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	<title>GlobalStories &#187; Iran</title>
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	<description>recensioni di romanzi di scrittori non occidentali</description>
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		<title>La gabbia d&#8217;oro</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Nov 2011 22:10:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cristina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Shirin Ebadi]]></category>
		<category><![CDATA[Ahmadinejad]]></category>
		<category><![CDATA[Khomeini]]></category>
		<category><![CDATA[Nobel]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho letto La gabbia d&#8217;oro qualche tempo fa e oggi l&#8217;ho trovato mettendo a posto i libri. Il mio mettere a posto i libri è un po&#8217; complicato, perlomeno spazialmente complicato, nel senso che ogni mese riempio una valigia di libri che ho letto e la porto in campagna dove ho la mia stanza dei [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto <em>La gabbia d&#8217;oro</em> qualche tempo fa e oggi l&#8217;ho trovato mettendo a posto i libri. Il mio mettere a posto i libri è un po&#8217; complicato, perlomeno spazialmente complicato, nel senso che ogni mese riempio una valigia di libri che ho letto e la porto in campagna dove ho la mia stanza dei romanzi (ma c&#8217;è anche una libreria per le poesie), col soffitto basso, una porticina da cui si esce direttamente su una stradina di campagna, un divano comodo, una scrivania e la mia vecchia Remington appesa alla parete. <em>La gabbia d&#8217;oro</em> l&#8217;avevo lasciato a Roma proprio per parlarne un giorno o l&#8217;altro ma poi me l&#8217;ero dimenticato. Ed eccolo qua&#8230;</p>
<p><span id="more-257"></span></p>
<p>E&#8217; il racconto degli ultimi trent&#8217;anni di storia dell&#8217;Iran attraverso le vicende di una famiglia che viene travolta dagli sconvolgimenti storici e politici, dagli ultimi giorni della monarchia all&#8217;ascesa di Ahmadinejad. Protagonisti della storia sono tre fratelli, <em>Abbas</em> che diventerà un generale dello Shah, <em>Javad</em> un militante del partito comunista e <em>Alì</em> infatuato sostenitore del regime degli Ayatollah. Sullo sfondo delle loro tragiche storie, l&#8217;amicizia tutta femminile tra la loro unica sorella <em>Parì</em> e la stessa <em>Shirin</em>. I tre fratelli sono personaggi tragici che, ognuno a suo modo, non sembrano mai liberi di scegliere, a differenza di Parì che è l&#8217;unica a non perdere mai la sua fantastica lucidità, nella sua devozione di figlia e sorella.</p>
<p>Una storia tragica come tragico è il paese in cui è ambientata. Una storia senza vincitori. Una storia da leggere.</p>
<p>Shirin Ebadi, <em>La gabbia d&#8217;oro. Tre fratelli nell&#8217;incubo della rivoluzione iraniana, </em>BUR Rizzoli 2008, pp. 254, traduzione dal persiano di Ella Mohammadi.</p>
<p><em>Shirin Ebadi</em>, iraniana, ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace nel 2003. Vive in Iran dove porta avanti le sue battaglie a favore della democrazia e per i diritti delle donne.</p>
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		<title>Il mio matrimonio combinato</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Aug 2010 18:15:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cristina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Elisabeth Eslami]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[matrimonio combinato]]></category>

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		<description><![CDATA[Il mio matrimonio combinato è la storia di una ragazza (della provincia americana) alla ricerca disperata del senso della vita. Jasmine è una ragazza come tante sue coetanee con un numero quasi infinito di possibilità. Una volta finito il college va a studiare biologia all’università di Chicago, ma nonostante superi brillantemente tutti gli esami non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Verdana;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><em>Il mio matrimonio combinato</em> è la storia di una ragazza (della provincia americana) alla ricerca disperata del senso della vita. <em>Jasmine</em> è una ragazza come tante sue coetanee con un numero quasi infinito di possibilità. Una volta finito il college va a studiare biologia all’università di Chicago, ma nonostante superi brillantemente tutti gli esami non si laurea. Non sa neanche lei il perché, ma probabilmente non si sente a suo agio nel mondo che si sta costruendo e che tra poco diventerà il suo mondo di adulta.</span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Verdana;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><span id="more-146"></span><br />
</span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Verdana;"><span style="letter-spacing: 0.0px;">Il romanzo comincia da qui, col suo ritorno a casa dei genitori dopo il fallimento universitario. Jasmine ha qualcosa però che la differenzia di molto dalle sue coetanee americane: un padre iraniano. E così la sua ricerca disperata del senso della vita sarà continuamente intrecciata al tentativo piuttosto vano di conoscere suo padre, di capire il mondo da dove viene e come è stata la sua vita in un paese così diverso da quello in cui è nato e di cui non parla mai. </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Verdana; min-height: 15.0px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Verdana;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><em>“Mio padre canta sotto la doccia. Canzoni iraniane che echeggiano per tutta la casa. Pensa che nessuno possa sentirlo, che la sua voce sia confinata ai limiti della doccia. Sono canzoni così gioiose, così frastornanti. Sono evocative, antiche, come se stesse cantando piccole storie della sua storia. Reami persiani, guerre, grandi amori. E’ così giubilante, come se fosse fiero di essere parte di quella civiltà millenaria, e le canzoni sono pesanti ma al contempo leggere, troppo mutevoli per essere contenute da una conchiglia di mare o dal corno di un ariete. Mio padre canta come se fosse il discendente di un antico lignaggio, nella sua voce risuonano le note e le melodie di suo padre e di suo nonno. Un coro di uomini dallo stesso nome.”</em></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Verdana; min-height: 15.0px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Verdana;"><span style="letter-spacing: 0.0px;">Sembrano gli unici momenti in cui suo padre è in collegamento con la sua terra  e con la sua famiglia di origine con cui invece parla di rado, poche frasi convenzionali al telefono, e che non va mai a trovare. </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Verdana; min-height: 15.0px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Verdana;"><span style="letter-spacing: 0.0px;">Questo padre (radiologo affermato) mi ha ricordato il padre di una amica (scienziato affermato) che ho frequentato i primi anni dell’università. Sua madre era inglese e suo padre indiano. La madre abitava in Belgio e il padre negli Stati Uniti e si riunivano per le feste. Una volta passai le vacanze di Natale da loro a Brusselles. Ricordo ancora quanto mi avesse impressionato la totale separazione tra loro e la famiglia di origine del padre, l’idea che la mia amica non potesse parlare con i nonni paterni che non conoscevano l’inglese, e soprattutto come il padre sembrasse aver cancellato completamente la sua indianità, ad eccezione del cibo indiano che adorava. Per me che ero cresciuta fisicamente lontano dalla famiglia di origine dei miei genitori ma sentimentalmente così vicina, era una cosa incredibile e tristissima. </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Verdana; min-height: 15.0px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Verdana;"><span style="letter-spacing: 0.0px;">Colpisce nel romanzo la totale assenza dell’America. Praticamente un paese che non esiste. Se non fosse per la biblioteca della piccola cittadina di provincia e dello zoo dove Jasmine andrà a lavorare, si avrebbe difficoltà a pensare che la storia si svolga negli Stati Uniti. Come se Jasmine intuisse di viveve in un paese arido, dove non si può non sentirsi soli. Non a caso suo fratello, nonostante la laurea in medicina come il padre, gira il mondo scalando montagne e navigando torrenti. E alla fine l’unica felicità per Jasmine sarà quella di lavorare a contatto con gli animali dello zoo. Il resto della storia lo lascio a voi&#8230;</span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Verdana; min-height: 15.0px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Verdana;"><span style="letter-spacing: 0.0px;">Elisabeth Eslami, <em>Il mio matrimonio combinato</em>, Newton Compton editori, 2010, pp. 329 (<em>Bone Worship</em>), traduzione dall’inglese di Madeira Giacci.</span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Verdana; min-height: 15.0px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Verdana;"><span style="letter-spacing: 0.0px;">Elisabeth Eslami, di padre iraniano e madre americana è nata in South Carolina nel 1978. <em>Il mio matrimonio combinato</em> è il suo primo romanzo.</span></p>
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		<title>Il meccanico delle rose</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Jul 2009 14:05:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cristina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Hamid Ziarati]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Einaudi]]></category>
		<category><![CDATA[Il meccanico delle rose]]></category>
		<category><![CDATA[Salam maman]]></category>

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Nell&#8217;intervista sul sito della Einaudi Hamid Ziarati parlando della struttura del suo romanzo dice: &#8220;Avevo chiare in mente tutte le vicende del protagonista del romanzo e degli altri personaggi secondari che lo avrebbero affiancato lungo la sua saga. Ho capito che volevo raccontare la storia di un uomo qualunque, un protagonista invisibile, un eroe solo per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 19px; margin-left: 0px; text-align: justify; line-height: 20px; font: normal normal normal 12px/normal Georgia">
<p style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 19px; margin-left: 0px; text-align: justify; line-height: 20px; font: normal normal normal 14px/normal Georgia"><span style="letter-spacing: 0px">Nell&#8217;intervista sul sito della Einaudi <em>Hamid Ziarati </em>parlando<em> </em>della struttura del suo romanzo dice: <em>&#8220;Avevo chiare in mente tutte le vicende del protagonista del romanzo e degli altri personaggi secondari che lo avrebbero affiancato lungo la sua saga. Ho capito che volevo raccontare la storia di un uomo qualunque, un protagonista invisibile, un eroe solo per chi l’ha sfiorato e l’ha creduto tale, senza però aver mai potuto addentrarsi nei suoi più intimi segreti, nella sua mente, nei suoi pensieri; così come succede per la vita di chiunque. E se non potevano farlo i personaggi secondari che l’avevano conosciuto così da vicino, non avrei potuto farlo neanch’io. Quindi ecco che la struttura ha preso forma da sé: doveva essere contemporaneamente un padre e una madre, un cugino e un amico, un marito e una moglie, un amante e un fedele, e perché no? anche un vigliacco. Un protagonista, come lo sono tutti gli altri personaggi, solo di passaggio.&#8221;</em></span></p>
<p><span id="more-38"></span></p>
<p style="text-align: justify; line-height: 20px; font: normal normal normal 12px/normal Helvetica; margin: 0px"><img src="webkit-fake-url://DD9CAC3C-4E99-4BEE-9655-615AFBE2A361/pastedGraphic.pdf" alt="pastedGraphic.pdf" /></p>
<p style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 19px; margin-left: 0px; text-align: justify; line-height: 20px; font: normal normal normal 14px/normal Georgia"><span style="letter-spacing: 0px">Mi è piaciuta molto la struttura del romanzo che a prima vista sembra più una raccolta di racconti, dove il protagonista, <em>il meccanico delle rose</em> del bel titolo, appare pian piano durante la lettura attraverso la descrizione della relazione che ha con gli altri personaggi. Come dire che esistiamo solo in quanto ci relazioniamo con gli altri.All&#8217;inizio non sappiamo che è<em> Reza </em>il protagonista ma alla fine del libro ne siamo certi. La storia di Reza, che a differenza degli altri personaggi non ha un capitolo col suo nome, comincia nel primo capitolo, quello di suo zio (che in realtà è suo padre) <em>Akbar </em>che tornando a casa dopo il primo incontro clandestino con <em>Akram </em>(sorella di sua moglie) è sicuro che lei <em>&#8220;porti in grembo il suo seme&#8221;</em>. Lo ritroviamo nel secondo capitolo, quello dedicato a suo cugino <em>Khodadad</em>, e siamo convinti che sia solo un personaggio gregario, funzionale alla forte personalità del cugino, che invece uscirà definitivamente di scena. E&#8217; solo alla fine del terzo capitolo, quello dedicato a sua moglie Donya, una figura tragica molto profonda, indimenticabile, che lo ritroviamo. Quando appena sposati lui la porta a casa con tenerezza, e poi quando prende in braccio per la prima volta la loro bambina, che poi non è proprio biologicamente sua perché probabilmente quando l&#8217;ha spostata Donya era già incinta del figlio dei padroni dove lavorava.</span></p>
<p style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 19px; margin-left: 0px; text-align: justify; line-height: 20px; font: normal normal normal 14px/normal Georgia"><span style="letter-spacing: 0px">Ma quello di Reza per sua figlia Mahtab è un amore incondizionato.<em>&#8220;[...] Reza esplodeva in una risata dopo l&#8217;altra e guardava Mahtab come se stesse guardando la sua anima uscita dal corpo in mezzo al deserto; aveva gli occhi lucidi, due cucchiai traboccanti di lacrime; quando sua figlia aveva finito l&#8217;esibizione lui l&#8217;aveva presa tra le braccia e ricoperta di baci, e poi l&#8217;aveva solleticata come al solito fino a farla piangere dal tanto ridere.&#8221; </em>E&#8217; in quell&#8217;occasione che Reza giura a sua moglie che mai e poi mai avrebbe fatto fare un matrimonio combinato a sua figlia, <em>&#8220;neanche se il pretendente fosse stato il figlio dello shah in persona.&#8221; </em></span></p>
<p style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 19px; margin-left: 0px; text-align: justify; line-height: 20px; font: normal normal normal 14px/normal Georgia"><span style="letter-spacing: 0px">Questo amore paterno Reza deve averlo ereditato da suo padre-zio, Akbar. Anche Akbar ha un amore incondizionato per sua figlia: <em>&#8220;[...] anche se il desiderio di un figlio maschio era già forte, la sua preferita tra tutte le figlie fu proprio la seconda: era bella come la luna piena, aveva la sua identica fossetta sul mento, incavata e carnosa, e i suoi occhi erano belli e profondi come un pozzo nel deserto.&#8221; </em>Mi piacciono questi uomini che non hanno paura di far vedere quanto sono innamorati delle loro figlie.</span></p>
<p style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 19px; margin-left: 0px; text-align: justify; line-height: 20px; font: normal normal normal 14px/normal Georgia"><span style="letter-spacing: 0px">Evito di rincorrere Reza nei vari capitoli che restano, preferisco lasciarvi orientare in questa bellissima rete di personaggi, ognuno ugualmente necessario alla storia, anche se solo di passaggio.</span></p>
<p style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 19px; margin-left: 0px; text-align: justify; line-height: 20px; font: normal normal normal 14px/normal Georgia"><span style="letter-spacing: 0px">Hamid Ziarati, <em>Il meccanico delle rose</em>, Einaudi 2009, 276.<em> </em></span></p>
<p style="margin-top: 0px; margin-right: 0px; margin-bottom: 19px; margin-left: 0px; text-align: justify; line-height: 20px; font: normal normal normal 14px/normal Georgia"><span style="letter-spacing: 0px"><em>Hamid Ziarati</em> è nato a Teheran nel 1966 e vive a Torino dove si è leureato in ingegneria. Sempre per Einaudi ha pubblicato <em>Salam, maman</em>. Scrive in italiano.</span></p>
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		<title>La casa della moschea</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Apr 2009 13:20:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cristina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Kader Abdolah]]></category>
		<category><![CDATA[Elisabetta Svaluto Moreolo]]></category>
		<category><![CDATA[Iperborea]]></category>
		<category><![CDATA[La casa della moschea]]></category>
		<category><![CDATA[nederlandese]]></category>
		<category><![CDATA[Olanda]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Alef Lam Mim. C&#8217;era una volta una casa, una casa antica, che si chiamava &#8216;la casa della moschea&#8217;. Era una grande casa, con trentacinque stanze. Lì, per secoli, famiglie dello stesso sangue avevano vissuto al servizio della moschea. Ogni stanza aveva una funzione e un nome corrispondente a quella funzione, come la stanza della cupola, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;Alef Lam Mim. C&#8217;era una volta una casa, una casa antica, che si chiamava &#8216;la casa della moschea&#8217;. Era una grande casa, con trentacinque stanze. Lì, per secoli, famiglie dello stesso sangue avevano vissuto al servizio della moschea. Ogni stanza aveva una funzione e un nome corrispondente a quella funzione, come la stanza della cupola, la stanza dell&#8217;oppio, la stanza dei racconti, la stanza dei tappeti, la stanza dei malati, la stanza delle nonne, la biblioteca e la stanza del corvo. La casa sorgeva dietro la moschea, addossata al suo muro. In un angolo del cortile una scala di pietra portava al tetto piatto, dal quale si poteva raggiungere la moschea. e al centro del cortile c&#8217;era una howz, una vasca esagonale dove gli abitanti della casa si lavavano le mani e il viso prima della preghiera.&#8221;</em><span id="more-35"></span>Quando ieri sera entrando nel letto ho realizzato che la sera prima avevo finito <em>La casa della moschea</em> ho provato un forte senso di abbandono. Perchè dentro quella casa, nel suo cortile, tra i suoi abitanti, ci ero stata proprio bene. Lasciatemeli presentare.<em>Aga Jan</em> è il capo del bazar e della casa.  E&#8217; il più famoso mercante di tappeti del bazar e i suoi tappeti hanno disegni sorprendenti di colori mai visti. Nessuno sa da dove vengano quei disegni. Son  le donne della casa che l&#8217;hanno reso possibile nel corso dei secoli. Aspettano la stagione del passaggio degli uccelli, e appena questi si posano sul tetto della moschea mettono cibo e trappole in cortile, per catturarli e studiarne attentamente i disegni e i colori delle penne e delle ali. <em>Faqri Sadat</em>, la moglie di Aga Jan, bella e autorevole, li copia quindi  in un disegno che Aga Jan fa riprodurre nei tappeti. Il giorno dopo le donne danno da mangiare e da bere agli uccelli, li baciano sulla testa e li lanciano  di nuovo in aria. <em>&#8220;Gli uccelli facevano mezzo giro sopra la moschea e partivano verso sud, per raggiungere i loro compagni. Se volavano senza sosta, verso sera sarebbero arrivati in vista del Golfo Persico, dove faceva caldo e i grandi squali si spostavano come strane barche nell&#8217;acqua.&#8221;</em>Sono le nonne ad aiutare Faqri Sadat a catturare gli uccelli. Si chiamano <em>Golbanu </em>e <em>Golabe</em>, e in realtà non sono delle vere nonne, ma le domestiche della casa e vivono lì da più di sessant&#8217;anni. Sono le custodi delle tradizioni della casa. Non si sono mai sposate, ma tutti sanno che hanno entrambe una relazione segreta con lo zio di Aga Jan, <em>Kazem Khan</em>, il poeta che abita in un villaggio vicino. Ancora adesso quando Kazem Khan viene in visita, le nonne mettono il vestito della festa e anche un po&#8217; di profumo. E entrambe salgono in camera sua, sempre una alla volta, e a turno rimangono di guardia alla porta. Allora <em>&#8220;se guardavi attentamente, vedevi il sorriso sul loro volto e sentivi in tutta la casa il loro delizioso profumo di rose&#8221;.</em>Durante il romanzo si succederanno molti imam nella moschea. Il primo è <em>Alsaberi</em>, fratello di Aga Jan, uno studioso introverso, che diventa sempre più debole. <em>&#8220;Il mio cuore è spesso invaso dalla tristezza. Sono diventato pauroso, ho paura di tutto e soprattutto della moschea: a volte non so cosa dire alla preghiera del venerdì&#8221;. </em>Alsaberi è forse il primo a rendersi conto anche se inconsciamente che qualcosa nel loro mondo sta cambiando. Da una parte l&#8217;America, attraverso lo scià, sta minando la fede e le tradizioni del Paese e nessuno può farci niente. Dall&#8217;altra gli ayatollah di Qom, la città santa, hanno cominciato la loro guerra che porterà al governo di Khomeini.Che ci troviamo in un&#8217;epoca di passaggio, si sente sin dall&#8217;inizio del libro, quando gli uomini della casa della moschea, non senza senso di colpa, guardano alla televisione, diavoleria che non  avevano mai visto prima, il primo uomo che cammina sulla luna.                                                                                                                                                <em>&#8220;Era cambiato tutto così in fretta che a volte la città ti sembrava irriconoscibile.&#8221; </em>Mentre leggevo e sentivo questo passaggio da un&#8217;epoca a un&#8217;altra ho pensato spesso a mio nonno Bonario, che era nato nel 1899 e da bambino aveva vissuto in un piccolo paese della Sardegna dove aveva visto il passaggio della cometa agli inizi del &#8216;900, ed era morto a novanta anni nel 1989, avendo vissuto gli ultimi cinquanta anni della sua vita scoprendo ogni anno una tecnologia nuova, ognuna delle quali cambiava davvero la vita, nel bene e nel male.Man mano tutti nella casa della moschea, anche il corvo e le cicogne che vivono sul tetto, capiscono che i tempi sono cambiati e capiscono anche che il passato non si può più trattenere, che bisogna lasciarlo andare. Come succede a Aga Jan nella cripta della moschea: <em>&#8220;Stava per innoltrasi nel corridoio, quando si accorse che lì il tappeto rosso era coperto da uno strato di polvere più spesso di quello che copriva i bauli, i vestiti e gli altri oggetti già visti. Evidentemente da almeno un secolo nessuno era andato oltre il punto in cui si trovava. Neanche a lui, quindi spettava compiere un passo in più.  Nessuno </em><em>aveva più accesso al passato.&#8221; </em>Altri due personaggi magnifici, padre e figlio. Il padre è <em>Muezzin</em>, il muezzin ufficiale della moschea, che nel resto del tempo lavora come ceramista in cantina. Muezzin è il cugino cieco di Aga Jan che sente anche l&#8217;insentibile con le orecchie e con il naso. Suo figlio <em>Shahbal </em>scrive racconti e attraverserà tutta la storia nei lunghi anni raccontati dal romanzo fino a espatriare in Olanda. In lui è facile riconoscere Kader Abdolah.Di personaggi ce ne sono ancora tanti, forse il più tragico è <em>Zeynat</em>, la moglie dell&#8217;imam Alsaberi che dopo la morte di lui si schiererà con gli ayatollah di Qom e durante la rivoluzione khomeinista diventerà capo della polizia femminile e torturatrice di donne, e sarà capace di rinnegare anche il proprio figlio.Per finire, voglio ricordarvi che il libro è scritto in nederlndese. Shahbal-Kader lo spiega così in una lettera a Aga Jan dall&#8217;Olanda <em>: &#8220;Scrivo in un&#8217;altra lingua, adesso, e non so se esserne contento o se devo scusarmi con voi. Ma le cose sono andate così, non ho avuto il potere di farle andare diversamente. Ed è stata la mia salvezza: è stato l&#8217;unico modo per dare voce al vostro dolore e al dolore della nostra terra. Scrivo in un&#8217;altra lingua, adesso, ma cerco sempre di trasmettere attraverso i miei racconti lo spirito poetico della nostra bella e antica lingua.&#8221; </em></p>
<p><em></em>Kader Abdolah, <em>La casa della moschea, </em>Iperborea, 2008 (<em>Het huis van de moskee,</em> 2005), pp. 466. Traduzione dal nederlandese di <a title="Il parere del traduttore" href="http://www.lanotadeltraduttore.it/casa__moschea.htm?n_page=1&amp;PHPSESSID=7b920047ee67ed11c7e6543222c63ed7" target="_blank">Elisabetta Svaluto Moreolo</a>.</p>
<p><em>Kader Abdolah</em> è nato in Iran nel 1954 e vive in Olanda come rifugiato politico dal 1988. Scrive in nederlandese.</p>
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