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	<title>GlobalStories &#187; Sankar</title>
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	<description>recensioni di romanzi di scrittori non occidentali</description>
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		<title>Hotel Calcutta</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Feb 2010 08:15:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cristina</dc:creator>
				<category><![CDATA[India]]></category>
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		<category><![CDATA[lingua bengali]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;Hotel Calcutta è un romanzo imperdibile che fa rivivere la Calcutta luccicante, sofisticata e ipocrita degli anni Cinquanta, vista da dietro il bancone di un hotel (oppure in brevissimi viaggi-missioni, quasi sempre notturni) nelle sue pieghe più buie. E&#8217; imperdibile anche e soprattutto per il fascino dei tanti personaggi, così vivi che sembrano saltare fuori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Verdana;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><em>&#8220;Hotel Calcutta è un romanzo imperdibile che fa rivivere la Calcutta luccicante, sofisticata e ipocrita degli anni Cinquanta, vista da dietro il bancone di un hotel (oppure in brevissimi viaggi-missioni, quasi sempre notturni) nelle sue pieghe più buie. E&#8217; imperdibile anche e soprattutto per il fascino dei tanti personaggi, così vivi che sembrano saltare fuori dalle pagine, per poi rituffarcisi dentro con le loro occupazioni, paranoie e storie commoventi da seguire.“</em></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Verdana;">
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Verdana;"><span style="letter-spacing: 0.0px;">Così scrive <em>Silvia Merialdo</em> nel suo interessante blog <em><a href="http://indian-words.blogspot.com" target="_blank">Indian Words</a>.</em> Proprio su <em>Indian Words</em> potete trovare il link per vedere il film (con sottotitoli in inglese) tratto dal libro nel 1968. Ve lo consiglio.</span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Verdana; min-height: 15.0px;"><span id="more-48"></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Verdana;"><span style="letter-spacing: 0.0px;">L&#8217;ho finito ieri sera il romanzo e stasera mi dispiacerà andare a letto senza gli ospiti dell&#8217;hotel Calcutta, e soprattutto senza Shankar e Bose-da. Come scrive <em>Silvia</em> infatti <em>“le storie più affascinati sono quelle di chi nell&#8217;albergo ci lavora o, meglio, ci vive: il direttore Marco Polo, un orfano dal passato particolare, Rosie, la segretaria dalla pelle scura scappata e poi tornata, Natahari, il bramino che è finito a occuparsi delle federe dei cuscini e di come abbinarle al colore delle tende, Gomez, il musicista con la passione per Händel e Beethoven, e il sempre presente Bose-da, receptionist e mentore del nostro narratore.” </em></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Verdana; min-height: 15.0px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Verdana;"><span style="letter-spacing: 0.0px;">Da una parte l’<em>Hotel Calcutta </em>è un grande palcoscenico di storie incredibili e struggenti, che abbiamo potuto vedere attraverso gli occhi di <em>Shankar</em> affacciati al bancone della reception accanto a lui, o di notte seduti sulla terrazza a ascoltare le note struggenti del violino di Gomez. Dall’altra l’<em>Hotel Calcutta </em>è un luogo magico e potente dove avviene l’iniziazione del giovane <em>Shankar</em>, che alla fine potrà andarsene nel mondo e affrontare la sua vita<em>: “le innumerevoli stelle del cielo mi diedero speranza, mi diedero forza. Generoso e infinito, il tempo mi si parava davanti. Mi volsi per l’ultima volta a guardare la mia cara locanda: le instancabili luci dello Shahjahan continuavano a brillare. E io ripresi a camminare”. </em></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Verdana; min-height: 15.0px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><em> </em></span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Verdana;"><span style="letter-spacing: 0.0px;">Se volete saperne di più andate a leggere il post di Silvia Merialdo…</span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Verdana; min-height: 15.0px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Verdana;"><span style="letter-spacing: 0.0px;">Sankar, <em><a href="http://www.neripozza.it/collane_dett.php?id_coll=2&amp;id_lib=525" target="_blank">Hotel Calcutta</a></em>, Neri Pozza 2009, pp. 443. (Chowringhee, 1962, scritto in bengali). Traduzione dall’inglese di Norman Gobetti. </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Verdana; min-height: 15.0px;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"> </span></p>
<p style="margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Verdana;"><span style="letter-spacing: 0.0px;"><em>Sankar (Mani Shankar Mukherji)</em> è uno dei più grandi scrittori di lingua bengali. </span></p>
<div><span style="font-family: Verdana, 'Times New Roman', 'Bitstream Charter', Times, serif; font-size: small;"><span style="line-height: normal;"><br />
</span></span></div>
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