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	<title>GlobalStories &#187; Nuruddin Farah</title>
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	<description>recensioni di romanzi di scrittori non occidentali</description>
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		<title>Nodi</title>
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		<pubDate>Mon, 19 May 2008 10:39:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cristina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Nuruddin Farah]]></category>
		<category><![CDATA[Somalia]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Cambara rallenta fino quasi a fermarsi, mentre giunge in vista della casa di famiglia. Il cuore accelera, la mente ribolle di pensieri frenetici; ha appena deciso cosa fare quando, avvicinandosi al cancello della proprietà, scopre che è socchiuso, la serratura bloccata da un grosso sasso. Il cancello semiaperto è una traccia di vita. Era abbastanza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="text-align: justify"><em><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana">&#8220;Cambara rallenta fino quasi a fermarsi, mentre giunge in vista della casa di famiglia. Il cuore accelera, la mente ribolle di pensieri frenetici; ha appena deciso cosa fare quando, avvicinandosi al cancello della proprietà, scopre che è socchiuso, la serratura bloccata da un grosso sasso. Il cancello semiaperto è una traccia di vita. Era abbastanza comune lasciare le porte aperte notte e giorno, quando lei abitava a Mogadiscio e si poteva dare per scontata la pace. [...] Cambara si appoggia al muro, nascosta alla vista, mentre il cuore le scorre troppo rapido nelle vene. Ora che ha avuto un momento per esaminarla, tutta la zona le sembra più <span></span>in rovina di quanto si aspettasse: un bastione diroccato costruito in difesa di una città prossima a cadere.</span></em><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana"> &#8220;<o:p></o:p></span></p>
<p><span id="more-26"></span></p>
<p style="text-align: justify"><em><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana">Nodi</span></em><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana"> è un romanzo che consente più letture. La prima è quella di una Mogadiscio allo sfascio, dove qualunque criterio che siamo abituati a usare per muoverci nel mondo non funziona più. E come lettori proviamo una sensazione di disorientamento doloroso e insieme un crollo della speranza. La Somalia, tra gli altri Paesi del mondo che vivono una condizione tragica mi colpisce in modo particolare perché è stata sempre molto vicina all&#8217;Italia, grazie alla colonizzazione e ai rapporti (spesso dubbi se non peggio) che i due Paesi hanno mantenuto  fino a pochi anni fa. Poi da un giorno all&#8217;altro è come se fosse sparita dalle carte geografiche, certamente è sparita dai nostri notiziari e giornali. Cosa è accaduto in Somalia? E come è potuto accadere? Il mio pensiero corre a Ilaria Alpi che è stata uccisa a Mogadiscio proprio perché stava cercando di dare una risposta a queste domande.<o:p></o:p></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana">Ma <em>Nodi</em> è anche la storia di una donna come noi che si trova catapultata in una situazione limite come quella della Somalia di oggi. Cambara, la protagonista, torna in Somalia dopo venti anni di esilio in Canada, per sfuggire al dolore della morte di suo figlio, annegato in piscina grazie alla negligenza del suo ex marito che invece di controllarlo se ne stava dentro casa con la sua amante. Il pretesto per il suo ritorno a Mogadiscio è quello di provare a costruirsi una nuova vita dalle rovine della sua vecchia vita e dalle rovine della città, dove Cambara vuole riprendersi la sua vecchia casa di famiglia caduta nelle mani di un signore della guerra. Fin da subito si avverte una forte similitudine tra la condizione della città, completamente divisa e in rovina, e la condizione psicologica di Cambara, che è una donna come noi, con le sue paure ma anche le sue risorse. Identificarmi con lei, o comunque capirla, è stato del tutto naturale.<o:p></o:p></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana">Ma c&#8217;è una terza lettura molto interessante del romanzo: a fianco della Mogadiscio in rovina dove spadroneggiano bande di ragazzini armati al servizio dei vari signori della guerra, c&#8217;è una Mogadiscio delle donne, una città parallela governata dalle donne che riescono a condurre una vita <em>normale </em>che da fuori può sembrarci impossibile. È come se le donne fossero capaci di andare oltre la situazione di disastro oggettiva in cui si trovano, grazie proprio al loro essere donne, all&#8217;obbligo che sentono di prendersi cura delle persone che hanno attorno. Proprio come se questo prendersi cura potesse permettere loro di stare in contatto con la vita e non solo con la morte che le circonda, di vedere oltre appunto. Mentre gli uomini sembrano completamente accecati dalle situazioni disastrose della guerra, quasi fossero costretti a esserne sempre più invischiati, come se non potessero più vedere nient&#8217;altro che quello. <o:p></o:p></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana">E così mi chiedo: ma non accadrà lo stesso in tutti quei paesi che si trovano nelle condizioni limite della Somalia? Magari in Afghanistan o in Iraq? Se qualcuno sa qualcosa in più sulle donne che vivono in Paesi in crisi e ce lo dice, è il benvenuto!<o:p></o:p></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana">Nuruddin Farah, <em>Nodi</em>, Frassinelli 2008, pp. 499 (<em>Knots</em>, 2007).<o:p></o:p></span></p>
<p style="text-align: justify"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana">Nuruddin Farah, scrittore somalo, ha vissuto in Italia dal 1976 al 1979 come esule, poi è tornato in Africa dove ha soggiornato per lunghi periodi tra Nigeria, Uganda, Gambia e Sudan. I suoi libri, in inglese, sono tradotti in tutto il mondo. <em>Nodi</em> è il secondo di una trilogia. Consiglio anche il primo, <em>Legàmi</em> (Frassinelli, 2005).<o:p></o:p></span></p>
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