Questo è un blog dove parlo dei libri che leggo. E siccome in questi anni leggo soprattutto romanzi di scrittori non occidentali, sarà un blog su romanzi non occidentali. Sono partita un po’ di anni fa leggendo gli scrittori giapponesi, poi sono arrivata in India, Pakistan e dintorni, con qualche viaggio in Israele, Nord e Sud Africa, passando per la Cina. Leggere romanzi ambientati in paesi non occidentali è un po’ come viaggiare in quei paesi, così come quando ero più giovane e leggevo i classici del ‘700 e del ‘800 mi sembrava di viaggiare nel passato.

Archive for the ‘Autori’ Category

Una tromba nello uadi

Tuesday, April 6th, 2010

“Scesi verso la parte bassa della città come se un vento rabbioso mi spingesse da dietro. Con attenzione percorsi il vicolo scosceso e scivoloso che conduceva al frastuono e al traffico di via dell’Indipendenza. Dietro di me c’era lo uadi, che era per lo più arabo, e davanti a me la strada, che era per lo più ebraica.”

Mi è sembrato naturale seguire Huda per le vie di Haifa, in quell’incerto confine fisico e psicologico in cui vivono lei e la sua famiglia. Una famiglia arabo-cristiana originaria dell’Egitto. Con una maggioranza di donne: Huda, sua sorella Mary, la loro madre affettuosa e vigile, e la sempre presente vicina araba Jamilla, islamica osservante. Unico uomo il nonno Elias, nonno-padre, suocero-marito, irresistibile coi suoi occhi verdi e il sorriso ironico.

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Le ceneri di bombay

Sunday, March 21st, 2010

“Era la sua città, quella che guardava dal finestrino di un treno in corsa: la città che amava tanto, che aveva creduto potesse rimanere immutata ed eterna, quella dove avrebbe potuto continuare a condurre la vita facile e placida a cui era così abituato. La città che l’aveva sostenuto e aveva nutrito i suoi sogni, la città per cui aveva rifiutato il mondo intero. Quella città gli era morta sotto gli occhi, quel giorno. “


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Hotel Calcutta

Tuesday, February 23rd, 2010

“Hotel Calcutta è un romanzo imperdibile che fa rivivere la Calcutta luccicante, sofisticata e ipocrita degli anni Cinquanta, vista da dietro il bancone di un hotel (oppure in brevissimi viaggi-missioni, quasi sempre notturni) nelle sue pieghe più buie. E’ imperdibile anche e soprattutto per il fascino dei tanti personaggi, così vivi che sembrano saltare fuori dalle pagine, per poi rituffarcisi dentro con le loro occupazioni, paranoie e storie commoventi da seguire.“

Così scrive Silvia Merialdo nel suo interessante blog Indian Words. Proprio su Indian Words potete trovare il link per vedere il film (con sottotitoli in inglese) tratto dal libro nel 1968. Ve lo consiglio.

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Per ascoltare la mia intervista su Fahrenheit

Sunday, January 10th, 2010

basta cliccare qui:intervista “Ci sarà ancora il mare?” .

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Dove trovare il mio libro “Ci sarà ancora il mare?”

Thursday, December 31st, 2009

Se siete interessati a leggere “Ci sarà ancora il mare?”, potete scaricare la versione .pdf .

Oppure se siete a Roma potete trovare il libro alla libreria Flexi in via Clementina 9 e alla libreria Bibli in via dei Fienaroli 28.

Oppure potete richiederlo all’editore: Punctum.

Buona lettura!

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“Ci sarà ancora il mare?” a Fahrenheit

Monday, December 28th, 2009

Il 31 dicembre presenterò la mia raccolta Ci sarà ancora il mare?Fahrenheit su Radio3, intorno alle 17.30.

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Il canto delle spose

Monday, December 28th, 2009

Il canto delle spose di Karin Albou non è un romanzo ma un film. E questa non è una recensione ma solo il consiglio di andare a vederlo.

Vado poco al cinema, perché è difficile che un film mi emozioni, ma le poche volte che ci vado è per vedere qualcosa che parla di “altri mondi”. Solo allora quando esco al cinema penso che ne sia valsa la pena. Non sempre, ovviamente, per es. The Millionaire di Danny Boyle non mi è piaciuto per niente, mi sembrava un film di Spielberg.

Il canto delle spose è una storia bellissima, come sono bellissime la fotografia e le luci. Insomma se potete andate a vederlo.

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Il dono della dea

Tuesday, December 22nd, 2009

“Gau in sanscrito significa “vacca”. Lo stesso termine indica il primo raggio di sole, considerato il figlio maggiore dell’alba. La luce è per sua natura in movimento. Forse perciò il termine gau è incluso nella famiglia di parole che hanno come radice il verbo gam, perché gam significa “andare”. Come il primo raggio di sole, suo antenato, la vacca era per natura in movimento, quindi doveva andare da qualche parte. Tuttavia dimenticò dove, e col tempo si stabilì la differenza tra il semplice andare e l’andare da qualche parte.”

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L’amore e gli stracci del tempo

Monday, November 16th, 2009

“Con l’arrivo di suo figlio aveva capito che noi siamo i nostri padri e le nostre madri che continuano a vivere in noi. Nelle nostre ossa sentiamo il richiamo della loro voce che attraversa la vita, e a volte anche la morte, e ci dice che non possiamo scappare da nessuna parte. Ci dice che tutte le strade sono chiuse dal momento che hai visto tuo figlio in faccia. E che esistono solo due tempi: il tempo della semina e quello della raccolta. E quando hai fatto queste due cose, il ciclo è finito. Allora cercherai con tutte le forze di fare l’unica cosa ancora possibile: trasferire i tuoi ricordi in colui che diventerà la tua memoria. […] Cercherai di trasmettere la tua nostalgia a tuo figlio, capendo che un giorno tu stesso sarai la sua nostalgia.”

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Il rumore dell’acqua

Tuesday, August 18th, 2009


Questo post è dedicato a mio padre, così come il romanzo è dedicato al padre dell’autore.

Ho comprato questo libro senza leggere la prima pagina come faccio sempre. Mi è piaciuto il titolo e il fatto che l’autore fosse un indiano residente in India e non, come spesso accade, negli Stati Uniti o a Londra. Ma quello che più mi ha convinto a comprarlo a scatola chiusa è stato leggere nella quarta di copertina che la storia era ambientata in una miniera.

Sono cresciuta con racconti sulle miniere, soprattutto di mio padre che da giovane medico aveva studiato le malattie polmonari dei minatori, facendo studi comparati tra i minatori in Sardegna e quelli in Belgio, che nella maggior parte dei casi sempre di minatori sardi si trattava… Ma anche di mia madre che lo accompagna in questi viaggi, mentre io e mio fratello venivamo felicemente affidati ai nonni in Sardegna dove potevamo vivere la nostra vita “brada” che tanto ci piaceva e che difficilmente riuscivamo poi a spiegare ai nostri amici a Roma. Mia madre mi raccontava delle mogli e delle case dei minatori dove veniva spesso invitata, mi raccontava dei centrini e delle tende e della perfezione delle loro case di emigrati in Belgio. E poi il fidanzato della nostra tata era minatore in Sardegna, ed eravamo sempre preoccupati che si ammalasse finché un giorno riuscì finalmente a tornare a fare il contadino.

Tutti i racconti avevano sempre un alone di tragedia, il tono di una minaccia incombente. Non sempre lo capivo ma lo avvertivo nelle parole e nell’impegno di mio padre. (more…)

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