto quello che non vogliono ricordare, e ricordano tutto quello che non vogliono dimenticare. Il sogno è la verità. E loro agiscono e si comportano di conseguenza.

Con queste parole comincia la storia di Janie. La scrittura di Zora Neale Hurston fa pensare ai gospel e ai racconti della tradizione orale più che ai romanzi. Un canto continuo il cui ritmo descrive i personaggi, scandisce le azioni, suggerisce le emozioni:

“C’è un lago nella mente, dove le parole galleggiano sui pensieri, e i pensieri sui suoni e sulle immagini. Sotto c’è un abisso di pensieri non toccati dalle parole e più sotto ancora una fossa di sentimenti informi non sfiorati dal pensiero.”

I loro occhi guardavano Dio è il racconto di Janie, declinato tra la prima e la terza persona: “Janie vedeva la propria vita come un enorme albero frondoso di sofferenze, piaceri, cose compiute e incompiute. Tra i rami stavano l’alba e il tramonto.” Sono stata bene, seduta tra Janie e la sua amica Pheoby, nell’oscurità giovane e fresca del patio. E intanto anche l’oscurità carezzevole e giovane diventò una creatura vecchia e cancerosa mentre Janie raccontava.

Siamo in Florida, dopo l’abolizione della schiavitù, dove Janie è cresciuta con la nonna nella grande casa della ricca famiglia bianca per cui lavorava. Stavo sempre con quei bambini bianchi, tanto che fin verso i sei anni neanche sapevo di non essere bianca. Lo scopre guardando una foto di gruppo insieme ai bambini della famiglia e non si riconosce “in quella bimbetta scura“. Guardo la foto per un bel pezzo e, dal momento che il vestito e i capelli erano i miei, dico: “Oh, sono nera!”. Ma è una consapevolezza che non la isola, non la emargina. Essere nera per Zora/Janie non è un tratto distintivo ideologico, né tantomeno un’inferiorità, e colpisce la libertà con cui Zora può raccontare i lati peggiori dei neri, così come quelli dei bianchi.  Siamo tutti bianchi e neri

Zora, come Janie, vivrà a Eatonville, in Florida, la prima città autogovernata da neri in America, e da qui probabilmente nasce il suo profondo senso di libertà. Come scrive Zadie Smith nella introduzione della ristampa del 2009, “La negritudine, per come la intendeva la Hurston, era qualcosa di altrettanto naturale e inevitabile della francesità di Flaubert. Ed era altrettanto complicata, piena di benedizioni e maledizioni. Non è possibile sbarazzarsene, proprio come non ci si può liberare del proprio braccio; ma, allo stesso tempo, essa non rappresenta la misura totale di un essere umano, proprio come il braccio.” E infatti il suo romanzo è la storia di tutte le donne, del loro affiorare alla coscienza di sé attraverso l’amore. Un amore grande, universale, come una melodia di flauto dimenticata in un’altra esistenza e adesso ricordata. Qualcosa che si riconnetteva ad altre cose vagamente percepite, che l’avevano colpita senza che se ne avvedesse affondando nella sua carne, e che ora emergevano e volevano arrivare alla coscienza. Janie provò una fitta dolce, senza rimorsi, che la lasciò svuotata e languida.

Mi piace salutare il 2014 e accogliere il 2015 con questo libro. Ne avrei avuti tanti altri di cui parlare, visto che è da molto che non scrivo un post, ma ho scelto questo perché in quest’anno mi sono sentita molto simile a Janie e in questi ultimi giorni di dicembre ancora di più.

Questo post è dedicato a tutte le donne, che quando hanno sentito le pareti venir loro addosso e prosciugare ogni goccia di vita, come Janie, proprio con la vita hanno reagito. “Janie tirò a riva l’orizzonte, come una grande rete da pesca. Lo sfilò dalla cintura del mondo per drappeggiarlo intorno alle proprie spalle. Quanta vita nelle maglie!”

Zora Neale Hurston, I loro occhi guardavano Dio, Cargo 2009, pp. 254 (Their Eyes Were Watching God, 1937). Traduzione dall’inglese di Adriana Bottini (bellissima traduzione!).

Zora Neale Hurston, nata a Notasuga (Alabama) il 7 gennaio del 1891 e morta a Fort Pierce il 28 gennaio 1960, è stata una scrittrice e una antropologa studiosa del folklore dei Caraibi e del sud degli Stati Uniti.  La Hurston fece parte del movimento dell’Harlem Renaissance, scrisse quattro romanzi e pubblicò più di cinquanta racconti, sceneggiature teatrali e saggi. Their Eyes Were Watching God è il suo lavoro più noto.

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3 Comments

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  • 1. laura mazzone  |  December 31st, 2014 at 9:22 am

    Grazie Cristina per questo post, mi sembra un libro bellissimo veramente adatto ad un anno come questo che termina ed ad uno che inizia, lo comprerò e lo leggerò con curiosità, ma con la certezza di trovarci anche qualcosa di mio…

  • 2. cristina  |  January 1st, 2015 at 8:31 pm

    Ciao Laura grazie a te! Aspetto tuoi commenti dopo la tua lettura.
    Buon anno,
    cris

  • 3. domenico parisi  |  March 6th, 2016 at 1:09 pm

    grazie cristina, questo libro mi incuriosisce.


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