Questo è un blog dove parlo dei libri che leggo. E siccome in questi anni leggo soprattutto romanzi di scrittori non occidentali, sarà un blog su romanzi non occidentali. Sono partita un po’ di anni fa leggendo gli scrittori giapponesi, poi sono arrivata in India, Pakistan e dintorni, con qualche viaggio in Israele, Nord e Sud Africa, passando per la Cina. Leggere romanzi ambientati in paesi non occidentali è un po’ come viaggiare in quei paesi, così come quando ero più giovane e leggevo i classici del ‘700 e del ‘800 mi sembrava di viaggiare nel passato.

Archive for the ‘India’ Category

Il sari rosso

Saturday, February 4th, 2012

“Grazie a Sonia, i più poveri tra i poveri, come lei li chiama utilizzando l’espressione resa popolare da Madre Teresa di Calcutta – un’altra europea che ha lasciato il segno in India -, hanno un’alleata fedele. Un’alleata che li tiene ben presenti, tutti i giorni e in ogni momento, che sia al vertice del potere o che ne sia fuori.”

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Giorno di pioggia a Madras

Sunday, January 2nd, 2011

Giorni di pioggia a Madras sarebbe la giusta traduzione dall’inglese del titolo di questo romanzo, ma quello che a prima vista può sembrare uno sbaglio, dopo averlo letto sembra proprio il titolo giusto. Sono tanti giorni di pioggia, ma la storia è talmente claustrofobica che sembra un unico lungo giorno. E tu lettore, insieme a Layla, l’io narrante protagonista del romanzo, ti sentirai spesso come un topo in gabbia, intravedrai la via d’uscita dove dirigerti speranzoso per poi capire che è una porta chiusa o illusoria. Non c’è via d’uscita, se non quella definitiva della fuga.

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Posted in India, Samina Ali | 4 Comments »

Il giorno dell’ombra

Sunday, September 19th, 2010

“Il cristiano dice che il male c’è, ma c’è soprattutto il bene. Dio si mostra nell’ordine, nella ragione, e il più delle volte nella natura. Il credente desidera contribuire alla crescita del bene nell’universo. Le aspirazioni sono una componente fondamentale della sua filosofia. Guarda avanti, pensa al progresso. Ha un desiderio di sviluppo, riforme, e una grande fede nella volontà e nell’impegno umano. Non scende a compromessi col male. Non può considerarlo come parte del bene. Forse il suo Dio non è onnipotente, ma certo è interamente buono.

L’hindu ha un approccio totalmente diverso. Accetta il male insieme col bene. Il male non è una sofferenza o un dolore privato ma il manifestarsi di un più vasto progetto di cui egli è solo una particella insignificante. In ogni grande sistema la parte conta meno del tutto e in un universo ben ordinato le parti devono avere dei limiti. Non è vile rassegnazione. E’ adattamento. Nessuna sublime aspirazione, bensì il soverchiante senso di inanità dell’individuo rispetto all’universo. Il suo atteggiamento può essere così sintetizzato: per quanto io soffra, la mia sofferenza non è nulla agli occhi di Dio.
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Posted in India, Nayantara Sahgal | 7 Comments »

Discussione a partire dall’intervista a Paritosh Uttam

Wednesday, April 28th, 2010

Grazie a Silvia Merialdo di Indian Words che ha intervistato Paritosh Uttam dopo l’uscita del suo primo romanzo Dreams in Prussian Blue, nei commenti all’intervista si sta svolgendo un’interessante discussione che a partire dai matrimoni combinati in India sta toccando vari punti interessanti… Non perdetevela e intervenite!

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Le ceneri di bombay

Sunday, March 21st, 2010

“Era la sua città, quella che guardava dal finestrino di un treno in corsa: la città che amava tanto, che aveva creduto potesse rimanere immutata ed eterna, quella dove avrebbe potuto continuare a condurre la vita facile e placida a cui era così abituato. La città che l’aveva sostenuto e aveva nutrito i suoi sogni, la città per cui aveva rifiutato il mondo intero. Quella città gli era morta sotto gli occhi, quel giorno. “


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Posted in Cyrus Mistry, India | 3 Comments »

Hotel Calcutta

Tuesday, February 23rd, 2010

“Hotel Calcutta è un romanzo imperdibile che fa rivivere la Calcutta luccicante, sofisticata e ipocrita degli anni Cinquanta, vista da dietro il bancone di un hotel (oppure in brevissimi viaggi-missioni, quasi sempre notturni) nelle sue pieghe più buie. E’ imperdibile anche e soprattutto per il fascino dei tanti personaggi, così vivi che sembrano saltare fuori dalle pagine, per poi rituffarcisi dentro con le loro occupazioni, paranoie e storie commoventi da seguire.“

Così scrive Silvia Merialdo nel suo interessante blog Indian Words. Proprio su Indian Words potete trovare il link per vedere il film (con sottotitoli in inglese) tratto dal libro nel 1968. Ve lo consiglio.

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Posted in India, Sankar | 1 Comment »

Il dono della dea

Tuesday, December 22nd, 2009

“Gau in sanscrito significa “vacca”. Lo stesso termine indica il primo raggio di sole, considerato il figlio maggiore dell’alba. La luce è per sua natura in movimento. Forse perciò il termine gau è incluso nella famiglia di parole che hanno come radice il verbo gam, perché gam significa “andare”. Come il primo raggio di sole, suo antenato, la vacca era per natura in movimento, quindi doveva andare da qualche parte. Tuttavia dimenticò dove, e col tempo si stabilì la differenza tra il semplice andare e l’andare da qualche parte.”

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Posted in India, Radhika Jha | 1 Comment »

Il rumore dell’acqua

Tuesday, August 18th, 2009


Questo post è dedicato a mio padre, così come il romanzo è dedicato al padre dell’autore.

Ho comprato questo libro senza leggere la prima pagina come faccio sempre. Mi è piaciuto il titolo e il fatto che l’autore fosse un indiano residente in India e non, come spesso accade, negli Stati Uniti o a Londra. Ma quello che più mi ha convinto a comprarlo a scatola chiusa è stato leggere nella quarta di copertina che la storia era ambientata in una miniera.

Sono cresciuta con racconti sulle miniere, soprattutto di mio padre che da giovane medico aveva studiato le malattie polmonari dei minatori, facendo studi comparati tra i minatori in Sardegna e quelli in Belgio, che nella maggior parte dei casi sempre di minatori sardi si trattava… Ma anche di mia madre che lo accompagna in questi viaggi, mentre io e mio fratello venivamo felicemente affidati ai nonni in Sardegna dove potevamo vivere la nostra vita “brada” che tanto ci piaceva e che difficilmente riuscivamo poi a spiegare ai nostri amici a Roma. Mia madre mi raccontava delle mogli e delle case dei minatori dove veniva spesso invitata, mi raccontava dei centrini e delle tende e della perfezione delle loro case di emigrati in Belgio. E poi il fidanzato della nostra tata era minatore in Sardegna, ed eravamo sempre preoccupati che si ammalasse finché un giorno riuscì finalmente a tornare a fare il contadino.

Tutti i racconti avevano sempre un alone di tragedia, il tono di una minaccia incombente. Non sempre lo capivo ma lo avvertivo nelle parole e nell’impegno di mio padre. (more…)

Posted in India, Sanjay Bahadur | 4 Comments »

La moglie indiana

Monday, January 5th, 2009

Se mi fossi fermata alla veste editoriale probabilmente non l’avrei comprato questo libro. Sembra il solito romanzo esotico sull’India come ne escono sempre di più. La solita storia dei matrimoni combinati, e così via. Invece La moglie indiana di Anne Cherian pur girando intorno al matrimonio combinato di Neel e Leila, è la storia del disagio e la fatica di conciliare due modi di vita, quello occidentale con quello indiano, così profondamente diversi tra loro.

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Il tappeto rosso. Storie di bangalore

Sunday, February 10th, 2008

“A Bangalore, nel centro dell’India meridionale, si fabbricano solo soluzioni, concetti, programmi e linguaggi codificati. Per mandare avanti l’elettronica e l’informatica, l’intero sistema nervoso dell’economia globale. […] Bangalore è diventata davvero una gemella della Silicon Valley. Qui la meritocrazia riesce a cancellare persino il peso delle caste: sul mercato del lavoro hi-tech contano i titoli di studio e l’esperienza professionale, il cervello e la fantasia creativa. Se sei in grado di brevettare una nuova invenzione, non hai bisogno di essere figlio di bramini per farti strada. È una città dominata da un nuovo tessuto sociale di immigrati di talento, nomadi del sapere tecnologico. Ormai solo una minoranza dei residenti conosce la lingua locale, il kannada. Più ancora dell’hindi, l’inglese è diventato la lingua-ponte tra le etnie che si mescolano. Nelle scuole per i figli della middle class si insegnano tutte le materie in inglese fin dalla prima elementare. L’hindi si studia come seconda lingua, il kannada è optional come terza lingua, ma c’è chi preferisce sostituirlo addirittura con il tedesco o il francese. […]” (Federico Rampini, L’impero di Cindia, Mondadori 2006, pp. 27-28.).

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Posted in India, Lavanda Sankaran | 3 Comments »