Questo è un blog dove parlo dei libri che leggo. E siccome in questi anni leggo soprattutto romanzi di scrittori non occidentali, sarà un blog su romanzi non occidentali. Sono partita un po’ di anni fa leggendo gli scrittori giapponesi, poi sono arrivata in India, Pakistan e dintorni, con qualche viaggio in Israele, Nord e Sud Africa, passando per la Cina. Leggere romanzi ambientati in paesi non occidentali è un po’ come viaggiare in quei paesi, così come quando ero più giovane e leggevo i classici del ‘700 e del ‘800 mi sembrava di viaggiare nel passato.

Archive for the ‘Paesi’ Category

Il mio matrimonio combinato

Thursday, August 12th, 2010

Il mio matrimonio combinato è la storia di una ragazza (della provincia americana) alla ricerca disperata del senso della vita. Jasmine è una ragazza come tante sue coetanee con un numero quasi infinito di possibilità. Una volta finito il college va a studiare biologia all’università di Chicago, ma nonostante superi brillantemente tutti gli esami non si laurea. Non sa neanche lei il perché, ma probabilmente non si sente a suo agio nel mondo che si sta costruendo e che tra poco diventerà il suo mondo di adulta.

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La lettrice di Shelley

Tuesday, July 20th, 2010

“A una decina di metri da noi, dall’altro lato della strada, apparvero Ghidi Bochacho e il cane. Se l’avevo visto io, anche lui mi aveva identificato. E mentre avanzavamo l’uno verso l’altra ai due lati della strada, riducendo la distanza finché fu sufficiente per stabilire un contatto visivo, cominciai a organizzarmi psicologicamente per l’imminente attacco del cane. Il tempo che rimaneva all’esplosione riempiva l’aria di una luce bianca distillata. La trasparenza della luce svelava tutto quello che era nascosto, tutto quello che generalmente viene cancellato dalla mia visione selettiva. Il cane si mise ad abbaiare più forte. In pochi secondi salì in un crescendo costante  fino al culmine, un singulto che avrebbe intensificato fino a stancare la gola. Rallentai progressivamente, fino a trovarmi proprio di fronte al cane. Uno contro l’altro ai due lati della strada. L’aggressore davanti alla vittima. Mi fermai, rivolta verso il cane. Un passo, poi un altro. Gli ultimi preparativi. Misurai la distanza rimanente. Segnai la mia strada con lo sguardo, guidando me stessa. Chiusi gli occhi. Ancora un passo. Come in una bolla di vetro, lontane e ignote al tempo presente, sentii le voci della mamma e di Nehama. Combattei con loro, con la sicurezza calorosa che apparteneva loro come una promessa, le spinsi fuori dalla mia coscienza. Solo il suo abbaiare. Nient’altro contava. Io e lui. Continuai a camminare. Sentii il soffio caldo della sua vicinanza. Il calore della presenza ostile si diffondeva in tutto i mio corpo. Nel petto, nel bacino. Qualcosa si contrasse tra le mie gambe, come un piccolo animale. Una lumaca rigida e terrorizzata. Un passo. Un altro passo. L’ultimo. Aprii gli occhi. Ero accucciata davanti al cane come un beduino. Faceva ancora sentire i suoi poetici singulti, fissandomi con lo sguardo nero e splendente di curiosità. Mi sembrava di piangere. Le lacrime colavano in bocca e sul collo, mescolandosi al sudore. eravamo così vicini che potevo annusarlo. Un acre odore canino. Guardai il volto ampio e quadrato del cane. Era nero, e solo sul collo cominciava a comparire una macchia color miele che si prolungava fino al ventre. Drizzò un orecchio, inclinando la testa verso la spalla sinistra. Un cucciolo stupido e cresciuto. Respirava affannosamente. Stavo di fronte a lui. Non contava più nulla. Chiusi di nuovo gli occhi. Il mio respiro tranquillo si incontrò con i suo, caldo e disgustoso. Un respiro pieno di carne. La sensazione di disgusto era quasi piacevole. Rilassante. Sensoriale. Qualcosa di umido e ruvido mi colpì sul viso. Scivolò su di esso, bagnandolo con una sostanza appiccicosa e umidiccia. Aprii gli occhi. La lingua rosea-violacea scivolava avanti e indietro sulle mie guance, sui miei occhi.”

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Il ristorante dell’amore ritrovato

Tuesday, July 6th, 2010

Cucinare era per me come pregare. La cucina stessa era la vera essenza della preghiera. Era la preghiera con cui auguravo amore eterno a mia madre e a Shuiki. Era la preghiera con cui esprimevo somma gratitudine a Hermès e al suo sacrificio. Era infine la preghiera rivolta al dio della cucina, che mi permetteva di cucinare sempre con ineguagliabile gioia. Non mi ero mai sentita così felice in vita mia. [...]

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Posted in Giappone, Ito Ogawa, Paesi | 2 Comments »

Tutto il giorno è sera

Thursday, June 17th, 2010

“C’è una terra che si protende dal collo sottile dell’istmo di Kra delicata come la testolina di un uccello, e forma la metà di un paese chiamato Malaysia. E’ una terra senza primavera senza estate senza autunno senza inverno. Può capitare una giornata impercettibilmente più umida o più secca, ma sono perlopiù calde, umide, luminose, brulicanti di pigra vita tropicale, che porta a interminabili pause tè e folli corse attraverso la città premendo il clacson per arrivare a casa prima dell’acquazzone pomeridiano. Sono queste le piogge più consuete, sferzanti cordoni d’argento che allagano i campi da gioco e costringono gli impiegati degli uffici a raggiungere a guado le fermate degli autobus con le scarpe ridotte a secchi. Furiosi e melodrammatici, i rovesci pomeridiani provocano ingorghi spaventosi, per il fumo nero dei camion e lo stridore dei freni degli scuolabus,  e allo stesso tempo bellissimi: con le sinuose strisce di giallo acqueo disegnate ininterrottamente dai fari, con i riflessi dei lampioni azzurrini nell’improvvisa fioritura di pozzanghere, con la fluorescente malinconia dei chioschi deserti lungo le strade. Sembra che ogni giorno inizi con una fiammata e finisca con questi diluvi, così che il passato, il presente e il futuro scorrano insieme in un perenne fiume indistinto.”

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Posted in Autori, Malaysia, Paesi, Preeta Samarasan | 4 Comments »

Discussione a partire dall’intervista a Paritosh Uttam

Wednesday, April 28th, 2010

Grazie a Silvia Merialdo di Indian Words che ha intervistato Paritosh Uttam dopo l’uscita del suo primo romanzo Dreams in Prussian Blue, nei commenti all’intervista si sta svolgendo un’interessante discussione che a partire dai matrimoni combinati in India sta toccando vari punti interessanti… Non perdetevela e intervenite!

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Una tromba nello uadi

Tuesday, April 6th, 2010

“Scesi verso la parte bassa della città come se un vento rabbioso mi spingesse da dietro. Con attenzione percorsi il vicolo scosceso e scivoloso che conduceva al frastuono e al traffico di via dell’Indipendenza. Dietro di me c’era lo uadi, che era per lo più arabo, e davanti a me la strada, che era per lo più ebraica.”

Mi è sembrato naturale seguire Huda per le vie di Haifa, in quell’incerto confine fisico e psicologico in cui vivono lei e la sua famiglia. Una famiglia arabo-cristiana originaria dell’Egitto. Con una maggioranza di donne: Huda, sua sorella Mary, la loro madre affettuosa e vigile, e la sempre presente vicina araba Jamilla, islamica osservante. Unico uomo il nonno Elias, nonno-padre, suocero-marito, irresistibile coi suoi occhi verdi e il sorriso ironico.

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Le ceneri di bombay

Sunday, March 21st, 2010

“Era la sua città, quella che guardava dal finestrino di un treno in corsa: la città che amava tanto, che aveva creduto potesse rimanere immutata ed eterna, quella dove avrebbe potuto continuare a condurre la vita facile e placida a cui era così abituato. La città che l’aveva sostenuto e aveva nutrito i suoi sogni, la città per cui aveva rifiutato il mondo intero. Quella città gli era morta sotto gli occhi, quel giorno. “


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Hotel Calcutta

Tuesday, February 23rd, 2010

“Hotel Calcutta è un romanzo imperdibile che fa rivivere la Calcutta luccicante, sofisticata e ipocrita degli anni Cinquanta, vista da dietro il bancone di un hotel (oppure in brevissimi viaggi-missioni, quasi sempre notturni) nelle sue pieghe più buie. E’ imperdibile anche e soprattutto per il fascino dei tanti personaggi, così vivi che sembrano saltare fuori dalle pagine, per poi rituffarcisi dentro con le loro occupazioni, paranoie e storie commoventi da seguire.“

Così scrive Silvia Merialdo nel suo interessante blog Indian Words. Proprio su Indian Words potete trovare il link per vedere il film (con sottotitoli in inglese) tratto dal libro nel 1968. Ve lo consiglio.

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Il dono della dea

Tuesday, December 22nd, 2009

“Gau in sanscrito significa “vacca”. Lo stesso termine indica il primo raggio di sole, considerato il figlio maggiore dell’alba. La luce è per sua natura in movimento. Forse perciò il termine gau è incluso nella famiglia di parole che hanno come radice il verbo gam, perché gam significa “andare”. Come il primo raggio di sole, suo antenato, la vacca era per natura in movimento, quindi doveva andare da qualche parte. Tuttavia dimenticò dove, e col tempo si stabilì la differenza tra il semplice andare e l’andare da qualche parte.”

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Posted in India, Radhika Jha | 1 Comment »

L’amore e gli stracci del tempo

Monday, November 16th, 2009

“Con l’arrivo di suo figlio aveva capito che noi siamo i nostri padri e le nostre madri che continuano a vivere in noi. Nelle nostre ossa sentiamo il richiamo della loro voce che attraversa la vita, e a volte anche la morte, e ci dice che non possiamo scappare da nessuna parte. Ci dice che tutte le strade sono chiuse dal momento che hai visto tuo figlio in faccia. E che esistono solo due tempi: il tempo della semina e quello della raccolta. E quando hai fatto queste due cose, il ciclo è finito. Allora cercherai con tutte le forze di fare l’unica cosa ancora possibile: trasferire i tuoi ricordi in colui che diventerà la tua memoria. […] Cercherai di trasmettere la tua nostalgia a tuo figlio, capendo che un giorno tu stesso sarai la sua nostalgia.”

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Posted in Albania, Anilda Ibrahimi | 3 Comments »