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	<title>GlobalStories &#187; Yasmina Khadra</title>
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	<description>recensioni di romanzi di scrittori non occidentali</description>
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		<title>L&#8217;attentatrice</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Jul 2008 15:25:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>cristina</dc:creator>
				<category><![CDATA[Algeria]]></category>
		<category><![CDATA[Yasmina Khadra]]></category>

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		<description><![CDATA[(ANSA) &#8211; BAGHDAD, 7 LUG &#8211; Almeno nove persone, tra cui diverse donne e bambini, sono morte e 12 altre sono rimaste ferite a Baquba da un&#8217;attentatrice suicida. La donna si e&#8217; fatta saltare in aria in un mercato popolare, secondo una fonte di polizia della provincia di Diyala, di cui Baquba e&#8217; il capoluogo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span style="font-size: 10pt; color: black; font-family: Verdana">(ANSA) &#8211; BAGHDAD, 7 LUG &#8211; Almeno nove persone, tra cui diverse donne e bambini, sono morte e 12 altre sono rimaste ferite a Baquba da un&#8217;attentatrice suicida. La donna si e&#8217; fatta saltare in aria in un mercato popolare, secondo una fonte di polizia della provincia di Diyala, di cui Baquba e&#8217; il capoluogo che ha precisato solo che l&#8217;attentato e&#8217; stato messo a segno nel quartiere di al Mafraq. Negli ultimi sei mesi sono almeno 16 le donne kamikaze che si sono fatte esplodere nella provincia di Diyala.</span><span style="font-size: 10pt; color: black; font-family: Verdana"> </span></strong></p>
<p><span style="font-size: 10pt; color: black; font-family: Verdana"><span id="more-28"></span></span><span style="font-size: 10pt; color: black; font-family: Verdana"><span style="font-size: 10pt; color: black; font-family: Verdana">Questa comunicazione dell’ANSA mi ha convinto a riprendere in mano <em>L’Attentarice</em> e a decidermi a scriverne in questo mio blog. </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana">È da mesi che voglio farlo, ma ogni volta mi fermo perché mi fa male anche solo rileggerne le parti che ho segnato. <em>L’attentatrice</em> infatti è un romanzo che fa male, che non offre via di scampo; il dolore di Amin, diventa il nostro, un dolore sordo che non ci abbandona neanche quando abbiamo finito di leggerlo.</span><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana"> </span></span><span style="font-size: 10pt; color: black; font-family: Verdana"> </span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; color: black; font-family: Verdana"></span><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana">Amin Jaafari è un noto chirurgo di Tel Aviv, un arabo israeliano, che si trova in ospedale nel bel mezzo di un attentato a un ristorante della zona, e dopo lunghe ore passate a soccorrere i feriti scopre che la terrorista kamikaze è sua moglie Sihem. Niente paura non vi sto togliendo il piacere della suspense, questo succede nelle prime pagine del libro, il resto è un’altra storia. È la storia della disperazione di Amin di fronte a qualcosa di ignoto e incomprensibile, della ricerca della verità, del tentativo di capire le ragioni di sua moglie, una donna moderna, ricca, indipendente che male combacia con l’icona di martire. </span><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana"> </span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana"></span><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana"><em><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana">“Jenin era la grande città della mia infanzia. […] Ormai è solo una città sinistrata, un’immensa rovina; non ha nulla da dire e ha l’aria insondabile come il sorriso dei martiri, i cui ritratti sono affissi a ogni angolo di strada. Sfigurata dalle innumerevoli incursioni dell’esercito israeliano, di volta in volta messa alla berlina e resuscitata per durare il piacere, giace nelle sue maledizioni, senza fiato e a corto d’incantesimi…”</span></em></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana"><em><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana"></span></em><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana">Più che la descrizione della città di Jenin questa mi sembra la descrizione della Palestina, <em>“terra prediletta da Dio, trasformata in un inestricabile immondezzaio dove i valori fondanti dell’Umanità marciscono a cielo aperto, l’incenso puzza come le promesse che ci rimangiamo e il fantasma dei profeti si copre il volto a ogni preghiera che si frange nel ticchettio delle culatte e nelle grida d’intimidazione.”</em></span><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana"> </span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana"></span></span><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana">Perdonatemi le lunghe citazioni, ma la tentazione è proprio quella di tacere e rimandarvi alle pagine del libro&#8230; pagine intense, bellissime.  </span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana">Non riesco a sopportare che una donna sia una kamikaze, che possa uccidere gente innocente. Ho provato a mettermi nei panni di Sihem, a sentire che non c’è più nessun innocente, che non c’è altra alternativa a questo atto tremendo se non aspettare la propria fine e quella degli amici, dei fratelli, dei figli, lentamente giorno dopo giorno; ho provato a immaginare di essere una madre palestinese che vede l’infanzia negata ai propri figli bambini. Ma nonostante tutto, non sono riuscita ad accettare l’idea di una donna kamikaze. </span></span><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana">Io dalle donne mi aspetto una soluzione, una possibilità di futuro anche quando sembra non essercene più. Non so voi.</span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana"><span></span></span></span><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana"><span></span>Yasmina Khadra, <em>L’attentatrice</em>, Piccola Biblioteca Oscar Mondadodori 2007, pp. 232 (<em>L’attentat</em>, Éditions Julliard, Paris, 2005).</span><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana"> </span></span></p>
<p><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana"></span></span><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana"></span><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana"><span style="font-size: 10pt; font-family: Verdana">Yasmina Khadra è lo pseudonimo di Mohammed Moulessehoul, fino al 1999 ufficiale dell’esercito algerino. Attualmente vive in Francia.</span></span></span></p>
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