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	<title>GlobalStories &#187; Anne Cherian</title>
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	<description>recensioni di romanzi di scrittori non occidentali</description>
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		<title>La moglie indiana</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Jan 2009 09:48:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cristina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Anne Cherian]]></category>
		<category><![CDATA[India]]></category>

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<p><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana">Se mi fossi fermata alla veste editoriale probabilmente non l’avrei comprato questo libro. Sembra il solito romanzo esotico sull’India come ne escono sempre di più. La solita storia dei matrimoni combinati, e così via. Invece <em><span style="font-family: Verdana">La moglie indiana</span></em> di <em><span style="font-family: Verdana">Anne Cherian</span></em> pur girando intorno al matrimonio combinato di Neel e Leila, è la storia del disagio e la fatica di conciliare due modi di vita, quello occidentale con quello indiano, così profondamente diversi tra loro. </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana"> </span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><span id="more-32"></span><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana">I personaggi sia quelli indiani sia quelli americani mi sono sembrati autentici. Ci sono tutti, i colleghi americani gentili e superficiali, gli indiani entusiasti dell’America che si vergognano di essere indiani, e infine gli indiani che si barcamenano, cercando di prendere il meglio che gli capita delle due culture.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><em><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana">“In India ci affanniamo per compiacere gli altri dimenticandoci di quello che rende felici noi. Qui in America invece sono tutti anche troppo concentrati su se stessi. Penso che un mix dei due sarebbe perfetto.”</span></em></p>
<p><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana">Neel fa l’anestesista in un ospedale di San Francisco, ha una casa con vista sul Golden Gate Bridge. È ossessionato dall’idea di sposare una donna bianca, e per il momento ha una relazione clandestina con la segretaria del reparto. Lei vorrebbe sposarlo perché è un dottore, lui sta con lei solo perché è bianca, ma vorrebbe una donna con cui condividere qualcosa di più oltre il sesso segreto. </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana">Leila vive in India, ha avuto diverse richieste di matrimonio ma nessuna è andata a buon fine. Ha trentacinque anni e tutti cominciano a temere che sia troppo vecchia per riuscire a fare un buon matrimonio. È laureata in letteratura inglese, è bella, forse un po’ troppo alta per lo standard indiano. Finché un giorno arriva Neel come possibile sposo. Lui non ha nessuna voglia di un matrimonio combinato, va all’incontro a casa sua con la sua famiglia solo per far contento suo nonno, vecchio e malato. E suo malgrado l’incontro va bene e Neel e Leila si ritrovano fidanzati e poi sposati nel giro di un mese. E così Leila sbarca in America e si ritrova sposata con un marito che la ignora e che continua a passare serate e weekend con l’amante. Finché… La fine è ovvia. Ma non scontata.</span></p>
<p><em><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana">“E quando lo abbandonò il desiderio di avere una moglie bianca, lo abbandonò anche la rabbia. Non aveva capito quanto fosse arrabbiato. Arrabbiato con Caroline perché non era la donna bianca giusta. Non aveva nessun motivo per essere arrabbiato con Caroline. Era molto più fortunato di Caroline. Fin da ragazzina aveva avuto il permesso di uscire con i ragazzi, la libertà di stare fuori casa a partire dai diciotto anni, ed eccola lì ancora da sola. Tutte quelle scelte, e non era stata in grado di fare quella giusta. Invece lui, che quasi dall’altra parte del mondo aveva dovuto tacere alla sua famiglia cosa faceva sia di notte sia di giorno, adesso, proprio grazie a quella famiglia, aveva una moglie e presto avrebbe avuto anche un figlio.”</span></em></p>
<p><em></em><em></em><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana">E proprio questa illimitata libertà di scelta diventa una impossibilità di scelta e siamo sempre più soli perché non dobbiamo rendere mai conto di niente a nessuno. Io avevo ventanni nel 1977 e mi sentivo e volevo essere libera. Ma nel momento delle scelte più critiche, nei momenti di crisi o di pericolo, ho sempre sentito dei vincoli forti, nei confronti della mia famiglia ma anche della società. Vincoli che credo che mia figlia, che ha ventanni nel 2009 non senta, e la sua vita è più difficile di quanto sia stata la mia. </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana">Ogni volta ho la sensazione di incagliarmi sempre più in questo dilemma. Forse devo smettere di leggere romanzi non occidentali. Mi riportano a un mondo precedente che funziona per alcune cose ma per molte altre no, ma d’altra parte mi fa soffrire questa corsa tremenda verso un mondo tutto uguale. Stando a contatto col mondo dei ragazzi, vedo delle mostruosità terribili. Non lo dico perché non sono più giovane, non lo dico per dire che stavamo meglio “ai miei tempi”. Non ho mai avuto nostalgia di quei tempi. Lo dico perché credo che dovremmo ripensare la nostra società ma personalmente non so da dove cominciare …</span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana">Anne Cherian, <a href="http://www.newtoncompton.com/index.php?lnk=101&amp;ISBN=978-88-541-1233-9&amp;idaut=1694;&amp;idcur=" target="_blank"><em><span style="font-family: Verdana">La moglie indiana,</span></em> Newton Compton Editori</a>, 2008, pp. 382 (<em><span style="font-family: Verdana">A Good Indian Wife,</span></em> 2008).</span></p>
<p style="text-align: justify"><em><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana">Anne Cherian</span></em><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana"> è nata e cresciuta a Jamshedpur, in India. Ha studiato a Bombay e Bangalore, e all’università della California, Berkeley. Vive a Los Angeles, ma si reca periodicamente in India. <em><span style="font-family: Verdana">La moglie indiana</span></em> è il suo primo romanzo. </span></p>
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