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	<title>GlobalStories &#187; Cyrus Mistry</title>
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	<description>recensioni di romanzi di scrittori non occidentali</description>
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		<title>Le ceneri di bombay</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Mar 2010 15:54:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cristina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cyrus Mistry]]></category>
		<category><![CDATA[India]]></category>
		<category><![CDATA[Bombay]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Garbellini]]></category>
		<category><![CDATA[Metropoli d'Asia]]></category>
		<category><![CDATA[parsi]]></category>
		<category><![CDATA[Sara Bianchi]]></category>

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		<description><![CDATA[“Era la sua città, quella che guardava dal finestrino di un treno in corsa: la città che amava tanto, che aveva creduto potesse rimanere immutata ed eterna, quella dove avrebbe potuto continuare a condurre la vita facile e placida a cui era così abituato. La città che l’aveva sostenuto e aveva nutrito i suoi sogni, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><em>“Era la sua città, quella che guardava dal finestrino di un treno in corsa: la città che amava tanto, che aveva creduto potesse rimanere immutata ed eterna, quella dove avrebbe potuto continuare a condurre la vita facile e placida a cui era così abituato. La città che l’aveva sostenuto e aveva nutrito i suoi sogni, la città per cui aveva rifiutato il mondo intero. Quella città gli era morta sotto gli occhi, quel giorno. “</em></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><em><br />
</em></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica; min-height: 14.0px;"><span id="more-56"></span><br />
<span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica;"><span style="letter-spacing: 0.0px;">La città è <em>Bombay</em>, e chi parla è <em>Jingo</em>, figlio di una famiglia <em>parsi</em> che si aspetta da lui una brillante carriera di commercialista, preceduta dalla laurea in una prestigiosa università americana. Ma niente di tutto questo riesce a attrarre Jingo. Che invece vorrebbe fare il romanziere e raccontare la sua città e la sua gente. Di cosa avrebbe potuto parlare se si fosse adattato <em>“alle città occidentali, asettiche e ordinate”</em>? Per questo lavora come freelance per un’agenzia di sondaggi, che gli permette <em>“di esplorare gli anfratti e i vicoli della città, di sentire la carezza furtiva delle sue strade senza volto mentre suona alla polta degli sconosciuti; immergersi nel loro calore, imbeversi della loro gioia e dei loro dolori anonimi, far finta di non aver sentito i loro rutti grossolani, di non aver notato imbarazzi, reticenze e bugie &#8211; un’intimità del tutto speciale &#8211; e al tempo stesso raccogliere scene e immagini che avrebbe inserito nel romanzo che un giorno avrebbe scritto.”</em></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica; min-height: 14.0px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica;"><span style="letter-spacing: 0.0px;">E sono proprio loro due, Bombay e Jingo i protagonisti di questo viaggio, un viaggio crudele da cui entrambi, la città e l’uomo, ne usciranno se non proprio cambiati, cresciuti. C’è un momento di questo viaggio, dove tutto appare perduto: per Jingo, l’amore della sua ragazza, l’affetto dei genitori, la possibilità di scrivere il suo romanzo, e per la città, la propria identità. </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica;"><span style="letter-spacing: 0.0px;">Di fronte alla disperazione che Jingo incontra nella città, disperazione che è qualcosa di diverso dalla povertà, di molto peggio, anche la sua fantasia di diventare scrittore crolla. <em>“Era possibile descrivere la povertà immaginandosela, anche se non se n’era mai fatta l’esperienza diretta. Ma immaginarsi un mondo del tutto senza speranza era terrificante.  [...] Chi può scavare nella mente di una persona che ha perso ogni speranza? Nella mente di quel demone oscuro e nefasto che non trova dentro di sé la gratitudine per le briciole avanzate dal piatto? Per questo ci fanno paura i poveri, pensò Jingo: perché stanno da qualche parte dentro di noi, a fare le boccacce al nostro compiaciuto ottimismo.”</em></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica; min-height: 14.0px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><em> </em></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica;"><span style="letter-spacing: 0.0px;">E la città è percorsa da nuove violenze che le cambieranno definitivamente, oltre al nome ufficiale, anche il carattere, in una mescolanza di vecchie beghe etniche e nuovi modi di far soldi. </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica; min-height: 14.0px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica;"><span style="letter-spacing: 0.0px;">In qualche modo Jingo rappresenta quelli di noi che vorrebbero cambiare qualcosa ma non sanno come, che non sopportano quello che vedono ma che, se da una parte non possono far finta di niente, dall’altra non riescono a trovare nuove soluzioni, e l’unica cosa che gli rimane è quel minimo di coerenza che perseguono giorno dopo giorno.</span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica;"><span style="letter-spacing: 0.0px;">Un personaggio intrinsecamente attuale come è attuale lo spirito della città di cui ci racconta.</span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Helvetica; min-height: 14.0px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica;"><span style="letter-spacing: 0.0px;">Cyrus Mistry, <em><a href="http://www.metropolidasia.it/libro-dettaglio.php?id_lib=9&amp;lang=it" target="_blank">Le ceneri di Bombay</a></em>, <a href="http://www.metropolidasia.it" target="_blank">Metropoli d’Asia</a> 2009, pp. 414 (<em>The Radiance of Ashes</em>, 2005), traduzione di Giovanni Garbellini, glossario a cura di Sara Bianchi.</span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica; min-height: 14.0px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Helvetica;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><em>Cyrus Mistry</em> ha iniziato la sua carriera letteraria come drammaturgo (per cui a ricevuto numerosi premi), sceneggiatore, giornalista freelance, autore di racconti. Questo è il suo primo romanzo.</span></p>
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