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	<title>GlobalStories &#187; Anita Desai</title>
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	<description>recensioni di romanzi di scrittori non occidentali</description>
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		<title>Digiunare, divorare</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Oct 2007 10:50:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cristina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Anita Desai]]></category>
		<category><![CDATA[India]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche un altro romanzo di Anita Desai, Digiunare, divorare, racconta l’estate di due fratelli, ma è ambientato in due luoghi diversi. La prima parte si svolge in una cittadina indiana dove Uma, la sorella maggiore, vive occupandosi degli anziani genitori che la trattano con durezza e pretendono da lei attenzioni continue, negandole qualsiasi forma di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 10pt; color: #333333; font-family: Verdana">Anche un altro romanzo di Anita Desai, <em>Digiunare, divorare, </em>racconta l’estate di due fratelli, ma è ambientato in due luoghi diversi. La prima parte si svolge in una cittadina indiana dove Uma, la sorella maggiore, vive occupandosi degli anziani genitori che la trattano con durezza e pretendono da lei attenzioni continue, negandole qualsiasi forma di vita privata. La seconda parte è ambientata negli Stati Uniti, dove Arun, il fratello minore che studia al MIT, ha lasciato il dormitorio del campus per trasferirsi per il periodo estivo a casa di una tipica famiglia americana nei sobborghi di Cambridge (MA).<br />
</span></p>
<p><span style="color: #333333"></span><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana"></span><span id="more-12"></span><span style="font-size: 10pt; color: #333333; font-family: Verdana">Le due parti del romanzo, seppure ambientate in luoghi così distanti, sono in realtà le facce di una stessa medaglia. Come Uma è stata prima costretta a lasciare la scuola per accudire il fratello appena nato, poi a un matrimonio combinato che si è risolto malamente e infine a vivere nella vecchia casa di famiglia senza potersi occupare di niente altro che dei genitori, neanche Arun ha potuto fare le sue scelte: per lui suo padre aveva scelto <em>“il meglio, il massimo, tutto.”</em> (p. 113). Ovvero, prepararsi fin da bambino per essere ammesso in una delle migliori università all’estero. E ancora, Uma trascorre la sua estate di privazioni, non può guardare i biglietti di auguri natalizi, non può parlare al telefono con una amica, non può accettare il lavoro all’Istituto di medicina, e Arun vive la sua estate immerso nei giganteschi supermercati dei sobborghi americani, accompagnando la sua padrona di casa a comprare tonnellate di cibo che per lo più verrà buttato. <em>“Aveva fatto un lungo viaggio ed era caduto in quella che sembrava la riproduzione in plastica di ciò che conosceva a casa, non cibo vero – che era semplice, non bello, informe, denso ed eterogeneo -, bensì cibo finto – pulito, nitido, luccicante, senza sapore né odore, non nutriente.”</em> (p. 178). </span><span style="color: #333333"></span><span style="font-size: 10pt; color: #333333; font-family: Verdana"></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; color: #333333; font-family: Verdana">Tutto è cibo nella famiglia Patton: cibo da riporre negli scaffali o nel frigo appena tornati dal supermercato; cibo da buttare; cibo da vomitare, come fa Melanie la figlia adolescente che soffre di anoressia ed è sempre arrabbiata. Arun non riesce a spiegarsi come mai il suo viso arrabbiato gli ricordi quello di sua sorella che, umiliata per non essere mai considerata dai genitori, sbavava in preda a crisi di rabbia simili all’epilessia. <em>“Ma cosa è il benessere? E il suo contrario? Dove sta la differenza?”</em>, si domanda Arun (p. 203).</span><span style="color: #333333"></span><span style="font-size: 10pt; color: #333333; font-family: Verdana"></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; color: #333333; font-family: Verdana">Il romanzo è drammaticamente claustrofobico, come un incubo da cui non si riesce ad uscire: racconta due estati terribili, una apparentemente l’opposto dell’altra, ma così simili nel dolore di chi non ha la minima libertà di scegliere e di chi ne ha troppa. <em>Digiunare, divorare</em>. E non sembra esserci soluzione. Solo la passiva accettazione dei due protagonisti.</span><span style="color: #333333"></span><span style="font-size: 10pt; color: #333333; font-family: Verdana"></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; color: #333333; font-family: Verdana">Per avere un quadro del “divorare” americano, vi consiglio di leggere <em>Carne</em> di <strong><a href="http://www.ruthozeki.com/" target="_blank" title="Ruth Ozeki">Ruth Ozeki</a></strong>, Einaudi, 1998, pp. 378 (<em>My Year of Meats</em>, Viking Penguin, 1998), che racconta di una documentarista, metà americana e metà giapponese, che viene incaricata dalla Beef-EX, grande azienda produttrice di carne, di girare una serie televisiva per <em>“diffondere tra le casalinghe giapponesi una corretta conoscenza del valore nutritivo delle carni statunitensi”. </em>Ma questo è solo l’inizio del viaggio, durante il quale Ruth Ozeki non è mai superficiale, non si abbandona a giudizi facili, e proprio per questo il suo è un libro da non perdere. Un libro vero e che fa male. </span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; color: #333333; font-family: Verdana">Anita Desai, <em>Digiunare, divorare,</em> Einaudi 2001, pp. 220 (<em>Fasting, Feasting,</em>1999).<br />
Anita Desai è nata in India nel 1937 da padre bengalese e madre tedesca. Cresciuta a Delhi, vive tra Bombay e Stati Uniti.</span><span style="color: #333333"></span></p>
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		<title>Chiara luce del giorno</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Oct 2007 10:05:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cristina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Anita Desai]]></category>
		<category><![CDATA[India]]></category>

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		<description><![CDATA[La gran parte dei romanzi che leggo sono scritti da donne, perché ce ne sono tanti e perché spesso le loro storie sono le più interessanti. Ma soprattutto perché sembra proprio che quello femminile sia un genere in estinzione, e così sento il bisogno di leggere storie scritte da donne. Se avete voglia di approfondire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: 10pt; color: #333333; font-family: Verdana">La gran parte dei romanzi che leggo sono scritti da donne, perché ce ne sono tanti e perché spesso le loro storie sono le più interessanti. Ma soprattutto perché sembra proprio che quello femminile sia un genere in estinzione, e così sento il bisogno di leggere storie scritte da donne. Se avete voglia di approfondire l’argomento, leggete il saggio <em>“La scomparsa delle donne. Maschile, femminile e altre cose del genere” </em>di Marina Terragni, Mondadori 2007, un libro che affronta il problema con la mente e il cuore molto liberi.</span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; color: #333333; font-family: Verdana"></span><span style="color: #333333"></span><span id="more-11"></span><span style="font-size: 10pt; color: #333333; font-family: Verdana">Di Anita Desai ho letto quasi tutto quello tradotto in italiano. I romanzi che preferisco sono <em>Chiara luce del giorno, Notte e nebbia a Bombay</em> e <em>Digiunare, divorare</em>. Se volete, guardate la bella foto che le ha fatto</span><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana"> </span><strong><a target="_blank" href="http://www.marcodelogu.com/Immagini/scrittori/html/desai.html" title="foto Anita Desai"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana">Marco Delogu</span></a></strong>.</p>
<p><span style="font-size: 10pt; color: #333333; font-family: Verdana">Oggi parlerò di <em>Chiara luce del giorno, </em>un romanzo che potrebbe essere ambientato ovunque per l’universalità dei sentimenti che racconta: i rapporti tra fratello e sorella e tra sorelle. Ma il periodo in cui la storia si svolge è quello della grande spartizione, ovvero la creazione dello stato musulmano del Pakistan separato dall’India indù, poco prima dell’indipendenza dell’India nel 1947. E proprio in quel anno ci furono violenti scontri tra i due gruppi religiosi che costrinsero 10 milioni di induisti a fuggire dal Pakistan e 7 milioni e mezzo di musulmani dall’India. </span><span style="color: #333333"></span><span style="font-size: 10pt; color: #333333; font-family: Verdana">Dalla casa dove il romanzo è ambientato (non se ne esce mai, a parte qualche fuga dai vicini) si percepiscono gli scontri lontani tra indù e musulmani, i fuochi, la violenza inaudita che cesserà soltanto con la morte di Gandhi per mano di un indù. </span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; color: #333333; font-family: Verdana">La storia si svolge quasi interamente nella casa di famiglia, dove Bim, la sorella maggiore, è rimasta a vivere dopo la morte dei genitori e della zia e dopo il matrimonio dei fratelli per accudire il fratello demente, e dove Tara, la sorella minore, torna per partecipare al matrimonio della figlia del fratello Raja che, nonostante sia nato indù, è diventato un noto poeta urdu e si è sposato con la figlia del loro vicino musulmano, seguendolo a Hyderabad dove si era rifugiato duranti gli scontri del 1947. </span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; color: #333333; font-family: Verdana">Il romanzo va avanti e indietro negli anni, quando i fratelli erano bambini, fino all’estate dell’arrivo di Tara. </span><span style="font-size: 10pt; color: #333333; font-family: Verdana"></span><span style="color: #333333"></span><span style="font-size: 10pt; color: #333333; font-family: Verdana">Bim, la sorella che sembrava più libera dalle convenzioni, che non voleva sposarsi prima di aver preso una laurea, nonostante insegni e sia quindi economicamente indipendente, è rimasta prigioniera della casa e del passato, mentre Tara, che da bambina sembrava indifesa e insicura ed era certamente la più tradizionale tra le due, si è sposata con un diplomatico con cui è andata a vivere negli Stati Uniti, ha due figlie, e una vita movimentata. Ma tornare nella casa di famiglia è per Tara come finire in una ragnatela, ripiombando nella sua insicurezza, con Bim sempre a rimproverarla e ad accusarla come se tutti quegli anni non fossero passati. </span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; color: #333333; font-family: Verdana">Avete mai provato questa sensazione? Tornare nel passato (la vostra casa o città di origine) e sentire che nonostante tutto quello che di positivo avete costruito nella vostra vita, una volta lì tutto questo svanisce e vi ritrovate con le insicurezze e le paure che pensavate di aver vinto e invece è come se fossero rimaste lì ad aspettarvi, insieme a quella parte di voi che pensavate fosse morta. </span><span style="color: #333333"></span><em><span style="font-size: 10pt; color: #333333; font-family: Verdana">“ […] ma il passato non finisce! Nulla finisce, mai.”, </span></em><span style="font-size: 10pt; color: #333333; font-family: Verdana">dice Tara a Bim. E l’estate di Bim e Tara trascorre così, tra incomprensioni e alleanze, tra sogni di fuga e ripensamenti, e attraverso i loro ricordi sembra che anche il fratello Raja sia lì con loro nonostante se ne sia andato via tanto tempo prima.</span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; color: #333333; font-family: Verdana"></span><span style="font-size: 10pt; color: #333333; font-family: Verdana"></span><span style="color: #333333"></span><span style="font-size: 10pt; color: #333333; font-family: Verdana">Di questo racconta <em>Chiara luce del giorno, </em>dell’amore infinito che si può sviluppare tra fratelli durante l’infanzia e della rabbia e dell’incomprensione che proprio quel amore può far nascere da adulti, perché noi siamo anche le nostre sorelle e i nostri fratelli e verso di loro siamo inflessibili come verso noi stessi, anzi di più, perché loro sono il nostro ideale.</span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; color: #333333; font-family: Verdana"></span><span style="font-size: 10pt; color: #333333; font-family: Verdana"></span><span style="color: #333333"></span><span style="font-size: 10pt; color: #333333; font-family: Verdana">Anita Desai, <em>Chiara luce del giorno, </em>Einaudi nel 1998, pp. 230 (<em>Clear Light of Day</em>, 1980).<br />
Anita Desai è nata in India nel 1937 da padre bengalese e madre tedesca. Cresciuta a Delhi, vive tra Bombay e Stati Uniti.</span><span style="color: #333333"></span></p>
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