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	<title>GlobalStories &#187; Giappone</title>
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	<description>recensioni di romanzi di scrittori non occidentali</description>
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		<title>Il ristorante dell&#8217;amore ritrovato</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Jul 2010 17:34:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cristina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giappone]]></category>
		<category><![CDATA[Ito Ogawa]]></category>
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		<description><![CDATA[“Cucinare era per me come pregare. La cucina stessa era la vera essenza della preghiera. Era la preghiera con cui auguravo amore eterno a mia madre e a Shuiki. Era la preghiera con cui esprimevo somma gratitudine a Hermès e al suo sacrificio. Era infine la preghiera rivolta al dio della cucina, che mi permetteva [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px Arial;"><span style="letter-spacing: 0.0px;">“<em>Cucinare era per me come pregare. La cucina stessa era la vera essenza della preghiera. Era la preghiera con cui auguravo amore eterno a mia madre e a Shuiki. Era la preghiera con cui esprimevo somma gratitudine a Hermès</em> <em>e al suo sacrificio. Era infine la preghiera rivolta al dio della cucina, che mi permetteva di cucinare sempre con ineguagliabile gioia. Non mi ero mai sentita così felice in vita mia. [...]</em></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px Arial;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><em><span id="more-84"></span><br />
</em></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px Arial;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><em>Passai di nuovo in rassegna le pietanze allineate in perfetto ordine sulla tavola: il paté, fatto con una parte della carne della testa, con contorno di sottaceti di verdure locali; l’insalata di orecchie e cotenna condita alla francese, con olio di oliva e aceto di vino, preparata facendo bollire insieme le orecchie con tutta la pelle, ortaggi vari e aceto di riso, e tagliando poi il tutto in pezzetti sottili; uno stufato alla cinese, cucinato facendo lessare una metà della lingua insaporita con un intingolo a base di salsa di soia contenente le ‘cinque spezie’e altri aromi; l’altra metà della lingua, saltata in padella insieme al cavolo e condita con sale e pepe; le salsicce di sangue, con dentro il cuore; il fegato e le cartilagini affumicati con trucioli di ciliegio; lo stomaco, arrostito al momento sul carbone e servito con limone di produzione nazionale coltivato al naturale; il ‘kyey o’ del myanmar, preparato con spaghetti di riso immersi in un brodo di pollo ruspante di Akita in stile cinese contenente l’utero di Hermès e altre frattaglie; polpette di seppia e komatsuna, e con aggiunta finale di tuorlo d’uovo crudo; l’ashi tebichi di Okinawa, ovvero una zuppa fatta con gli zampini stufati a fuoco molto lento e resi morbidi e gelatinosi; il pot au feu francese, cucinato facendo lessare per alcune ore la parte inferiore della carne di spalla insieme a diversi tuberi e ortaggiinteri; il maiale in agrodolce all’italiana, preparato tagliando a cubetti la parte superiore della spalla e, dopo averla adeguatamente salata e pepata, nonché infarinata con katakuriko, frigendola in olio di oliva e infine sobbollendola nell’aceta balsamico; la zuppa a base di miso con la carne di coppa,zenzero preventivamente salata e bollita poi insieme al crescione d’acqua; le fette di arrosto aromatizzate all’aglio, zenzero e salsa di soia, e il ramen contenente il medesimo arrosto e porri in abbondanza tagliati sottili; la restante carne di coppa rosolata in padella insieme al kimchi, che avevo preparato durante l’inverno e congelato senza additivi di sorta; gli involtini primavera crudi alla vietna mita, fatti avvolgendo nella sfoglia di riso polpa di granchio, germogli di soia, erba cipollina e il lombo, tagliato a listelli sottili e appena scottato, che era avanzato dalla preparazione del prosciutto crudo &#8211; la salsa in cui intingerli, il nuoc mam, me l’ero fatta arrivare apposta dal Vietnam; i tramezzini al prosciutto cotto e l’insalata di patate alla giapponese con cubetti di prosciutto; l’arrosto condito con yuzu e pepe, cucinato con tutto l’osso utilizzando la parte di coscia che avevo congelato; il mapo doufu del Sichuan, piccantissimo, preparato con gli avanzi della coscia tritati e con aggiunta abbondante di pepe del Sichuan; i dolma turchi di peperoni verdi, ripieni di riso insaporito col sugo dell’arrosto e della carne macinata avanzata; i pirozhki russi, cucinati con gli della carne macinata; il pane al bacon e formaggio, preparato con il lievito naturale lasciato in eredità da Hermès, un pane molto rustico, con una bella crosta uniforme e croccante; le costolette all&#8217;americana, rosolate con pomodoro e cipolla e brasate poi in un intruglio a base di coca-cola; le costolette con osso alla cinese, passate in una pastella a base di farina e fritte in olio bollente; il preziosissimo filetto, adeguatamente salato e preparato, quindi rosolato con aglio e cipolline, brasato per alcuni minuti con spicchi di mele in una pentola a pressione e infine dopo aver aggiustato il sapore con del vino bianco, servito con sour cream; la torta nuziale, fatta completamente in casa: per decorarla avevo utilizzato denti di leone, violette e rose in gran quantità in modo che, volendo, si potesse mangiare tutto senza lasciare alcunché. Il tè ai fiori di robinia: pensando che i loro petali sulla superficie del tè nero avrebbero garantito un profumo semplice e innocente, assolutamente adatto alle nozze di mia madre con Shuichi.&#8221;</em></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px Arial;"><em><br />
</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px Arial;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Arial;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Arial;"><span style="letter-spacing: 0.0px;">Quello che avete letto è la descrizione del pranzo di nozze che la protagonista del romanzo, <em>Ringo</em>, ha preparato per il matrimonio di sua madre col suo primo amore che aveva ritrovato e che sposerà poco prima di morire. Il menu è tutto (o quasi) a base dell&#8217;amata scrofa, <em>Hermès</em>, che la madre ha allevato come un animale domestico e che chiede di uccidere proprio per non lasciarla dopo la sua morte. Credo che solo in un romanzo giapponese si possa trovare una cosa del genere!</span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px Arial;"><em><br />
</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px Arial;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Arial;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Arial;"><span style="letter-spacing: 0.0px;">Il romanzo è molto diverso da come viene descritto sul risvolto di copertina. La magia della cucina di Ringo è infatti soltanto lo sfondo della storia: che è racconto della rinascita di Ringo, che torna al paese di origine, a casa di sua madre da cui era scappata a quindici anni per andare in città a vivere con la nonna materna dalla quale ha imparato i segreti della cucina.</span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px Arial;"><em><br />
</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px Arial;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Arial;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Arial;"><span style="letter-spacing: 0.0px;">Mi ha colpito l&#8217;atmosfera depressa che pervade la maggior parte del romanzo. Una depressione e una tristezza che non ha niente a che vedere con il senso del tragico tipico dei narratori giapponesi della prima metà del Novecento, ma che invece ho trovato nei romanzi di Banana Yoshimoto, e che forse è una tristezza e una depressione presente nei giovani giapponesi.  E in effetti il Giappone non se la passa troppo bene, è finito il boom economico degli anni &#8216;80,  la sua democrazia vacilla a causa della continua corruzione della sua classe politica, e ha perso completamente il suo antico prestigio. E proprio questo, questo sentimento di perdita imminente dava quel senso di tragedia ai romanzi giapponesi del secolo scorso.</span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px Arial;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px Arial;">Ma dopo tutta questa tristezza mi ha colpito la leggerezza e la dolcezza che prende corpo nel finale, quando tutto sembra finito dolorosamente. Come Banana Yoshimoto, anche Ito Ogawa riesce a parlare di cose terribili con leggerezza, al punto che a una prima lettura può sembrare superficiale. E invece no. E&#8217; una leggerezza profonda, tipica dei bambini, che aiuta a vivere. E mi piace.</p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px Arial;"><em><br />
</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px Arial;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Arial;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Arial;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><em>&#8220;Ci sono cose che non possono assolutamente tornare. Ma che al tempo stesso, pur non potendo tornare, restano eternamente presenti. E ci sono poi moltissime cose, dormienti da qualche parte in questo mondo, che basta cercarle pazientemente per trovarle.&#8221;</em></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px Arial;"><em><br />
</em></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 14.0px Arial;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Arial;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Arial;"><span style="letter-spacing: 0.0px;">Ito Ogawa, <em>Il ristorante dell’amore ritrovato</em>, Neri Pozza 2010, pp. 191 (<em>Shokudo Katatsumuri</em>, 2008). Traduzione dal giapponese di Gianluca Coci.</span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Arial; min-height: 14.0px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Arial;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><em>Ito Ogawa</em>, nata nel 1973, è una nota scrittrice giapponese di canzoni e di libri illustrati per ragazzi. Questo è il suo primo romanzo.</span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 14.0px Arial; min-height: 14.0px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
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		<title>Neve sottile</title>
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		<pubDate>Mon, 26 Jan 2009 09:46:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cristina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giappone]]></category>
		<category><![CDATA[Jun'ichiro Tanizaki]]></category>

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Saranno più di 10 anni che non leggo un romanzo giapponese, con qualche rara eccezione. C&#8217;è stato un lungo periodo, al ritorno da un viaggio di lavoro di quasi 3 mesi in Giappone, nel 1986, in cui ho letto solo scrittori giapponesi. Tanizaki, Arishima, Kawabata, Natsume, Mishima, Akutagawa, solo per citarne alcuni. A [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><meta http-equiv="Content-Type" content="text/html; charset=utf-8" /><meta name="ProgId" content="Word.Document" /><meta name="Generator" content="Microsoft Word 11" /><meta name="Originator" content="Microsoft Word 11" /></p>
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<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana">Saranno più di 10 anni che non leggo un romanzo giapponese, con qualche rara eccezione. C&#8217;è stato un lungo periodo, al ritorno da un viaggio di lavoro di quasi 3 mesi in Giappone, nel <st1:metricconverter productid="1986, in" w:st="on">1986, in</st1:metricconverter> cui ho letto solo scrittori giapponesi. <em>Tanizaki, Arishima, Kawabata, Natsume, Mishima, Akutagawa</em>, solo per citarne alcuni.<span> </span>A un certo punto ho cominciato a soffocare, mi sembrava di leggere un unico infinito romanzo, e così ho smesso. </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"> <span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana"><!--[if !supportLineBreakNewLine]--></span><span id="more-33"></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana">Ma leggendo <em>Neve sottile</em> di <em>Jun&#8217;ichiro<span> </span>Tanizaki </em>mi sono all&#8217;improvviso ricordata perché quei romanzi mi piacessero tanto. Prima di tutto mi piace il ritmo, lento, pieno di pause e di descrizioni ravvicinate. Romanzi in bianco e nero anche quando descrivono la fioritura dei ciliegi o i disegni di un kimono. <o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana"><o:p> </o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><em><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana">“La caccia alle lucciole non ha nulla della gioia radiosa che accompagna le gite ai ciliegi in fiore. Forse la sua vaga e oscura bellezza appartiene ancora al tempo dell&#8217;infanzia, al mondo delle fiabe e dei sogni. Una sensazione da esprimere non con le parole e con i colori, ma soltanto con la musica del koto. E anche adesso, mentre ella giaceva a occhi chiusi, lungo il fiume, nel gran grembo della notte, le lucciole continuavano a sciamare luminose, innumerevoli, silenti. All&#8217;improvviso, Sachiko provò una specie di palpito, sentì qualcosa agitarsi nel suo intimo, come se si fosse unita al loro trepido volo, nel continuo accendersi e spegnersi dei riflessi sull&#8217;acqua tracciando anch&#8217;ella un&#8217;incerta scia di luce.”<o:p> </o:p></span></em></p>
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<p><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana">Questo pezzo mi ha fatto ricordare una volta che </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana">in campagna</span><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana"> tornando a casa a piedi, era una notte scura senza luna e ci sembrava di essere inghiottiti dal buio, all’improvviso ci si aprì davanti un sentiero di luce. Erano le lucciole che ci accompagnarono fino a casa. Provammo la sensazione che ci avessero scelto, e che ci stesse succedendo qualcosa di magico.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana"><o:p></o:p>Leggendo i romanzi giapponesi mi sembra di guardarmi allo specchio, uno specchio per i sentimenti più profondi, quelli nascosti, di cui non saprei parlare. Una conoscenza profonda dei sentimenti, sempre con la consapevolezza che gli esseri umani esistono solo in rapporto alla natura.<o:p></o:p></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana"><o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><em><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana">Neve sottile</span></em><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana"> racconta il legame solo appartemente sottile che unisce quattro sorelle, molto diverse tra loro, ognuna con una propria vita anche se tutte molto collegate tra loro. Come nota Teinosuke, il cognato marito di Sachiko, in un ritratto magnificamente sensuale che ricorda una tipica stampa giapponese.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana"><o:p> </o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><em><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana">“Ma una sera, mentre cercava Sachiko nella stanzetta giapponese attigua al bagno, Teinosuke trovò Yukiko che, seduta sulla veranda con le ginocchia ripiegate sotto il mento, si faceva tagliare le unghie dei piedi dalla sorella minore. Con prontezza, Yukiko nascose i piedi nudi e assunse una posizione più composta. Mentre richiudeva la porta, Teinosuke vide Koi-san curvarsi per raccogliere le forbicette lucenti. Fu questione di un attimo, eppure la tranquilla dolcezza di quella scena familiare lo commosse: per quanti motivi di disaccordo potessero nascere tra le sorelle, si poteva essere certi che non sarebbe mai sopravvenuto un conflitto insanabile.”<o:p></o:p></span></em></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana"><o:p> </o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana">Colpisce che il romanzo sia stato scritto nel 1942 eppure i personaggi non parlino mai tra loro della guerra in Europa e dell&#8217;imminente coinvolgimento del Giappone. Se ne sente appena qualche eco.<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana"><o:p> </o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana">Bellissimo!<o:p></o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana"><o:p> </o:p></span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana">Jun’ichiro Tanizaki, <em>Neve sottile</em>, Guanda, 2006, pp. 521 (<em>Sasame Yuki</em>, 1944-48).</span><em><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana"><o:p><br />
</o:p></span></em></p>
<p><em><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana">Jun’ichiro Tanizaki </span></em><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana">(Tokio 1886 – Atami 1965) è uno dei grandi maestri della letteratura giapponese del Novecento.</span><span style="font-size: 12pt; font-family: Verdana"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span style="font-family: Verdana"><o:p></o:p></span></p>
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