Questo è un blog dove parlo dei libri che leggo. E siccome in questi anni leggo soprattutto romanzi di scrittori non occidentali, sarà un blog su romanzi non occidentali. Sono partita un po’ di anni fa leggendo gli scrittori giapponesi, poi sono arrivata in India, Pakistan e dintorni, con qualche viaggio in Israele, Nord e Sud Africa, passando per la Cina. Leggere romanzi ambientati in paesi non occidentali è un po’ come viaggiare in quei paesi, così come quando ero più giovane e leggevo i classici del ‘700 e del ‘800 mi sembrava di viaggiare nel passato.

Il canto delle spose

Il canto delle spose di Karin Albou non è un romanzo ma un film. E questa non è una recensione ma solo il consiglio di andare a vederlo.

Vado poco al cinema, perché è difficile che un film mi emozioni, ma le poche volte che ci vado è per vedere qualcosa che parla di “altri mondi”. Solo allora quando esco al cinema penso che ne sia valsa la pena. Non sempre, ovviamente, per es. The Millionaire di Danny Boyle non mi è piaciuto per niente, mi sembrava un film di Spielberg.

Il canto delle spose è una storia bellissima, come sono bellissime la fotografia e le luci. Insomma se potete andate a vederlo.

Add comment | December 28th, 2009

Il dono della dea

“Gau in sanscrito significa “vacca”. Lo stesso termine indica il primo raggio di sole, considerato il figlio maggiore dell’alba. La luce è per sua natura in movimento. Forse perciò il termine gau è incluso nella famiglia di parole che hanno come radice il verbo gam, perché gam significa “andare”. Come il primo raggio di sole, suo antenato, la vacca era per natura in movimento, quindi doveva andare da qualche parte. Tuttavia dimenticò dove, e col tempo si stabilì la differenza tra il semplice andare e l’andare da qualche parte.”

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1 comment | December 22nd, 2009

L’amore e gli stracci del tempo

“Con l’arrivo di suo figlio aveva capito che noi siamo i nostri padri e le nostre madri che continuano a vivere in noi. Nelle nostre ossa sentiamo il richiamo della loro voce che attraversa la vita, e a volte anche la morte, e ci dice che non possiamo scappare da nessuna parte. Ci dice che tutte le strade sono chiuse dal momento che hai visto tuo figlio in faccia. E che esistono solo due tempi: il tempo della semina e quello della raccolta. E quando hai fatto queste due cose, il ciclo è finito. Allora cercherai con tutte le forze di fare l’unica cosa ancora possibile: trasferire i tuoi ricordi in colui che diventerà la tua memoria. […] Cercherai di trasmettere la tua nostalgia a tuo figlio, capendo che un giorno tu stesso sarai la sua nostalgia.”

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3 comments | November 16th, 2009

Il rumore dell’acqua


Questo post è dedicato a mio padre, così come il romanzo è dedicato al padre dell’autore.

Ho comprato questo libro senza leggere la prima pagina come faccio sempre. Mi è piaciuto il titolo e il fatto che l’autore fosse un indiano residente in India e non, come spesso accade, negli Stati Uniti o a Londra. Ma quello che più mi ha convinto a comprarlo a scatola chiusa è stato leggere nella quarta di copertina che la storia era ambientata in una miniera.

Sono cresciuta con racconti sulle miniere, soprattutto di mio padre che da giovane medico aveva studiato le malattie polmonari dei minatori, facendo studi comparati tra i minatori in Sardegna e quelli in Belgio, che nella maggior parte dei casi sempre di minatori sardi si trattava… Ma anche di mia madre che lo accompagna in questi viaggi, mentre io e mio fratello venivamo felicemente affidati ai nonni in Sardegna dove potevamo vivere la nostra vita “brada” che tanto ci piaceva e che difficilmente riuscivamo poi a spiegare ai nostri amici a Roma. Mia madre mi raccontava delle mogli e delle case dei minatori dove veniva spesso invitata, mi raccontava dei centrini e delle tende e della perfezione delle loro case di emigrati in Belgio. E poi il fidanzato della nostra tata era minatore in Sardegna, ed eravamo sempre preoccupati che si ammalasse finché un giorno riuscì finalmente a tornare a fare il contadino.

Tutti i racconti avevano sempre un alone di tragedia, il tono di una minaccia incombente. Non sempre lo capivo ma lo avvertivo nelle parole e nell’impegno di mio padre. (more…)

4 comments | August 18th, 2009

Il meccanico delle rose

Nell’intervista sul sito della Einaudi Hamid Ziarati parlando della struttura del suo romanzo dice: “Avevo chiare in mente tutte le vicende del protagonista del romanzo e degli altri personaggi secondari che lo avrebbero affiancato lungo la sua saga. Ho capito che volevo raccontare la storia di un uomo qualunque, un protagonista invisibile, un eroe solo per chi l’ha sfiorato e l’ha creduto tale, senza però aver mai potuto addentrarsi nei suoi più intimi segreti, nella sua mente, nei suoi pensieri; così come succede per la vita di chiunque. E se non potevano farlo i personaggi secondari che l’avevano conosciuto così da vicino, non avrei potuto farlo neanch’io. Quindi ecco che la struttura ha preso forma da sé: doveva essere contemporaneamente un padre e una madre, un cugino e un amico, un marito e una moglie, un amante e un fedele, e perché no? anche un vigliacco. Un protagonista, come lo sono tutti gli altri personaggi, solo di passaggio.”

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Add comment | July 7th, 2009

La svergognata. Diario di una donna palestinese


“Prendere una decisione non è tanto facile. All’inizio c’è uno slancio appassionato verso quello che abbiamo in testa, poi il rifiuto. Paura, confusione, mancanza di fiducia. Le donne che riescono nella vita sono sempre illogiche e riescono ad andare al di là della realtà [...]. Io, invece, non smetto di sognare. La terra rossa, le pietre bianche. La brezza, un cielo blu e la terra del mio paese. E presi a cullare la terra del mio paese.”

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Add comment | May 26th, 2009

Chador

“Montagne nude, tutte sconsolatamente uguali, colline basse sempre più incolori, dune di sabbia livellate dal vento, il sole impolverato che infuocava con la stessa indifferenza ogni luogo visto fino a quel momento. Nonostante tutto ciò, Akbar sentiva d’essere vicino al suo paese: mancava poco al confine. Lo avvertiva non dai segni riconosciuti lungo la strada, ma dal riemergere di ricordi profondamente nascosti nel suo cuore, dei quali aveva smarrito persino le tracce.”

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1 comment | May 6th, 2009

La casa della moschea

“Alef Lam Mim. C’era una volta una casa, una casa antica, che si chiamava ‘la casa della moschea’. Era una grande casa, con trentacinque stanze. Lì, per secoli, famiglie dello stesso sangue avevano vissuto al servizio della moschea. Ogni stanza aveva una funzione e un nome corrispondente a quella funzione, come la stanza della cupola, la stanza dell’oppio, la stanza dei racconti, la stanza dei tappeti, la stanza dei malati, la stanza delle nonne, la biblioteca e la stanza del corvo. La casa sorgeva dietro la moschea, addossata al suo muro. In un angolo del cortile una scala di pietra portava al tetto piatto, dal quale si poteva raggiungere la moschea. e al centro del cortile c’era una howz, una vasca esagonale dove gli abitanti della casa si lavavano le mani e il viso prima della preghiera.” (more…)

3 comments | April 2nd, 2009

Le nigeriane

“Le strade di Lagos erano piene di buche e crepe, ed erano quasi impossibili da percorrere. Eppure la città era un unico grande ingorgo: enormi jeep con l’aria condizionata che avanzavano una attaccata all’altra, e catorci che cadevano a pezzi e funzionavano per miracolo, e sputavano fuori nuvole di fumo nero dalle marmitte rotte, inquinando l’aria tanto da creare una cappa scura che incombeva costantemente sulla città”.

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4 comments | February 23rd, 2009

Neve sottile


Saranno più di 10 anni che non leggo un romanzo giapponese, con qualche rara eccezione. C’è stato un lungo periodo, al ritorno da un viaggio di lavoro di quasi 3 mesi in Giappone, nel 1986, in cui ho letto solo scrittori giapponesi. Tanizaki, Arishima, Kawabata, Natsume, Mishima, Akutagawa, solo per citarne alcuni. A un certo punto ho cominciato a soffocare, mi sembrava di leggere un unico infinito romanzo, e così ho smesso.

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3 comments | January 26th, 2009

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